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A gennaio la resa dei conti… o del Conte

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è volato a Bruxelles per il consiglio europeo. Sperava di avere con se il piano pronto da presentare ai colleghi dell’Ue sulla gestione delle risorse che arriveranno ma dovrà svicolare, magari spostando tutta l’attenzione sul via libera del Parlamento strappato ieri dopo giorni e giorni di polemiche anche all’interno della maggioranza. Per chi frequenta da tempo i Palazzi della politica quanto si è visto ieri alla Camera e al Senato ha un significato preciso: la partita non è chiusa, a gennaio ci sarà la resa dei conti. Al momento, di sicuro tra il premier e l’Italia Viva di Matteo Renzi, ma anche il Pd ormai si sta trasformando in una pentola a pressione pronta allo scoppio.

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“Questi litigano, chi da una parte e chi dall’altra, e noi Dem dobbiamo sempre rimettere a posto i cocci loro… fino a quando? Chiaro che così non si va da nessuna parte” risponde un esponente di fede ‘zingarettiana’. Il premier, al di là del risultato che ha portato a casa, oggi è più debole, la sua debolezza d’altra parte è proprio scritta nei numeri che sono apparsi ieri sui tabelloni al momento del voto. Alla Camera la risoluzione, votata per parti separate, ha preso al massimo 304 voti, al di sotto della maggioranza quindi. Al Senato, in qualche modo, è andata ancora peggio. Perché alla fine i favorevoli sono stati 156 (sotto la maggioranza di 161), i contrari 129. Ecco, se fossero mancati i 18 voti dei senatori ‘renziani’ ieri Conte sarebbe stato costretto alle dimissioni. Ma sentendo tutte le voci, risulta chiaro che a gennaio, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, ci sarà la resa dei conti… o del premier Conte.

Anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che i suoi definiscono assai stufo della situazione di stallo, oggi ha mandato due messaggi, chiari e forti: il primo ai ‘guastatori’ interni alla compagine governativa: “Esigiamo rispetto, e non partecipiamo ad alcuna presunta competizione all’interno della maggioranza, che ci dovrebbe vedere schierati da una parte o dall’altra”. L’altro che sembra più indirizzato al premier: “Ascoltare le osservazioni di merito – dice Zingaretti- non è una perdita di tempo. Ricomporre le differenze per continuare degnamente a guidare il paese non è una perdita di tempo”. La situazione è in divenire, ma come diceva il grande Stanislaw Jerzy Lec: “Si muove! Ma in che direzione?“. Il problema è tutto qui.

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