Osservatorio Ictus Italia, arriva il manifesto contro i servizi disomogenei

Parla l'esperta: ecco i 10 consigli per prevenire l'ictus cerebrale
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ROMA – Gravi disomogeneità nei servizi sanitari sul territorio. Chi viene colpito da ictus cerebrale deve avere la fortuna di trovarsi nel posto giusto per ricevere l’assistenza adeguata. E’ l’allarme lanciato oggi in conferenza alla Camera durante la presentazione del Manifesto sociale dell’Osservatorio Ictus Italia.

Un unico obiettivo: richiamare l’attenzione delle Istituzioni sul lavoro ancora da fare, con la necessità di far collaborare Istituzioni, cittadini e società scientifiche. Nel Manifesto Sociale sono evidenziate dieci azioni concrete, un call to action in 10 punti che si rifanno ad alcune indicazioni con le quali nel 2017 la Commissione Affari Sociali Camera impegnava il governo ad operare con la Risoluzione sulla prevenzione e diagnosi dell’ictus cerebrale.

La malattia è la terza causa di morte in Italia, la prima per invalidità e la seconda per la causa di stati di demenza con perdita di autosufficienza. Nel nostro Paese, si manifesta in circa 120mila nuovi casi ogni anno, un terzo dei quali genera decessi entro un anno mentre, in un terzo dei casi, produce forme invalidanti di diversa gravità. L’incidenza aumenta con l’età e i casi, su base annua, sono in progressivo aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione.

La maggior incidenza si registra nei pazienti over65 che, in Italia, sono quasi il 20% della popolazione. Il quadro è ancora più preoccupante se si considera che, nella popolazione over85, l’incidenza sale al 20-35%.

BOLDI (LEGA): LAMPANTI DIFFERENZE TERRITORIALI SU SERVIZI ICTUS

Un manifesto scritto “insieme, da associazioni di pazienti, società scientifiche e Intergruppo parlamentare delle malattie cardiocerebrovascolari”, con l’obiettivo di disegnare il ruolo “della politica rispetto ai pazienti colpiti da ictus”. La deputata della Lega Rossana Boldi spiega così alla DIRE il Manifesto sociale dell’Osservatorio Ictus Italia presentato oggi alla Camera.

Boldi preferisce parlare di quella “che dovrebbe essere la prevenzione, la cura e l’assistenza post ictus”, terza causa di morte in Italia. “Chi non muore rimane con strascichi motori e cerebrali che danno gravissimi problemi e che rappresentano un forte problema sociosanitario e di spesa”.

Emergono le differenze territoriali nei servizi. “Purtroppo è lampante, sotto gli occhi di tutti, l’80% delle unità di terapia si trova Nord, al Sud c’è molto poco. Le differenze vanno colmate- termina- per una questione di equità nei confronti dei pazienti”.

L’ESPERTA: ECCO 10 AZIONI CONTRO ICTUS CEREBRALE

Una call to action, dieci azioni da compiere per combattere l’ictus cerebrale, terza causa di morte in Italia. In occasione della presentazione del Manifesto sociale dell’Osservatorio Ictus Italia, gli esperti evidenziano le necessità dei malati. Tra le priorità: inserimento dell’ictus cerebrale nei piani sanitari regionali, messa a punto di percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali mirati, incentivo all’uso di terapie e dispositivi medici di nuova generazione. Queste le misure da adottare spiegate alla DIRE da Valeria Caso, past president dell’European Stroke Organisation.
“Dobbiamo dividere in fase acuta l’accesso alle stroke unit- suggerisce Caso abbiamo diversi punti e molti esperti di ictus. Poi c’è la prevenzione secondaria: una volta avuto l’evento, se c’è una fibrillazione atriale, allora tutti devono avere accesso alla terapia”. Inoltre bisogna implementare le nuova unità cardiovascolari, ove assenti, predisponendo idonei piani di riabilitazione, “una fase molto importante visto che si vive con l’ictus tutta la vita”. Infine la prevenzione primaria, “perchè uno stile di vita sano aiuta ad evitare di avere un ictus in futuro”, conclude Caso.

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