FOTO – VIDEO | Fondazione Sud, a Castelbuono si pranza a km 0 con Agri-etica

E caseificio 'Il Girasole', tra sviluppo rurale e inclusione
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ROMA – Il pranzo del viaggio con la Fondazione con il Sud a Castelbuono è stato organizzato con i prodotti del consorzio ‘Agri-etica, promozione di un sistema a rete di agricoltura sociale’. Si tratta di un’altra delle 8 iniziative sponsorizzate dalla Fondazione nel piccolo paese, in provincia di Palermo. Il progetto nasce dalla collaborazione di soggetti profit e non profit con l’obiettivo ultimo di sperimentare un modello di agricoltura sociale. Si tende quindi ad unire lo sviluppo rurale ed economico con azioni terapeutiche, di inclusione sociale e inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. L’iniziativa è rivolta a facilitare il riscatto di chi, pur per motivi differenti, si trova in una situazione di fragilità: giovani disoccupati, under50 senza lavoro, persone affette da disturbi psichici o ancora individui che vivono situazioni di svantaggio economico.

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“Il progetto Agri-etica viene ad essere la promozione di una rete di agricoltura sociale che nasce nel 2014, o meglio nel 2013, quando la Fondazione con il Sud dopo un’attenta analisi ha individuato nel comune di Castelbuono un territorio dove partendo dal basso si può solo risalire. Questo progetto possiamo definirlo il pioniere, il primo che è partito in assoluto, nell’ambito di questa iniziativa di sviluppo locale”, ha spiegato Loredana Pepe, vicepresidente del consorzio Agri-etica.

“È un progetto di partecipazione dal basso e di cooperazione tra diversi soggetti. Creare insieme significa prima di tutto entrare in relazione e conoscersi, dialogare, per poi dare alla luce un prodotto per il nostro territorio, per soddisfare i bisogni della nostra comunità”, ha continuato la vicepresidente.

L’iniziativa, finanziata nel 2014 dalla Fondazione con il Sud con 1.230.00 euro, è suddivisa in diverse fasi: vi è chi si occupa della coltivazione della terra, chi dell’allevamento del bestiame, chi rende le materie prime prodotti finiti. “La filiera ha il livello della produzione, della trasformazione e della commercializzazione”. Sono coinvolte circa 30 persone, e a loro disposizione ci sono circa 200 ettari di terreno. Una parte di questi erano incolti o abbandonati e sono stati quindi messi a disposizione della popolazione locale. Altri, invece, provengono dalla concessione di privati “che non avendo più la cultura di lavorare in campagna, ma avendo l’affetto perché il proprio nonno o padre lo faceva, hanno deciso di affidarci i loro terreni in comodato d’uso gratuito o in altri casi con un contratto d’affitto”, ha ribadito Pepe.
All’interno della cooperativa, oltre che dell’agricoltura, ci si occupa dell’allevamento di bestiame, “la cosa che crea difficoltà è però convincere i giovani a tornare in campagna, e al momento purtroppo il risultato è ancora debole, ma siamo fiduciosi”, ha spiegato Tommaso Marino, presidente della cooperativa ‘Il girasole’ e del caseificio.

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Un’altra importante vittoria per il progetto Agri-etica è proprio la neo-realizzazione del caseificio ‘Il girasole’. Il latte prodotto da mucche e da ovini viene lavorato in autonomia dal consorzio per produrre formaggi e latticini biologici. “Noi siamo una cooperativa sociale di tipo B e ci occupiamo di soggetti svantaggiati e del loro inserimento lavorativo. Siamo parte attiva della raccolta differenziata a Castelbuono”, ha detto Annamaria Cillufo, vicepresidente de ‘Il girasole’. In questo paese di 8 mila abitanti dal 2009, ormai da 10 anni, è in vigore una particolarissima differenziata porta a porta. Si realizza in modo ecologico e originale grazie al supporto di asini e a quello di persone svantaggiate, che non posso guidare un mezzo, ma un animale si. “Abbiamo realizzato questo anno il nostro caseificio, con l’approvazione degli enti burocratici che servivano. Da un paio di mesi è iniziata la nostra produzione. Ora siamo in una fase di fermo perché gli animali non producono, quindi il latte si è ridotto. Ma una minima produzione la stiamo continuando a fare”, ha continuato Cillufo.
La lavorazione della ricotta fresca è tra i prodotti più richiesti del caseificio. Per la trasformazione del latte in ricotta occorre una temperatura di almeno 80 gradi, ma Rosario Piro, casaro che si occupa di questo processo non sembra percepire l’elevata temperatura e ha affermato: “io ho passione, ho fatto la scuola agraria, i miei genitori e i miei nonni hanno sempre fatto questo mestiere. Per me è una passione perché con gli animali ci sono nato. Poi è arrivata l’opportunità di fare questa esperienza con il caseificio e mi sono detto ‘perché no?’. Noi ci mettiamo sempre in gioco, anche creando nuovi formaggi. Si tratta di una grande scommessa che tutti speriamo di vincere”, ha concluso Piro.

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10 Agosto 2019
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