INTERVISTA| Fronteggiare glaucoma e maculopatie: diagnosi precoce e nuove terapie

A scattare una fotografia delle patologie oculari, è il professor Romolo Appolloni, Direttore dell'Unità di Oftalmologia al Sant'Eugenio, al CTO e al Sandro Pertini di Roma
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ROMA – Il 10 ottobre si celebra in tutto il mondo la Giornata della Vista, promossa dall’Organizzazione mondiale della Sanità che stima la presenza di 217 milioni di ipovedenti e di 36 milioni di ciechi. Uno degli obiettivi di questa iniziativa è sensibilizzare le persone sull’importanza dello screening per le patologie oculari, che però differiscono tra i vari continenti. 

“Mentre nei Paesi in via di sviluppo è la cataratta la patologia più diffusa, nonché la maggiore causa di cecità, nei Paesi occidentali le principali cause di cecità o ipovisione sono il glaucoma e la degenerazione maculare legata all’età”. A scattare una fotografia delle patologie oculari, è oggi il professor Romolo Appolloni, Direttore dell’Unità di Oftalmologia al Sant’Eugenio, al CTO e al Sandro Pertini di Roma, che inizia parlando del glaucoma: “Nella maggior parte dei casi è caratterizzato da un aumento della pressione degli occhi, con un danno a carico del nervo ottico, ovvero l’elemento che mette in comunicazione l’occhio con il cervello, e conseguente riduzione del campo visivo. Il problema è che il paziente, specialmente nelle fasi iniziali, non si rende conto del danno e così, complice l’andamento progressivo e irreversibile della patologia, si arriva a una perdita completa della capacità visiva”. 

Nel caso della maculopatia, continua Appolloni, “l’elemento che va in sofferenza è invece la macula, ossia l’elemento che garantisce la visione distinta, la visione del particolare come il volto di una persona”. 

GLAUCOMA: COME AFFRONTARE IL ‘NEMICO INVISIBILE’ DELLA VISTA – Definito il ‘nemico invisibile’ della vista, il glaucoma si combatte prima di tutto con una diagnosi precoce. “È necessario comprendere l’importanza di sottoporsi a visite oculistiche periodiche- spiega il professor Appolloni- Io direi ogni anno dopo i 40 anni, ma se si ha qualcuno in famiglia già colpito da glaucoma, è ancora meglio anticipare i tempi”. Per quanto riguarda il trattamento, “oggi abbiamo a disposizione quattro principi farmacologici sotto forma di colliri- ricorda il professor Appolloni- per abbassare la pressione degli occhi. È possibile però che dopo alcuni anni questi colliri non funzionino più e allora subentrano i trattamenti laser e, soprattutto, la chirurgia denominata ‘filtrante’: questi interventi fino a pochi anni fa erano abbastanza invasivi ma oggi la nascita di nuovi stent ci permette di eseguire operazioni molto più semplici ma ugualmente performanti”. 

E in futuro la ricerca promette ulteriori passi in avanti, nella gestione del glaucoma, per migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma anche l’organizzazione delle strutture ospedaliere: “Addirittura potremo inserire all’interno dell’occhio, con una iniezione, delle sostanze a lento rilascio che abbassano la pressione dell’occhio per 6 mesi o 1 anno, eliminando l’obbligo di instillare quotidianamente dei colliri”.

LE MACULOPATIE: NUOVE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE PER FAVORIRE LA QUALITA’ DI VITA DEI PAZIENTI – La forma più comune è la degenerazione maculare legata all’età (DML). “Ne esistono due tipi: quella secca e quella umida- sottolinea il professor Appolloni- In questo caso i trattamenti prevedono l’iniezione continua all’interno del bulbo oculare degli ANTI-VEGF. Questi farmaci sono efficaci per il trattamento della DML, ma la frequenza di iniezioni comporta importanti conseguenze sulla qualità di vita dei pazienti, costretti a cure che generano ansia, e sul carico di lavoro degli ospedali. Questa situazione potrà migliorare con l’arrivo di farmaci, oggi in fase di studio, che grazie a tecnologie innovative ridurranno il numero e la frequenza delle iniezioni intravitreali”. Riguardo agli altri tipi di maculopatia, la più diffusa è l’edema maculare diabetico (EMD), “la terapia prevede ancora il ricorso ai farmaci ANTI-VEGF, che deve essere costante e ripetuta nel tempo. Negli ultimi anni stiamo utilizzando con grande soddisfazione un prodotto che prevede l’iniezione nel bulbo oculare di un device che libera cortisone nei 4-6 mesi successivi al suo impianto, permettendoci di eseguire meno iniezioni”. In questo senso sono in via di sviluppo nuove tecnologie. 

“I vantaggi sono enormi, puntiamo alla massima efficienza nelle terapie”, conclude il professor Appolloni. Il mondo dell’oftalmologia si sta muovendo verso nuove soluzioni terapeutiche, all’avanguardia, per garantire l’efficacia delle cure, migliorare la qualità di vita quotidiana dei pazienti e ottimizzare l’organizzazione delle strutture sanitarie, riducendo l’accesso dei pazienti alle stesse.

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10 Ottobre 2019
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