venerdì 7 Agosto 2026

Cinquant’anni dal disastro Icmesa di Seveso, Mattarella: “Una svolta per la coscienza europea”

Il Capo dello Stato si è stretto attorno al dolore di chi visse l'angoscia della nube tossica e del successivo esodo forzato

ROMA – “Un intero paese, un’intera zona della operosa Brianza si fermarono. L’intera Regione, l’intera Italia erano sgomente”. Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rievocato il dramma del disastro Icmesa nel suo intervento a Seveso, in occasione del 50esimo anniversario di quella che viene ricordata come una delle più gravi tragedie ambientali a livello globale. Un evento drammatico che, partendo dalla periferia di Meda, sconvolse Seveso e coinvolse pesantemente i comuni di Cesano Maderno e Desio.

IL TRAUMA COLLETTIVO E IL TRIBUTO ALLE VITTIME

Nel suo discorso, il Capo dello Stato si è stretto attorno al dolore dei testimoni diretti e di chi visse l’angoscia della nube tossica e del successivo esodo forzato. “Il pensiero si rivolge anzitutto a quanti subirono le conseguenze umanamente più pesanti”, ha dichiarato Mattarella, ricordando chi perse la vita per malattie causate dalla diossina, i quasi 200 bambini colpiti da cloracne, le donne in gravidanza sospese nell’ansia di malformazioni fetali, e le famiglie costrette ad abbandonare case, attività commerciali e bestiame.

Il Capo dello Stato ha espresso la gratitudine della Repubblica verso i “professionisti della solidarietà”: dai Vigili del Fuoco – intervenuti quando gli effetti del veleno erano ancora ignoti – ai medici e agli operatori sanitari dell’Ospedale di Desio, il cui impegno andò ben oltre il dovere professionale.

IL RICORDO DI CARLO GALANTE

Mattarella ha ricordato anche Carlo Galante, operaio dell’Icmesa insignito della medaglia d’argento al valor civile. Indossando una semplice maschera, entrò nel reparto invaso dalla nebbia velenosa per azionare la valvola di raffreddamento del reattore. Un’azione di “vero eroismo” che ridusse un danno che altrimenti sarebbe stato di gran lunga più devastante.

L’ACCUSA ALLA GESTIONE AZIENDALE

Il discorso di Mattarella non ha risparmiato parole dure nei confronti della gestione aziendale dell’epoca, definita di una “intollerabile irresponsabilità“. La presenza di diossina nell’aria fu inizialmente taciuta, occultata e poi minimizzata dai vertici dell’azienda, mentre il disastro svelò solo a cose fatte la produzione occulta e pericolosa di triclorofenolo. “L’imperdonabile ritardo delle informazioni”, ha sottolineato il presidente della Repubblica, “divenne esso stesso causa del protrarsi dell’esposizione alla diossina di persone e di animali”.

LA NASCITA DI UNA COSCIENZA ECOLOGICA

La tragedia di Seveso però, ha rappresentato anche un punto di svolta. Da quel dramma sono nate le prime leggi europee per la protezione dell’ambiente e della salute dei cittadini, intesi come diritti fondamentali. Tra queste ci sono le Direttive ‘Seveso‘ e la Valutazione di impatto ambientale (VIA), nati proprio per evitare che un disastro del genere potesse ripetersi. “Qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza”, ha ammonito Mattarella, ribadendo che il progresso tecnologico deve restare sempre al servizio dell’uomo.

IL SIMBOLO DEL BOSCO DELLE QUERCE

Oggi la Brianza celebra la sua rinascita, simboleggiata dal Bosco delle Querce di Seveso e Meda, sorto proprio sui terreni un tempo più contaminati (la ex Zona A). Mattarella ha citato un pioppo monumentale, sopravvissuto alla diossina, come emblema della resilienza di una comunità che ha saputo sconfiggere l’isolamento e ricostruire il proprio futuro. Il Capo dello Stato ha infine reso omaggio ai leader istituzionali dell’epoca – tra cui il sindaco di Seveso Francesco Rocca, il presidente della Regione Cesare Golfari e i commissari Antonio Spallino e Luigi Noè – sottolineando come il “patto” tra istituzioni e cittadini sia stato onorato, garantendo la ripartenza economica e infrastrutturale (con un richiamo anche al progetto della Pedemontana citato dal presidente della Regione Fontana). “Con l’impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita. Auguri di buon futuro”, ha concluso il Capo dello Stato.

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