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Cingolani: “Anche i social inquinano, usiamoli in maniera più sobria”

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Il ministro della Transizione ecologica ricorda che "tutto ciò che ruota attorno al mondo digitale produce il 4% dell'anidride carbonica totale"
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ROMA – “I social sono una cosa bellissima, le tecnologie digitali sono una cosa bellissima ma oggi globalmente tutto ciò che ruota attorno al mondo digitale produce il 4% dell’anidride carbonica totale“. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani intervistato su Radio 24. Quella sull’uso consapevole dei social network è una battaglia che il ministro sta portando avanti da tempo e che, all’indomani dell’allarmante rapporto Onu sul clima, prova a rilanciare. “Il 4% è tanto – ha sottolineato Cingolani – Forse dovremmo cominciare a usare in maniera più sobria i social che se vengono utilizzati in maniera assolutamente smodata per trasmettere informazioni inutili alla fine danno un contributo negativo”, ha spiegato il titolare del Mite. “È un problema culturale, bisogna partire dall’educazione dei bambini di oggi che domani avranno più coscienza di noi perché dovranno affrontare problemi più grossi dal punto di vista climatico e quindi tutti gli devono dare l’esempio”.

I QUATTRO PILASTRI DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA ITALIANA

“Dei 210 miliardi del Pnrr, una gran parte andrà per la transizione ecologica”, ha ricordato il ministro Cingolani. “Il governo si muove su quattro pilastri per invertire la rotta: il primo è il fortissimo investimento sull’economia circolare e sull’agricoltura, il secondo è la trasformazione energetica, il terzo pilastro è l’efficientamento energetico delle case ed elettrificare più possibile le grandi manifatture come le acciaierie i tessuti, le ceramiche, cambiare la generazione elettrica per poter poi sostenere la transizione alla mobilità elettrica. Questi sono proprio i grandi attacchi fatti ai sistemi climalteranti e da ultimo il quarto pilastro riguarda proprio la protezione dell’ambiente. C’è un grande investimento sul dissesto idrogeologico sull’acqua sulla biodiversità che sono queste conseguenze drammatiche del cambiamento climatico”. Per quanto riguarda l’industria, ha aggiunto Cingolani, “se manterremo fede agli impegni previsti nel piano razionale il Pnrr, nei prossimi nove anni dovremmo installare 70 miliardi di watt di impianti rinnovabili che serviranno a generare elettricità che a sua volta ci consentirà di mandare avanti comparti industriali in maniera verde dando il nostro contributo alla riduzione della CO2″.

OBIETTIVO NEUTRALIZZARE LA CO2

Il ministro della Transizione ecologica ha proseguito ricordando che “l’obiettivo è arrivare a produzione netta zero nel 2050. Vale a dire che entro quella data bisogna non produrre più CO2 fra quella che produciamo e quella che intrappoliamo, arrivare ad essere neutri. Sono 29 anni da oggi. Il piano di Recovery Fund dura cinque anni, quindi è la prima accelerazione, dopo ce ne saranno altri 24 in cui il Paese e il mondo dovranno andare con le proprie gambe per raggiungere la decarbonizzazione totale entro il 2050. Questo è l’obiettivo per garantire ai nostri figli di poter vivere in un pianeta ancora gestibile. Se non saremo in grado – ha avvisato Cingolani – , come dice il report Ipcc, la temperatura terrestre potrebbe aumentare non di un grado e mezzo o di due ma di tre o quattro. Avremo dei problemi di sostenibilità proprio dell’esistenza sul pianeta che diventerebbe una fornace, si tropicalizzerebbe nel Baltico e noi ci desertificheremmo”.

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LA NECESSITÀ DI RINNOVARE IL PARCO AUTO

Un altro obiettivo strategico per il ministro Cingolani riguarda il parco auto: “Bisogna far crescere la domanda e l’offerta nel mercato delle auto per andare verso emissioni più pulite. Dobbiamo progressivamente e molto rapidamente aumentare la produzione di elettricità verde e offrire altrettanto progressivamente l’opportunità di cambiare auto e di andare con l’auto elettrica“. Cingolani non si fa illusioni: “È una cosa che richiede degli anni e non si fa in un mese. Nel frattempo, abbiamo 12 milioni di veicoli su 35 circolanti che sono ad euro 0, euro 1 o euro 2 due. Bisogna dare aiuti alle fasce più vulnerabili per permettere di cambiare auto. Già andare da un euro 0 od un euro 1 ad un euro 6 significa un impatto enormemente positivo sull’inquinamento. Chi ha già l’euro 6 può iniziare a passare all’ibrida o elettrica”, ha concluso il ministro della Transizione ecologica.

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