Smog, Corte Ue: “Italia ha violato direttiva su polveri sottili Pm10”

Il ministro Costa: "Problema noto, siamo al lavoro con Regioni". Le zone più colpite sono Bacino Padano, Lazio, Umbria, Sicilia e Toscana
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

BRUXELLES – L’Italia ha violato sistematicamente e in modo continuativo tra il 2008 e il 2017 la direttiva europea sull’inquinamento atmosferico, in particolare sulle concentrazioni di particelle Pm10 nell’aria di alcune città. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea oggi, a seguito di un procedimento partito dalla Commissione europea nel 2014. “Dal 2008 al 2017 incluso, i valori limite giornaliero e annuale fissati per le particelle Pm10 sono stati regolarmente superati nelle zone interessate”, si legge su una nota della Corte, specificando che è “irrilevante che l’inadempimento risulti dalla volontà dello Stato membro al quale è addebitabile, dalla sua negligenza, oppure da difficoltà tecniche o strutturali”.

LEGGI ANCHE: Disastro smog, nelle città italiane non si respira. Maglia nera a Torino, Roma e Palermo

Nel 2014, spiega la Corte di Giustizia Ue, la Commissione europea ha avviato un procedimento per inadempimento nei confronti dell’Italia in ragione del superamento sistematico e continuato, in un certo numero di zone del territorio italiano, dei valori limite fissati per le particelle Pm10 dalla direttiva ‘qualità dell’aria’. Secondo la Commissione, infatti, da una parte, dal 2008 l’Italia aveva superato, “in maniera sistematica e continuata, nelle zone interessate, i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle Pm10″, ai sensi della direttiva ‘qualità dell’aria’. D’altra parte, la Commissione muoveva censure all’Italia “per non aver adempiuto l’obbligo ad essa incombente” di adottare misure appropriate al fine di garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle Pm10 nell’insieme delle zone interessate. Ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti in proposito dall’Italia nel corso della fase precontenziosa del procedimento, la Commissione, il 13 ottobre 2018, ha proposto dinanzi alla Corte un ricorso per inadempimento.

Nella sentenza pronunciata oggi, 10 novembre 2020, la Corte, riunita in Grande Sezione su domanda dell’Italia, ha accolto il ricorso. La Corte dichiara che l’Italia non ha manifestamente adottato, in tempo utile, le misure in tal senso imposte. A sostegno della sua affermazione, la Corte del Lussemburgo si riferisce agli elementi che risultano dal fascicolo da cui risulta, segnatamente, che “il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per le Pm10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni nelle zone interessate”.

Nonostante il processo inteso a conseguire tali valori limite, in corso in Italia, le misure previste dai piani per la qualità dell’aria sottoposti alla Corte, segnatamente quelle intese a indurre cambiamenti strutturali (specificamente con riguardo ai fattori principali di inquinamento), “per una grande maggioranza” delle zone interessate “sono state previste solo in tempi estremamente recenti e che molti di questi piani dichiarano una durata di realizzazione degli obiettivi relativi alla qualità dell’aria che può essere di diversi anni, se non addirittura di due decenni dopo l’entrata in vigore di detti valori limite”. Secondo la Corte, una tale situazione “dimostra, di per sé, che l’Italia non ha dato esecuzione a misure appropriate ed efficaci affinché il periodo di superamento dei valori limite fissati per le particelle Pm10 sia il più breve possibile”.

Peraltro, “mentre l’Italia riteneva indispensabile, segnatamente alla luce dei principi di proporzionalità, di sussidiarietà e di equilibrio tra gli interessi pubblici e gli interessi privati, disporre di termini lunghi affinché le misure previste nei diversi piani relativi alla qualità dell’aria potessero produrre i loro effetti”, la Corte osserva, al contrario, che tale approccio “si pone in contrasto sia con i riferimenti temporali posti dalla direttiva ‘qualità dell’aria’ per adempiere gli obblighi che essa prevede, sia con l’importanza degli obiettivi di protezione della salute umana e dell’ambiente, perseguiti dalla direttiva medesima”. Infatti, pur riconoscendo che la direttiva ‘qualità dell’aria’ non può imporre che le misure adottate da uno Stato membro garantiscano il rispetto immediato di tali valori limite per poter essere considerate adeguate, la Corte sottolinea che “l’approccio dell’Italia si risolverebbe nell’ammettere una proroga generale, eventualmente sine die, del termine per rispettare tali valori, allorché essi sono stati fissati proprio nell’ottica di conseguire tali obiettivi”.

