L’esercito dell’Etiopia ha preso un aeroporto nel Tigray, vicino al confine con l’Eritrea

Premier Abiy: "Apprezziamo la preoccupazione ma l'operazione continua"
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ROMA –  L’esercito dell’Etiopia ha preso il controllo dell’aeroporto di Humera (anche nota come Himora), città situata nella regione del Tigray dove l’offensiva sferrata dal governo di Addis Abeba prosegue da quasi una settimana. Ne ha dato notizia l’emittente Fana Tv. Si tratta di una conquista molto importante per il governo federale non solo perché si tratta di un hub importante per la regione, ma soprattutto perché si trova non lontano dal confine con l’Eritrea, con cui lo stato di guerra con l’Etiopia è perdurato quasi vent’anni. La città è prossima anche al Sudan, che ha già da giorni chiuso le frontiere  data la crisi nella vicina Etiopia. In un tweet di stamane, il premier AhmeAbiy d Ali, continuando a definire l’intervento militare nel Tigray “un’operazione di polizia”, ha fatto sapere che tutto “sta procedendo come pianificato. L’operazione proseguirà fintanto che non sarà disarmata la giunta criminale e non sarà rimpiazzata con un governo regionale legittimo, con i fuggitivi catturati e portati davanti alla giustizia”. Il riferimento è al partito del Tigray people liberation front (Tplf), che si è imposto alla guida del Tigray attraverso un voto popolare che Addis Abeba non aveva autorizzato e, quindi, non ha poi riconosciuto. Il Tplf vanta anche una milizia armata, che potrebbe comprendere anche elementi dell’esercito federale che hanno disertato nonché svariate riserve di armi, come riferisce il centro studi International Crisis Group.

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L’Etiopia manda l’esercito nel Tigray contro i ribelli, la regione è a rischio guerra civile

 L’escalation della crisi ha spinto vari governi nonché le Nazioni Unite, a invocare una soluzione pacifica per evitare il dilagare di una guerra civile. Appelli a cui ieri il premier, premio Nobel per la pace nel 2019, ha replicato: “L’Etiopia è grata ai suoi amici per la loro preoccupazione. La nostra operazione di polizia è volta a garantire la pace e la stabilità una volta per tutte portando finalmente i responsabili di questa crisi davanti alla giustizia”.

Quando Abiy Ahmed è salito al potere, ha fatto della pacificazione tra le comunità etniche la sua priorità. Ma il Tplf, che storicamente ha guidato per anni il Paese, ha denunciato di essere “preso di mira” dall’esecutivo e a settembre ha portato avanti le elezioni regionali sebbene il governo federale avesse posticipato le consultazioni a causa dell’emergenza Covid-19. Un attacco dei ribelli contro una base militare federale nel Tigray denunciata dal governo lunedì scorso ha dato l’occasione al premier Abiy per avviare l’operazione, che al momento – secondo fonti dell’esercito – avrebbe causato diverse centinaia di morti anche nella vicina regione di Amhara. Il Tigray al momento risulta isolato: interrotte le linee telefoniche, internet e la corrente elettrica.

L’UNIONE AFRICANA CHIEDE UNA SOLUZIONE PACIFICA

Cessazione delle ostilità; tutela dei diritti umani e protezione dei civili; invito al dialogo, anche con il supporto dell’Unione Africana (Ua). Sono questi i tre punti chiave dell’appello rivolto alle parti attualmente in conflitto in Etiopia da Moussa Faki Mahamat, il presidente della Commissione dell’organismo continentale. Il dirigente è intervenuto sull’offensiva militare del governo federale di Addis Abeba nella regione settentrionale del Tigray, in corso da una settimana e culmine di mesi di tensioni tra l’esecutivo del primo ministro Abiy Ahmed e il Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf). Faki ha esortato le parti a trovare “una soluzione pacifica al conflitto” e ha ricordato che l’Ua è “pronta a supportare” uno sforzo in tal senso. Il presidente ha ribadito poi “il fermo attaccamento” all'”ordine costituzionale, l’integrità del territorio e l’unità e sovranità” dell’Etiopia, ritenuta un elemento chiave per “mantenere la stabilità della regione”.

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10 Novembre 2020
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