BOLOGNA – Un eco-museo dedicato all’impatto umano sulla natura e per ricordare, ri-leggere e riflettere sulle alluvioni che hanno mandato sott’acqua Bologna: se lo sono inventati e lo hanno aperto per un giorno gli scout del gruppo Bologna 13 dell’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani), ieri nei locali dell’oratorio della parrocchia di San Bartolomeo della Beverara. Una dozzina di ragazzi e ragazze tra i 17 e i 21 anni. La scorsa estate hanno partecipato ad una iniziativa di pulizia ambientale nel quartiere di Danisinni a Palermo, poi hanno replicato in zona Navile a Bologna; nel ‘mezzo’ sono andati a guardare da vicino gli effetti dell’alluvione nel territorio di Botteghino di Zocca, fuori Bologna, e dalle parti di via Andrea Costa a due passi dal centro della città: due delle aree più colpite dai danni dell’acqua e del fango. E hanno intervistato in video chi l’alluvione l’ha vista in diretta; anche il fratello di Simone, il giovane rimasto ucciso a Botteghino. Quindi hanno rielaborato tutto, e ieri hanno aperto il loro eco-museo: “Il clima del futuro dipende dalle scelte di oggi”, c’era scritto sullo striscione che ha accolto i visitatori.












Al piano terra dell’eco-museo, a ciclo continuo, venivano proiettati i video girati nei giorni dell’alluvione: quartieri allagati e soccorsi; alle pareti, cartelloni auto-prodotti sulle cause dell’evento, sul cambiamento climatico, sul consumo di suolo, le scelte e la responsabilità della politica. A disposizione dei curiosi anche degli articoli di stampa da ‘pescare’ in una busta per approfondire. Dal soffitto della sala hanno fatto pendere fotografie tra cui destreggiarsi prima di avvicinarsi ai pannelli.
L’eco-museo si è arricchito con i lavori di un fotografo che ha visto distrutte e deformate dal fango le sue diapositive ma ne ha fatti comunque dei ‘quadretti’ simbolici con uniche spiegazioni le etimologie di parole come “rabbia” o “accettazione”. Lì vicino una ‘installazione’ con gli attrezzi del mestiere di chi dopo la pioggia si rimboccò le maniche per spalare fango: stivali, guanti, pala… Tra dramma e riscossa. Al secondo piano, invece, le video-interviste: ad un panettiere, ad un tabaccaio, una capo scout, un residente di Botteghino; per raccogliere i racconti delle emozioni durante l’alluvione, ri-ascoltare quale fosse la priorità in quei momenti (“Salvarmi”, si sente più di una volta). “C’erano 60 centimetri di fango davanti all’ingresso- racconta un negoziante di via Andrea Costa- due ragazze sono arrivate e ci hanno chiesto se avessimo bisogno di aiuto. Abbiamo detto loro che il nostro locale era sommerso… Senza dirci nulla sono andate e tornate con una fiumana di giovani che, quasi senza attrezzi, si sono inventati come cominciare a spalare via il fango, senza guanti, eppure ridevano e scherzavano”.
Perché tutto questo? “Abbiamo dedicato l’anno all’impatto dell’essere umano sugli ecosistemi che abita. La mostra rappresenta la fine di questo percorso: crediamo che affronti un tema molto importante- racconta ‘Cerro’, uno dei ragazzi- e l’alluvione qui ha impattato tanto. C’è quindi chi ha fatto ricerche online per avere dati e altri sono andati sul territorio a intervistare chi l’ha vissuta in prima persona”; l’eco-museo serve per “sensibilizzare la comunità del nostro quartiere e dare più strumenti alle persone per ragionarci sopra e capire e rielaborare meglio quello che è successo”.
INAUGURATO IL GIARDINO DELLA VITA
Intanto, ieri in Val di Zeona è stato inaugurato il Giardino della Vita Ant, dedicato a Simone Farinelli, il giovane di 20 anni morto un anno fa a fine ottobre dopo essere stato travolto da un’ondata del Rio Caurinzano a Botteghino di Zocca, nel bolognese: era in auto con il fratello Andrea, che è riuscito a uscire dal veicolo, ma Simone non ce l’ha fatto. In una nota del Comitato Val di Zena si legge: “Il Giardino della Vita, dedicato a Simone, vuole essere non solo un luogo della memoria, ma anche un monito e un simbolo di speranza per quanti sono stati coinvolti in quei tragici eventi. Nel giardino sono stati piantati cinque cipressi resistenti al cancro, alberi scelti come emblema di forza e continuità”.
All’evento hanno partecipato circa un centinaio di persone, tra cui numerose autorità: c’erano i sindaci Luca Vecchiettini di Pianoro e Marilena Pillati di San Lazzaro, il Capo di Gabinetto della Città Metropolitana Stefano Mazzatti, il Consigliere Regionale Marco Mastacchi, la Presidente della Fondazione ANT Raffaella Pannutti, diversi assessori del Comune di Pianoro e, naturalmente, la famiglia di Simone.
“La loro presenza ci ha profondamente commosso e riempito di gratitudine. È stato un momento toccante, carico di emozione e significato per tutti i presenti. Negli ultimi due anni, il territorio bolognese e tutta la Romagna sono stati duramente colpiti da numerose alluvioni che hanno travolto case, ricordi e comunità, lasciando segni profondi. Questo spazio rappresenta un simbolo di riflessione, di ricordo e, soprattutto, di resilienza: un segno dell’attaccamento al territorio e della volontà collettiva di andare avanti. La comunità della Val di Zena non si arrende. Desideriamo che la nostra valle possa rinascere, essere messa in sicurezza e tornare a essere vissuta serenamente, senza paura ma con fiducia e amore per la nostra terra”.
LE FOTO:












