ROMA – La Striscia di Gaza resta ancora isolata dal mondo. Lo dimostrano le difficoltà nel far arrivare aiuti e beni di prima necessità alle oltre un milione di persone sfollate, ospitate in circa 1.600 campi di fortuna. A raccontare la situazione sono anche i cooperanti dell’ong italiana Emergency, che richiamano l’attenzione sulla carenza d’acqua, sull’igiene inadeguata e, più in generale, sull’insufficienza degli aiuti umanitari.
Secondo il coordinatore locale dell’organizzazione, Jacopo Intini, “dal valico di Kerem Shalom si stima una media di circa 100 camion al giorno in ingresso verso la Striscia, di cui il 31% è composto da beni non essenziali, quindi principalmente dolciumi, bibite gassate contro i 600 camion di cui ci sarebbe bisogno”.



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