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Napoli, mazzette in cambio di permessi a costruire: 13 indagati a Scisciano

L'indagine sul Comune del Nolano ha portato all'applicazione di misure cautelari che vanno dagli arresti domiciliari al divieto di dimora all'obbligo di firma. In un caso, anche l'ombra del sesso

Pubblicato:10-10-2022 12:17
Ultimo aggiornamento:10-10-2022 12:17
Canale: Napoli
Autore:
agguato nel reggino
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NAPOLI – Corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso in atto pubblico. Il Comune di Scisciano, nel Nolano, è il teatro di una articolata indagine che ha portato il gip del Tribunale di Nola a disporre l’applicazione di misura cautelare per 13 persone. L’ordinanza, eseguita dai carabinieri della stazione di San Vitaliano, ha collocato agli arresti domiciliari l’attuale responsabile dell’Ufficio Tecnico del comune nonché il suo predecessore, oggi dipendente dell’Arpa Campania.

Ulteriori nove indagati, tra cui un consigliere comunale, sono stati destinatari della misura del divieto di dimora nella Provincia di Napoli, mentre a due indagati è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’indagine è partita da un sopralluogo eseguito in un cantiere edile allestito sul territorio del Comune per l’esecuzione di opere che il personale in servizio presso il competente Ufficio Tecnico aveva autorizzato col rilascio di un permesso di costruire illegittimo: il titolo edilizio aveva ad oggetto il mutamento di destinazione d’uso (da agricolo a civile abitazione) di un immobile, di fatto, inesistente, ed era stato rilasciato, pertanto, in violazione delle disposizioni della legge regionale sul Piano casa (l.19/2009 e ss.mm.ii.).

Le successive investigazioni, svolte con il supporto di attività tecniche, hanno disvelato le collaudate modalità illecite con cui il personale dell’Ufficio Tecnico di Scisciano avrebbe gestito il rilascio di titoli edilizi e l’affidamento di appalti pubblici secondo dinamiche clientelari. In particolare, sarebbe stata accertata l’indebita percezione di denaro da parte di un funzionario comunale perché agevolasse il rapido rilascio di permessi di costruire e, in particolare, ne pilotasse l’intero iter burocratico.

In alcuni casi, il funzionario avrebbe agito secondo analoghe modalità e “fatto mercimonio”, si legge nella nota dell’Arma, della propria funzione conseguendo, a titolo di corrispettivo, l’affidamento di incarichi di natura tecnica, in relazione alle opere edili per le quali avrebbe garantito il rilascio del titolo edilizio, a vantaggio di professionisti compiacenti.

In altri casi, all’interno degli uffici comunali e in orario di chiusura, si sarebbero svolti degli incontri riservati tra il tecnico comunale e varie figure professionali, quali ingegneri, geometri ed architetti locali, funzionali a concordare le modalità di presentazione delle istanze di rilascio dei titoli o anche a redigerne congiuntamente i progetti da allegarvi. Ulteriori episodi riguarderebbero l’affidamento di servizi a beneficio di imprese riconducibili a conoscenti o familiari di dipendenti comunali, in violazione dei principi di economicità, correttezza, concorrenza, trasparenza e pubblicità.

Si profilerebbe, altresì, “il grigio caso” del sostegno garantito dal Responsabile dell’ufficio tecnico comunale alla referente di una ditta che opera nel campo dello smaltimento dei rifiuti: la donna avrebbe conseguito un appalto per la pulizia delle strade cittadine in cambio di una prestazione sessuale, consumata proprio all’interno degli uffici comunali.

Sullo sfondo, la malcelata insofferenza degli indagati alle verifiche e agli approfondimenti condotti dal personale di polizia giudiziaria in occasione delle acquisizioni documentali condotte presso l’ente comunale: diversi i commenti registrati in corso d’indagini dai quali si desumono l’auspicio che la componente politica dell’ente intervenga a porre un freno al Comandante della locale Stazione dei carabinieri e la costante convinzione della minima entità e inoffensività dei propri comportamenti, fondata sull’assunto che gli stessi siano espressione di un costume condiviso e diffuso.

In sintesi, l’indagine avrebbe portato alla luce “il contesto di diffusa illegalità che ha caratterizzato la gestione dell’Ente comunale“, sintomatica “della preoccupante percezione di assoluta impunità che avrebbe caratterizzato l’agire dei soggetti coinvolti nelle condotte illecite contestate”.

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