LEGGI ANCHE: Smog quanto mi costi: in Emilia-Romagna l’aria sporca fa spendere 1.900 euro a testa

COSTA: “PROBLEMA NON RISOLTO, SIAMO A LAVORO CON REGIONI”

“La sentenza della Corte di giustizia sul superamento dei limiti di Pm10 non ci coglie di sorpresa, visti i dati su cui è basata e che sono incontrovertibili alla prova dei fatti. Dati che, benché si fermino al 2017, indicano un problema che purtroppo non è ancora risolto. Fin dal mio insediamento, nel 2018, ho messo in campo tutti gli strumenti possibili, in accordo con le Regioni, per affrontare il tema della qualità dell’aria. Sottolineo infatti che ogni anno sono almeno 80 mila le vittime dovute a questa problematica che investe soprattutto il Bacino Padano, ma non soltanto”. Così il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, commenta la sentenza del giudice europeo, su un tema, quello della qualità dell’aria, su cui “l’Unione europea ha manifestato una grande attenzione negli ultimi anni contestando più volte a quasi tutti gli Stati membri il disallineamento rispetto ai parametri unionali”, precisa una nota.

“Credo che questa pronuncia debba essere uno stimolo per tutto il Governo a far di più e meglio rispetto a quanto già abbiamo messo in campo- auspica Costa- considerando che la stessa Corte nella sentenza riconosce la bontà delle azioni intraprese dal 2018, per garantire nel più breve tempo possibile un ambiente più salubre a tutti i cittadini”.

“Rispetto alla qualità dell’aria l’Italia vede al momento tre procedure di infrazione aperte– ricorda la nota del ministero dell’Ambiente- oltre quella relativa al superamento dei livelli di polveri sottili Pm10, sono infatti da contare le due ulteriori relative al superamento dei livelli di ossidi di azoto, oggetto di ricorso presso la Corte di giustizia Ue, e polveri ultrasottili Pm2,5, aperta la scorsa settimana”. Il ministero e il Governo negli ultimi due anni, “hanno messo in campo diverse iniziative volte a ristabilire livelli di qualità dell’aria entro i limiti posti dalle direttive europee”. Nel giugno 2018 si è tenuto a Torino il Clean Air Dialogue con la Commissione europea, ad esito del quale è stato istituito un gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio “per affrontare complessivamente il tema coinvolgendo trasversalmente tutte le amministrazioni centrali e i rappresentanti delle amministrazioni territoriali”.

LEGGI ANCHE: In Europa 400mila morti premature l’anno a causa dello smog

Nel frattempo il ministero ha sottoscritto accordi con Lazio, Umbria, Toscana e Sicilia, ed è alla firma quello con la Campania, “proprio per affrontare con strumenti operativi e fondi la tematica che investe specifiche aree di queste regioni”. Il decreto legge Clima dello scorso novembre ha poi individuato “una serie di misure ad hoc e iniziative per promuovere stili di vita più sostenibili, come l’acquisto di scuola bus green, 20 milioni in due anni, o la riforestazione urbana, finanziata con 30 milioni, e il buono mobilità per incentivare una mobilità elettrica e sostenibile nelle grandi città, stanziando a tal fine i proventi delle cosiddette ‘aste verdi’ del ministero dell’Ambiente”.

Sempre il ministero dell’Ambiente, sulla base di specifici accordi di programma con le regioni più colpite dalla problematica – tra cui il Bacino Padano, Lazio, Umbria, Sicilia e Toscana – ha programmato “lo stanziamento di un fondo pluriennale per complessivi 800 milioni di euro a partire dal 2020 al 2034 e di 40 milioni l’anno dal 2035 per l’abbattimento delle emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, come previsto dal decreto legge Agosto”.

In ultimo, una componente del Piano nazionale di ripresa e resilienza “conterrà misure con l’obiettivo di ripristinare livelli adeguati di qualità dell’aria in tutta la penisola”, precisano dal dicastero di via Cristoforo Colombo. “Stiamo agendo a tutti i livelli, sempre insieme alle Regioni, che sono gli attori protagonisti del cambiamento. E non solo perché lo impone l’Europa, ma perché la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini è la nostra priorità”, conclude il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

di Alessio Pisanò

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

10 Novembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»