L’elezione di Trump? Non è uno shock: la politica è incertezza

di Michele Chiaruzzi, Life Member Clare Hall College University of Cambridge; Scuola di Scienze politiche e social Alma Mater Studiorum Università di Bologna
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di Michele Chiaruzzi, Life Member Clare Hall College University of Cambridge;  Scuola di Scienze politiche e social Alma Mater Studiorum Università di Bologna

L’elezione di Donald Trump, ovvero la sconfitta di Hillary Clinton, è trattata come un evento sorprendente, uno shock, e via crescendo in una serie di patetiche iperboli che, in fondo, descrivono solo l’incapacità di comprendere la realtà della politica. Non si è capito che l’ossessione di prevedere il futuro, manipolandolo, gioca brutti scherzi a chi, ingenuamente, crede di poter rimuovere dalla politica una delle sue principali qualità: l’incertezza.

Capire questo permette di evitare l’inutile litania sul fallimento dei sondaggi, degli scenari, delle simulazioni: hanno grosso modo lo stesso valore degli oroscopi. Incerto è anche ciò che realmente vorrà fare il Presidente Trump in ambito internazionale. Non è plausibile che le contraddizioni fra le sue retoriche promesse elettorali, mercantiliste e isolazioniste, siano facilmente conciliabili col ruolo necessario degli Stati Uniti quale grande potenza mondiale. Di questo tuttavia parleranno i fatti della sua abilità politica. Per ora, occorre limitarsi a riflettere sulle figure-chiave che Trump ha voluto evocare nel suo primo discorso postelettorale, ringraziandole. Insieme ai membri dei servizi segreti, egli ha enfatizzato il ruolo dei generali e dei veterani di guerra a suo sostegno, ossia dei soldati. Se si medita sul concetto di politica estera del Presidente Trump è ciò rilevante? Non lo sappiamo ancora. Quel che sappiamo è che il soldato rappresenta l’unità politica nel nome della quale uccide o minaccia di farlo. Collocarlo al centro di un discorso inaugurale è significativo.

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