Cinquant’anni dopo la nube di diossina dell’Icmesa, Seveso non è più soltanto il nome di una tragedia ambientale. È il luogo in cui una comunità ha attraversato la paura, ha fatto i conti con una ferita profonda e l’ha trasformata in memoria, bonifica, ricerca e rinascita.
Questa mattina, al Bosco delle Querce, sull’area che fu la più contaminata dall’incidente del 10 luglio 1976, si è svolta la cerimonia per il 50esimo anniversario del disastro, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, del presidente del Consiglio regionale Federico Romani, del sindaco di Seveso Alessia Borroni e delle autorità locali e regionali.

La nube dell’Icmesa e la nascita della Direttiva Seveso
Alle 12.37 del 10 luglio 1976, un guasto in un reattore dello stabilimento chimico Icmesa, in Brianza, provocò la fuoriuscita di una nube contenente diossina TCDD. Furono contaminati soprattutto i comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio. L’area venne divisa in zone di rischio: la più colpita, la zona A, fu evacuata e poi sottoposta a demolizioni, rimozione del terreno contaminato e interventi di bonifica.
Da quella vicenda nacque anche una nuova idea di sicurezza industriale, culminata nella Direttiva Seveso, con cui l’Europa introdusse regole comuni per prevenire i grandi incidenti negli stabilimenti a rischio. Oggi proprio su quella zona sorge il Bosco delle Querce, parco pubblico e luogo di memoria, recentemente insignito del Marchio del Patrimonio europeo. Un riconoscimento che conferma il valore ambientale, storico e civile di un’area nata dal dolore e diventata simbolo di rigenerazione.

Il Grande Pioppo, l’albero sopravvissuto alla nube tossica
Al centro della giornata anche il Grande Pioppo, l’unico albero sopravvissuto alla nube tossica: oltre venti metri d’altezza, quattro metri di circonferenza, inserito nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia, è diventato l’immagine più semplice e potente della resilienza di Seveso.
“Il 10 luglio 1976 non è soltanto una data impressa nella memoria della Lombardia, ma una data che ha segnato la storia del nostro Paese e dell’Europa intera”, ha detto Fontana. Per il governatore, Seveso “ci ha insegnato che l’ambiente non può essere considerato come un elemento separato dalla vita delle persone”. Proteggere l’ambiente, ha aggiunto, significa “proteggere le persone” e riconoscere che il benessere umano è legato al contesto naturale, sociale e collettivo.
Fontana ha ricordato anche il ruolo svolto da Regione Lombardia nella gestione dell’emergenza e nella fase successiva, dalla bonifica alla costruzione di un modello più attento alla prevenzione. Dopo l’incidente, la Regione istituì un ufficio speciale e avviò un lavoro di coordinamento con istituzioni, tecnici, autorità sanitarie e comunità locali.
“La tragedia che commemoriamo oggi – ha sottolineato il governatore – contribuì in modo decisivo a far nascere, in Italia e in Europa, un diverso approccio alla prevenzione dei grandi rischi industriali“. Da quella esperienza si arrivò alla direttiva europea del 1982, nota appunto come Direttiva Seveso. Un passaggio che cambiò il metodo: non più solo intervento dopo l’incidente, ma pianificazione, informazione ai cittadini, controlli rigorosi e collaborazione tra istituzioni.
Per il presidente regionale, la competitività di un territorio non si misura soltanto sulla capacità di produrre ricchezza, ma anche sulla capacità di proteggere la salute, rigenerare l’ambiente e garantire qualità della vita. “Dobbiamo continuare a costruire modelli di sviluppo capaci di guardare lontano – ha concluso – perché ogni nostra scelta odierna impatta sulla qualità della vita di domani”.

La memoria dei cittadini e il dolore diventato racconto
La cerimonia ha unito istituzioni e comunità. Nonostante il caldo, tanti cittadini hanno seguito l’evento al Bosco delle Querce e nel centro polifunzionale allestito dal Comune con un maxischermo. Le bande sevesine ‘La Cittadina’ e ‘Santa Cecilia’, insieme al Coro ‘Il Rifugio’ di Seregno, hanno eseguito l’Inno di Mameli. Poi spazio al teatro, alla musica e alle testimonianze di chi quel giorno lo visse direttamente: il ricordo della nube, degli orti distrutti, degli animali portati via, delle case abbandonate, della paura per la salute dei figli e dello stigma che per anni accompagnò il nome di Seveso.
“Per molti la nube dell’Icmesa non significò soltanto un incidente industriale. Significò paura, incertezza, case da abbandonare, terreni contaminati”, ha detto Romani. Ma la Brianza, ha aggiunto, “non rimase immobile” e seppe reagire con istituzioni, volontari, medici, tecnici, amministratori e cittadini. Da quella tragedia, secondo il presidente del Consiglio regionale, nacque anche qualcosa che avrebbe cambiato l’Europa: l’ingresso del rischio industriale nell’agenda delle istituzioni europee.

Il Bosco delle Querce, da ferita a patrimonio collettivo
Per l’assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi, il Bosco delle Querce dimostra come un territorio possa trasformare un momento di difficoltà in un percorso di rigenerazione ambientale. L’assessore all’Ambiente e Clima Giorgio Maione ha evidenziato invece il valore del riconoscimento europeo attribuito al parco: non solo il premio a un luogo, ma il riconoscimento di un percorso.
In questa storia rientra anche la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, nata nel 1986 proprio per mettere a frutto le competenze scientifiche e tecniche maturate dopo l’incidente Icmesa. Un’eredità che ha contribuito a collegare ricerca, politiche pubbliche e sistema produttivo nella gestione dei rischi ambientali e climatici.
Insomma, cinquant’anni di distanza, Seveso resta una memoria doppia: quella della paura e quella della rinascita. Il Bosco delle Querce, nato dove c’erano le aree più contaminate, tiene insieme entrambe. È un parco, ma anche un monito. È il segno di una ferita, ma anche di una risposta collettiva. E racconta che, dopo Seveso, ambiente, salute, sicurezza e sviluppo non possono più essere pensati come mondi separati.





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