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Giro di opere di Bacon contraffatte a Bologna, sequestro da tre milioni di euro

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Il provvedimento è stato emesso a carico di cinque delle sette persone indagate, accusate anche di truffa
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BOLOGNA – Il Comando per la Tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri di Bologna e il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza bolognese ieri hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip Gianluca Petragnani Gelosi, con il “sequestro preventivo impeditivo di circa 500 opere contraffatte dell’artista Francis Bacon e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro, beni e altre utilità del valore di oltre tre milioni di euro”.

I provvedimenti, spiegano i Carabinieri e i finanzieri in una nota, sono stati emessi a carico di cinque delle sette persone indagate, a vario titolo, per “associazione a delinquere finalizzata a consumare una serie indeterminata di delitti contro l’integrità delle opere d’arte, nello specifico la detenzione per il commercio, autenticazione e messa in circolazione di opere d’arte false, e contro il patrimonio, in particolare truffa e autoriciclaggio”.

L’inchiesta, coordinata dai pm bolognesi Antonello Gustapane ed Elena Caruso, nasce da “una convergenza investigativa nelle attività delle due Forze di polizia”, che aveva portato da un lato i Carabinieri “a sequestrare, nel maggio del 2018 nell’ambito dell’operazione ‘Paloma’, numerose opere d’arte contemporanea false in possesso di un uomo con precedenti specifici penali e di polizia, tra cui due disegni a firma di Francis Bacon appartenenti a una collezione di dubbia autenticità e asseritamente ricevuti direttamente dall’artista da uno degli attuali indagati”, e le Fiamme gialle “ad analizzare le movimentazioni finanziarie con l’estero riconducibili alla stessa persona, risultate incompatibili con le sue fonti lecite di reddito, approfondendo alcune segnalazioni per operazioni sospette nel frattempo pervenute dagli intermediari finanziari”.

I successivi sviluppi investigativi hanno richiesto, tra l’altro, l’esecuzione di “complesse indagini tecniche per circostanziare la non autenticità delle opere e ulteriori approfondimenti di natura finanziaria, anche attivando canali internazionali di collaborazione giudiziaria per tracciare la destinazione dei fondi derivanti dalle ingenti truffe perpetrate”. Questo ha consentito di sequestrare a Bologna e Treviso, tra i mesi di marzo e maggio 2020, altre 13 opere, oltre alle due già sequestrate nella prima fase dell’indagine, attribuite sempre a Bacon.

Dalla ricostruzione dei flussi finanziari derivanti dalle vendite fraudolente è emerso che “il sodalizio, nell’intento di ostacolare l’identificazione della provenienza illecita delle somme, si serviva di una società con sede nel Regno Unito dove venivano convogliate e reimpiegate le provviste per poi redistribuirle, una volta ‘ripulite’, ai vari indagati, direttamente o attraverso imprese nazionali ed estere con sede in Spagna e Polonia”. Contestualmente, gli accertamenti tecnici disposti dall’Autorità giudiziaria sulle opere sequestrate hanno permesso di “determinare la loro non autenticità e, di conseguenza, la falsità anche delle oltre 500 opere facenti parte dell’intera collezione italiana”.

Lo scopo degli indagati, si legge, sarebbe stato quello di “accreditare i disegni nel mercato dell’arte attraverso prestigiose esposizioni nazionali e internazionali, cataloghi, siti internet, fondazioni e società di diritto estero, in modo da accrescerne la quotazione per poi rivenderli in maniera fraudolenta e a caro prezzo a ignari acquirenti”. Il gip parla infatti, nel provvedimento, di “un arsenale di fraudolenze predisposto ad arte”, tra cui “l’attribuzione delle opere esposte a un corpus unitario derivante da un lascito del maestro”.

Le indagini hanno così condotto al sequestro impeditivo dell’intera collezione e al sequestro preventivo finalizzato alla confisca -sia diretta, per 1,8 milioni di euro circa, quale profitto del reato di truffa, sia per equivalente- di denaro, beni e altre utilità fino al valore di 1,4 milioni di euro circa, quale profitto del reato di autoriciclaggio. Complessivamente, l’esecuzione del provvedimento ha richiesto l’impiego di oltre 60 militari della Guardia di finanza e dei Carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale tra le province di Bologna, Padova, Milano e Treviso.

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