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Pace, Carpanelli (Unione Etiope): “Nobel ad Abiy orgoglio africano”

Intervista a Aster Carpanelli, presidente dell'Unione etiopica a Roma, nel giorno della consegna del Premio Nobel per la pace al presidente etiope Abiy. Di Laura Ghiandoni
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ROMA – “Questa del nostro primo ministro Abiy Ahmed è una vittoria bellissima per noi etiopi ma anche una grande notizia per gli africani di tutto il continente”: Aster Carpanelli, presidente dell’Unione etiopica a Roma, parla con l’agenzia Dire nel giorno della consegna a Oslo del Premio Nobel per la pace.

Nell’intervista si evidenziano l’importanza del riconoscimento ma anche le difficoltà che l’Etiopia sta vivendo negli ultimi mesi.

“Il premier affronta problemi che hanno radici ultratrentennali, economici, sociali, politici, ma non ha responsabilità per quello che sta accadendo” dice Carpanelli. “La situazione è complicata, ma non può essere considerato il colpevole di ciò che è accaduto nei mesi scorsi dopo il Premio”. Il riferimento è anzitutto alle proteste culminate nell’uccisione di 86 persone alle porte di Addis Abeba.

”Alcuni attivisti politici stanno gettando benzina sul fuoco utilizzando i social network” dice la presidente. “Abiy Ahmed potrebbe lavorare un po’ di più sulla questione della sicurezza. Prendere adeguate misure, senza incarcerarli, ma dovrebbe mostrare agli etiopi che nel sistema democratico chi sbaglia paga”.

Carpanelli, che è anche artista e docente di lingua amarica, continua: ”Jawar Mohammed, un attivista politico di etnia oromo che viaggia tra l’America e l’Etiopia finanziandosi anche attraverso Facebook, ha scritto in un post che il governo togliendogli le guardie del corpo pianificava un attacco alla sua persona. Le proteste hanno coinvolto una parte degli oromo tradizionalisti, che si sono scagliati contro le altre etnie”.

Rispetto ai cambiamenti favoriti dal premier, in carica dall’aprile 2018, l’attivista aggiunge: ”In Etiopia ora c’è più democrazia, per i giornalisti e gli attivisti politici. Abiy ha invitato a tornare i gruppi di opposizione che vivevano all’estero e moltissimi politici in effetti sono tornati”.

In riferimento alle nomine di donne in ruoli chiave, compresa la presidenza della Repubblica, Carpanelli si sofferma sui passi compiuti dal premier: ”Ha dato importanza alle donne, al ruolo delle donne in Etiopia, è stato molto positivo”.

Gli ultimi accenni sono per la riconciliazione avviata con l’Eritrea dopo 20 anni di conflitto e tensioni, un processo centrale per l’assegnazione del Nobel, e all’evoluzione del quadro politico interno.

“Ora si può manifestare e moltissimi partiti nuovi si sono formati” dice Carpanelli. “Nel 2020 ci saranno le elezioni: speriamo siano democratiche e pacifiche”.

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