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Assolto per delirio di gelosia… ‘Non in mio nome’

giustizia tribunale
Siamo messi peggio del delitto d’onore, che era un’attenuante: qui si inventano diagnosi per coprire l’assassino
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ROMA   – Una sincronia tragica quella che si è consumata nella giornata di ieri. I giudici della Corte d’Appello di Catanzaro dovevano esprimersi sul caso Manduca e il risarcimento chiesto indietro dallo Stato agli orfani e proprio ieri la Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha derubricato un femminicidio in un effetto collaterale da malattia mentale. Ha assolto infatti Antonio Gozzini, un femminicida di 80 anni, che un anno fa accoltellò a morte, nel sonno, la moglie. Per lui il Pm aveva chiesto l’ergastolo. L’assassino è stato assolto per un vizio di mente totale e la patologia psichiatrica è l’inedito “delirio di gelosia”. L’avvocato Andrea Coffari, impegnato al fianco di tante madri che hanno subito violenza insieme ai loro figli, sulla sua pagina Fb ha scritto: “Io non voglio leggere le motivazioni, voglio leggere la perizia e sapere chi l’ha scritta”. Perchè da troppo tempo, bene che tutti lo sappiano, in tribunale la giustizia è amministrata da psicologi e sedicenti affini, esperti di psicologia giuridica, inventori di diagnosi bizzarre, funzionali a giustificare la crudeltà e chi la compie. Ora siamo messi peggio del delitto d’onore che era un’attenuante, qui si inventano diagnosi per coprire l’assassino che poi, dall’alto dei suoi 80 anni, impietosirà pure qualcuno. Per rendere il quadro ancor più strappalacrime pare che l’uomo fosse depresso da anni. Deve funzionare così evidentemente…. Se sei depresso puoi uccidere: tua moglie, la tua compagna, i tuoi figli e se poi non ti uccidi, in tribunale ti prendi una pacca sulla spalla, perché sei malato. Invece no … un assassino è un assassino e questa assoluzione crudele e pericolosa non è e non sarà mai ‘In mio nome’. 

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