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Dodici Ong scrivono ad Al-Sisi: “Basta arresti, protestare è un diritto”

Dopo l'annuncio di una manifestazione per l'11 novembre in concomitanza con la Cop27 e per denunciare una riforma monetaria che ha fatto impennare i prezzi, già 280 persone sono finite in manette

Pubblicato:10-11-2022 13:31
Ultimo aggiornamento:10-11-2022 13:32

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ROMA – In Egitto, con l’avvicinarsi dell’11 novembre, data in cui è prevista una manifestazione di protesta contro il governo, le autorità starebbero aumentando gli arresti. Lo denunciano dodici associazioni per i diritti umani tra cui EgyptWide, che in questi giorni sta monitorando i casi di persone ammanettate per il loro attivismo sociale o politico, o persino per “semplici post su Facebook” in cui si esprime adesione o sostegno alle istanze di una protesta che, se avrà luogo, si terrà in concomitanza con i lavori della Cop27, in corso fino al 18 a Sharm El-Sheikh.

Alla Dire il presidente dell’associazione italo-egiziana, Sayed Nasr dichiara: “stiamo seguendo quasi 280 arresti”. Per arginare l’evento di protesta, che creerebbe imbarazzo al governo del presidente Abdelfattah Al-Sisi, “sono scattate anche misure di sicurezza eccezionali” continua Nasr. “Ad esempio, la polizia può chiedere alle persone per strada di consegnare smartphone o i computer portatili per controllare le attività sui social oppure i loro file. Varie persone sono state arrestate perché sono stati trovati post o like ai post che avevano a che fare con la mobilitazione dell’11 novembre“.

Sul tema, EgyptWide ha aderito a un comunicato pubblicato in queste ore da una dozzina di associazioni per i diritti umani e istituti di ricerca tra cui il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs), in cui “si condanna la repressione del governo egiziano in occasione della Conferenza Cop27 sui cambiamenti climatici. Decine di cittadini pacifici in diversi governatorati sono stati arrestati e altre misure repressive eccezionali sono state adottate sullo sfondo degli appelli a manifestare venerdì 11 novembre”.


IN CARCERE UN AVVOCATO CHE SEGUE I DETENUTI POLITICI

Tra gli arrestati figura anche l’avvocato Ahmed Nazir Al-Helw. Ne parla la testata indipendente Mada Masr, citando quanto hanno raccontato i familiari: a casa del legale, al Cairo, martedì si sono presentati degli agenti che tra le altre cose avrebbero dichiarato “facciamo in fretta, ne abbiamo altri 70 da arrestare”. Di Al-Helw si è poi persa traccia per 24 ore. Solo il giorno dopo l’arresto il suo legale, Khaled Ali, ha saputo che il cuo cliente era stato portato davanti a un giudice per rispondere delle accuse. A Mada Masr Ali ha dichiarato: “Al-Helw lavora principalmente per persone incarcerate per reati politici, partecipando alle indagini e alle sessioni per il rinnovo della detenzione davanti alla Procura della Sicurezza. Alcuni dei suoi clienti appartengono ai Fratelli Musulmani“, il partito inviso all’esecutivo del generale Al-Sisi, accusato di aver rovesciato il presidente eletto con la fratellanza, Mohammed Morsi, nel 2013, per poi sciogliere il movimento politico. Diversi esponenti negli anni sono stati incarcerati.

LA MANOVRA SULLA STERLINA HA FATTO SCHIZZARE I PREZZI

La mobilitazione di venerdì 11 novembre, di cui ancora non si conoscono gli organizzatori, è stata convocata per protestare contro la decisione del governo di liberalizzare il tasso di cambio della sterlina egiziana. Con questa mossa il Cairo punta a superare la crisi attirando investimenti stranieri, tuttavia nell’immediato ciò ha causato il crollo della moneta rispetto al dollaro e quindi l’aumento dell’inflazione e del prezzo dei beni.

inoltre, la marcia richiama la manifestazione dell’11 novembre 2019, a cui parteciparono migliaia di persone. Convocata dall’oppositore in esilio Mohammad Ali contro il governo, la protesta ricordò la forte mobilitazione popolare del 2011, che invocava democrazia e riforme economiche efficaci, e che portò alla fine del governo di Hosni Mubarak. Ali venne accusato di appartenere alla Fratellanza musulmana mentre attivisti e manifestanti furono colpiti da un’ondata di arresti che pose fine all’iniziativa.

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