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Caso Barakat, mamma Antonella: “Non mi sento più italiana, sono schifata”

mamma antonella
La donna commenta la sentenza della Corte di Strasburgo, secondo cui lo Stato italiano non è responsabile della morte del figlio, ucciso dal padre durante un incontro protetto
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ROMA – Il 6 settembre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha rigettato il ricorso degli avvocati di Antonella Penati, la mamma di Federico Barakat, ucciso dal padre in un incontro protetto. “Trovare un aggettivo che mi definisca è molto complicato – ha dichiarato mamma Antonella – penso che è disastrosa e disumana la sentenza di Federico Barakat. Penso che sia la peggiore sentenza che riguarda un minore dal 1959 ad oggi, ma non perché riguarda mio figlio, ma perché stabilisce che lo Stato non ha il dovere di proteggere un minore a lui affidato“.

Antonella Penati prosegue: “Questa sentenza colpirà tutti i bambini italiani ed europei ed è la dimostrazione orrendamente palese, come mi disse Dario Fo alla sentenza di Cassazione che ribadiva la medesima sostanza, che lo Stato non solo non protegge i propri cittadini e i bambini, ma che magistrature italiane, organismi europei e magistrati di nomina di Stato come anche il giudice italiano non sono lì per fare gli interessi dei diritti dei bambini, delle donne e degli uomini che subiscono violenza e negazione dei loro diritti, ma sono lì per fare gli interessi di Stato”

La sentenza Federico Barakat era una sentenza scomoda – continua mamma Antonella – dal 2009 ad oggi in tutti i modi hanno cercato di fermarmi di mettermi a tacere sia a livello di iter processuale con fascicoli che comparivano e scomparivano, testimonianze false e tante altre cose terribili. È la morte della giustizia, è la morte dei diritti, è la morte della Convenzione di Istanbul, mi hanno addirittura violentata nuovamente istituzionalmente togliendomi lo status di vittima. Chiedo allo Stato allora che mi renda mio figlio visto che ve lo siete presi e me lo avete restituito morto. Sto molto male – conclude Penati – , sono molto preoccupata per il destino dell’infanzia italiana ed europea. Non mi reputo più italiana, sono schifosamente amareggiata“.

TOLA (UDI): “RICORSO RIGETTATO DALLA CEDU È UNO SCANALO”

A margine della conferenza stampa di presentazione della mostra ‘Oltre Dafne fermare Apollo’, la segretaria nazionale dell’Unione Donne Italiane (Udi), Vittoria Tola, ha dichiarato: “La pronuncia di maggio sulla sentenza Barakat secondo me è una cosa scandalosa perché viola il dovere dello Stato di garantire il diritto alla vita dei bambini, quando sono tra l’altro prelevati dallo Stato stesso per, secondo loro in questo caso, valorizzare la bigenitorialità. In realtà costruendo le condizioni dell’assassinio efferato di un bambino. Contemporaneamente, il ricorso all’alta Corte europea rigettato il 6 settembre, per come la vedo io, è un’altra volta uno scandalo che viola tutti i diritti di cui l’Europa dice di essere la paladina e la garante“.

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