Festival della Filosofia, in ogni persona ‘fragilità e cura’

Intervista a Daniele Francesconi, direttore scientifico del Festival che da venerdi 13 a domenica 15 settembre trasformerà Modena, Carpi e Sassuolo in un' accademia di filosofia sotto al cielo
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ROMA – “‘Fragile. Maneggiare con cura’: è questa la copertina che abbiamo scelto per l’edizione del Festival di filosofia che quest’anno sarà dedicato al concetto di ‘persona’. ‘Maneggiare con cura’ perchè nella persona stanno insieme la fragilità dell’umano e il suo rimedio, appunto la cura. Ed è proprio il concetto di cura, connesso a quello di relazione, empatia e incontro nella differenza uno dei portati del pensiero di genere alla filosofia del 900”. A spiegare alla Dire la scelta del tema e “i suoi legami con l’esistenza” è Daniele Francesconi, direttore scientifico del Festival che da venerdi 13 a domenica 15 settembre trasformerà Modena, Carpi e Sassuolo in un’ accademia di filosofia sotto al cielo, portando cittadini, curiosi e cittadini di ogni età e seguire le lezioni magistrali e le manifestazioni artistiche nelle strade e nelle piazze delle tre città.

“Scegliamo temi con uno sguardo che possiamo definire bifocale: concetti che riguardano la tradizione filosofica e il contemporaneo. Non la cronaca. La capacità dei filosofi- spiega nel corso dell’intervista- è proprio quella di vedere le connessioni tra le cose con uno sguardo distaccato”.

E se a volte sembra che i filosofi non vogliano commentare i singoli fatti di cronaca, da un certo punto di vista “fanno bene. La filosofia ha fatto una scelta: stare sul margine della città, a partire dalla condanna di Socrate e dalla mossa secessionistica dalla città che mette in atto Platone con l’istituzionalizzazione della scuola, rivendicando il diritto al governo, sul crinale tra dentro e fuori, sul confine. I filosofi e gli intellettuali questo devono fare: non entrare nei circuiti del potere per poter dire la verità e intervenire sui cicli, non sui singoli eventi. Con il Festival proviamo a fare proprio questo”.

Ed eccola l’esistenza di cui si parlerà al Festival della filosofia: “quella delle questioni bioetiche: cosa resta di noi, ma anche- spiega il Direttore scientifico del Festival- in cosa consiste la nostra soggettività nelle esperienze limite, la perdita di sè, la nascita, la morte, in cosa consiste la nostra identità. Ma non solo: c’è il tema del corpo perchè la persona è incorporata, all’opposto del concetto di individuo che è invece astratto. Ed è grazie a questa incorporazione che entra in gioco la relazione con l’altro, con i cambiamenti, con la vulnerabilita’”.

Proprio su questi aspetti nel programma del Festival diventano cruciali le lezioni magistrali delle filosofe: “Il femminile è il tema nel tema. Da un lato c’è la questione di una visione della corporeità schiacciata sulla biologia del maschio, dall’altro il dramma opposto ovvero che le donne fossero mero corpo e ricettacolo. Ed è questo uno dei punti per cui nell’ambito del Festival si arriverà anche a parlare della strage delle donne e del dramma del femminicidio, con una sessione condotta da DireDonne e dedicata al libro di Riccardo Iacona ‘Se questi sono gli uomini'”.

Nel titolo ‘Maneggiare con cura’ c’è anche un “monito- chiarisce Francesconi- per la società ad alta performatività, qual è quella occidentale, dove lo stress porta all’esito ineludibile della depressione. Nella fragilità e nella carenza c’è una caratteristica dell’umano che compensiamo con la tecnica, con la cura e se ci abbandoniamo alla solitudine non sopravviviamo. E’ nel ‘comune’, come argomentato da Platone e Protagora, la nostra salvezza”.

E proprio in nome di questa attenzione alla ‘salvezza comune’ il direttore Francesconi accoglie la sfida di “allargare lo sguardo anche a voci di altre culture radicalmente differenti. Ci piacerebbe” dice.

Venerdi il sipario si apre sulla persona, ogni persona: le ferite, le fragilità, le domande, le mancanze, le differenze saranno servite a tu per tu con i filosofi. La raccomandazione è di “maneggiare con cura- ribadisce il direttore del Festival- perchè la soggettività è osmosi tra pensiero e corpo. E il corpo non lo abbiamo, nel corpo siamo”.

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