Milano ricorda i martiri di piazzale Loreto FOTO

Truppe nazifasciste fucilarono 15 partigiani milanesi, uomini dai 20 ai 40 anni, militanti, martiri ricordati uno ad uno dal sindaco Sala
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MILANO – “Milano non si limitò ad attendere gli Alleati” ma “diede filo da torcere a una delle più feroci ed ahimé efficienti macchine da guerra che il mondo ricordi, fino a metterla sotto scacco”. Lo ha ricordato oggi il sindaco di Milano Beppe Sala alla 72esima commemorazione dell’eccidio di piazzale Loreto, chiamato comunemente “Strage di San Lorenzo” proprio perché ebbe luogo il 10 agosto del 1944, a poco meno di un anno dall’ufficiale chiusura del secondo conflitto mondiale.

In quell’occasione truppe nazifasciste si resero responsabili della fucilazione di 15 partigiani milanesi, uomini dai 20 ai 40 anni, militanti, martiri ricordati uno ad uno dal sindaco Sala che ha raccontato come la loro morte “sia viva nella testimonianza di Milano”, città “fiera di aver conquistato la libertà e di aver aperto la strada alla Repubblica e alla Costituzione”.

La commemorazione, organizzata dall’Anpi, ha radunato la solita folla incurante della calura e della data agostana, folla che ogni anni si riunisce proprio come quella che allora dovette assistere all’esposizione dei corpi dei partigiani al pubblico ludibrio, strategia nazifascista volta, come ricorda Sala, “ad atterrire la popolazione e costringerla all’obbedienza”, con la conseguenza però di produrre l’effetto contrario. “I milanesi hanno reagito come avevano sempre reagito nella storia contro gli oppressori” puntualizza il sindaco, che poi salta ai giorni d’oggi: “Lo diciamo con chiarezza e con forza a chiunque abbia ancora progetti di morte e di distruzione- aggiunge Sala- Milano è quella di allora e procede spedita lungo la via di unità tra le culture e le appartenenze e di libertà”.

I MARTIRI DELLA STRAGE DI SAN LORENZO

Gian Antonio Bavin, Giulio Casiraghi, Renzo del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Natale Vertemati. Quindici martiri, quindici nomi su una lapide “che necessita di essere ristrutturata” come chiede il presidente dell’Anpi lombarda Roberto Cenati. Alcune rimostranze sono arrivate da alcuni parenti delle vittime che chiedono al Comune di non recitare semplicemente la parte dell’invitato in occasione della commemorazione ma di mostrarsi parte attiva e motore organizzativo, proprio come avviene durante il ricordo delle 5 giornate del 1848.

Si è poi chiesto di promuovere un centro della memoria che aiuti a non disperdere i valori e a far comprendere più intuitivamente quelli che furono i valori della Resistenza, altrimenti destinati a scomparire anche per la poca informazione, in tempi fertili per recrudescenze varie: “Io credo che il nostro compito sia quello di difendere la libertà e la convivenza civile che in questo momento sono messi a dura prova dallo stragismo jihadista, questo è il messaggio che viene da lontano”, ricorda Cenati a margine della cerimonia.

di Nicola Mente, giornalista

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