A Bologna monta protesta: “Ora Mihajlovic si dissoci da crimini di guerra”

Oltre cento firme in un appello per chiedere che l'allenatore rossoblù, cittadino onorario di Bologna, prenda pubblicamente distanza da personaggi colpevoli di crimini nella guerra dei Balcani
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BOLOGNA – Dopo le bordate della consigliera comunale Amelia Frascaroli, a Bologna si riaccende il dibattito sulle esternazioni dell’allenatore rossoblu Sinisa Mihajlovic e la decisione di conferirgli la cittadinanza onoraria: stavolta con un tuffo nel passato, perchè sotto i riflettori tornano le dichiarazioni del mister serbo sulla guerra nei Balcani. È su queste che si concentra una lettera aperta consegnata nei giorni scorsi a Mihajlovic, così annunciano i promotori, per invitarlo a “dissociarsi con chiarezza, pur a distanza di tempo, dai criminali che commisero azioni di genocidio verso civili inermi, così come riconosciuto dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia dell’Aja”.

In calce all’appello compaiono oltre cento adesioni, che comprendono anche diversi nomi noti della politica, della cultura e dell’associazionismo dell’Emilia-Romagna e non solo, tra i quali: i consiglieri regionali Andrea Costa (Pd) e Silvia Zamboni (Verdi); don Luigi Ciotti e l’articolazione regionale di Libera; Fabio Anselmo, l’avvocato dei casi Cucchi e Aldrovandi; il regista Paolo Billi e il musicista Massimo Zamboni; Roberto Morgantini, animatore delle Cucine popolari di Bologna; gli ex sottosegretari Franco Corleone e Roberto Reggi; Davide Drei, ex sindaco di Forlì; Roberto Cavalieri, Garante dei detenuti di Parma; gli ex assessori regionali Gianluca Borghi (insieme ad altri soci di Adottando Bologna, onlus impegnata nelle adozioni a distanza in Bosnia Erzegovina), Carlo Lusenti, Massimo Mezzetti e Alberto Ronchi; Valentino Minarelli, segretario dello Spi-Cgil di Bologna; la consigliera comunale modenese Paola Aime (Verdi).

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“Le scriviamo in attesa le venga formalmente consegnata la cittadinanza onoraria che il Consiglio comunale di Bologna le ha conferito”, è l’incipit della lettera aperta a Mihajlovic. “È nostra convinzione che parte del suo passato, da lei mai ritrattato, nel quale ha apertamente sostenuto chi nel conflitto balcanico si è macchiato di crimini contro l’umanità nei confronti delle popolazioni di Bosnia Erzegovina- continua la missiva indirizzata all’allenatore del Bologna- renda un grave errore per tutta la comunità bolognese e italiana il conferimento di questa onorificenza, riservata in passato a donne e uomini che hanno agito nella loro vita per l’affermazione della libertà e della pacifica convivenza”.

Bologna, l’Emilia-Romagna e l’Italia si sono distinte negli anni ’90 “per iniziative di solidarietà e cooperazione verso le popolazioni vittime della pulizia etnica compiuta dai serbi di Bosnia e dalle milizie cetniche”, continua la lettera. “Tra queste anche l’adozione a distanza di centinaia di bambine e bambini, anche orfani- sottolineano i firmatari- che grazie a questa straordinaria iniziativa di solidarietà hanno potuto sopravvivere alle durissime condizioni sociali, educative ed economiche conseguenti al conflitto”. Con la lettera, dunque, si chiede pubblicamente a Mihajlovic di “dissociarsi” dai criminali che commisero azioni di genocidio verso civili inermi. Questo “renderà onore alla memoria delle vittime innocenti di quei crimini- si conclude l’appello- e sarebbe coerente con la storia di civiltà e difesa della pace che Bologna e l’Emilia-Romagna rappresentano”.

È ad esempio noto il legame di Mihajlovic con Zeljko Raznatovic, morto nel 2000 e noto come Arkan, capo di una milizia armata al servizio di Milosevic: “È stato un eroe per il popolo serbo, un mio amico vero”, disse di lui Mihajlovic, “i suoi crimini di guerra non sono giustificabili, sono orribili, ma cosa c’è di non orribile in una guerra civile?“.

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10 Novembre 2020
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