Incontinenza e dolore durante la penetrazione non sono più un tabù

SPECIALE DONNE E SALUTE | Quali sono i disturbi più comuni e le soluzioni? Risponde Elia Bassini, presidente del GIS di Fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico che fa parte dell'Associazione Italiana Fisioterapisti (Aifi)
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ROMA – Incontinenza urinaria e fecale, dolore durante i rapporti sessuali, difficoltà a fare movimenti semplici ed anche attività sportive sono disturbi non così infrequenti che affliggono tanto il genere femminile quanto quello maschile e che afferiscono al pavimento pelvico, la struttura muscolare che chiude il bacino. Spesso è difficile affrontare l’argomento, che costituisce un vero e proprio tabù spingendo le persone a vivere in solitudine questi problemi molto invalidanti. Un tempo l’unico approccio era chirurgico, oggi quello conservativo è la prima scelta. L’agenzia di stampa Dire ha chiesto quali sono i disturbi più comuni e le soluzioni oggi messe in campo, grazie a specifiche sedute di riabilitazione, alla dottoressa Elia Bassini, presidente del GIS di Fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico che fa parte dell’Associazione Italiana Fisioterapisti (Aifi).

– Che cosa è il pavimento pelvico e quali sono i disturbi più comuni che affliggono questa area?

“Il pavimento pelvico è la struttura muscolare che chiude il bacino al livello inferiore, va dal pube al coccige e che sostiene gli organi pelvici. La contrazione di questa struttura è responsabile di quella che è la continenza urinaria, di quella fecale volontaria e in più partecipa anche all’attività sessuale. E’ importante possedere un pavimento pelvico sano perché come già anticipato è la struttura che va a sostenere gli organi pelvici. Perciò un pavimento pelvico tonico ci permette di sostenere gli organi e prevenire la formazione del prolasso degli organi pelvici, un disturbo che è molto frequente soprattutto dopo il parto e nella menopausa. Ci sono sintomi che possono essere presenti in determinate fasi dell’età della donna che possono essere rappresentate dall’incontinenza urinaria e fecale. La prima può essere legata al momento post parto e può risolversi spontaneamente per poi peggiorare nella menopausa. E’ importante curare attraverso la riabilitazione ma un passo strategico è la prevenzione in età più giovane o anche prima del parto. Inoltre il pavimento pelvico si associa in particolar modo alle donne, ma in realtà è una struttura muscolare che posseggono anche gli uomini che però hanno meno fattori di rischio. Questo stato di cose porta ad avere una sintomatologia meno frequente rispetto al genere femminile ma in ogni caso anche gli uomini possono soffrire di incontinenza urinaria a seguito ad esempio di una prostatectomia radicale. Dunque la prevenzione del pavimento pelvico fa parte del benessere tanto della donna quanto dell’uomo”.

– Quando serve allenare il pavimento pelvico con sedute di riabilitazione, ci sono dei sintomi che devono spingere il paziente a recarsi da uno specialista? E quali sono le figure in gioco in questo percorso?

“Allenare il pavimento pelvico non è proprio il termine giusto perché questo termine fa pensare piuttosto al ‘rinforzo’. E’ corretto associarlo quando sussiste una disfunzione correlata all’ipotonia quindi alla debolezza del pavimento pelvico che provoca l’incontinenza o quando c’è la presenza del prolasso degli organi pelvici. In questo caso certamente andremo a rinforzare il pavimento pelvico perché solo così, con la sua contrazione è possibile riuscire a chiudere quelle che sono le cavità vaginali, dell’uretra ossia il condotto da cui esce l’urina e la cavità anale. Ci sono poi delle situazioni che sono correlate all’iperattività del pavimento pelvico, faccio riferimento ai casi di ipertonia come la dispareunia ossia il dolore alla penetrazione durante i rapporti sessuali o la sindrome da defecazione ostruita che spesso è la più diffusa tra le stipsi in particolar modo nella popolazione femminile. Le figure che entrano in gioco in questo percorso sono naturalmente il fisioterapista che si occupa tanto della riabilitazione femminile che maschile insieme all’urologo, al ginecologo, al proctologo, all’infermiere e all’ostetrica”.

– Il 22 ottobre di quest’anno è stato formalizzato il passaggio da NIS a GIS di Fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico di cui lei è presidente. Può spiegare a chi ci segue l’importanza di questo atto e gli obiettivi che perseguite?

“Prima eravamo un NIS quindi un Network di interesse specialistico con il passaggio a GIS sia diventati un Gruppo di interesse specialistico con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere la cultura nell’ambito della riabilitazione del pavimento pelvico. Il nostro lavoro non è indirizzato solo ai soci ma è rivolto alla popolazione generale al fine di attivare una conoscenza di questo settore. Uno dei focus, essendo il GIS parte di AIFI e quindi dell’ATS ossia dell’Associazione tecnico-scientifica, è quello di promuovere la formazione, la ricerca e le buone pratiche cliniche in questo ambito. Per questo da subito abbiamo sposato la mission dell’ATS e abbiamo attivato dei gruppi di lavoro insieme ad altri GIS. Uno dei gruppi con i quali abbiamo deciso di collaborare è il GIS Sport per andare a formulare le linee guida sulle disfunzioni del pavimento pelvico nelle atlete e negli atleti”.

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10 Novembre 2020
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