venerdì 7 Agosto 2026

La Commissione Ue accusa Meta: “Sapeva che Facebook e Instagram creano dipendenza e non ha fatto nulla”

Secondo Bruxelles, la riproduzione automatica dei video e lo scroll infinito alimentano "l'uso compulsivo", con effetti diretti sulla salute fisica e mentale

ROMA – Bruxelles non parla più di “rischi potenziali”. Parla di un cervello messo, testualmente, in “modalità pilota automatico”. È il cuore dell’atto d’accusa che la Commissione europea ha notificato a Meta, la società madre di Facebook e Instagram: secondo Bruxelles, funzionalità come la riproduzione automatica dei video e lo scorrimento infinito non sono semplici scelte di design, ma meccanismi che alimentano “abitudini malsane e un uso compulsivo” delle piattaforme, con effetti diretti sulla salute fisica e mentale degli utenti.

Mentre l’Unione europea discute un possibile divieto dei social media per i minorenni, la Commissione ha rilevato che Meta era in possesso di dati sul tempo trascorso dai bambini su Instagram e Facebook durante la notte, e su come reel e storie contribuiscano a un utilizzo “eccessivo o addirittura compulsivo” dei servizi, senza però intervenire. Per Bruxelles, questa architettura “addictive” viola il Digital Services Act, la normativa che dovrebbe proteggere gli utenti europei da truffe, disinformazione e contenuti illegali online.

In passato l’azienda ha rivendicato oltre un decennio di lavoro sullo sviluppo di più di 50 strumenti e politiche pensati per tutelare gli utenti più giovani, con l’obiettivo dichiarato di garantire “esperienze sicure e adeguate alla loro età”.

Queste ultime contestazioni si inseriscono in un’indagine avviata nel maggio 2024, che copre anche il cosiddetto effetto “tana del coniglio” – la spirale algoritmica che espone i più giovani a contenuti dannosi, come immagini corporee irrealistiche – e un filone parallelo secondo cui Meta avrebbe violato sia la legge europea sia i propri stessi termini di servizio non impedendo l’accesso a Facebook e Instagram agli under 13.

Le richieste della Commissione sono concrete: eliminare la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito come impostazioni di default, introdurre interruzioni programmate della navigazione, rivedere l’algoritmo per ridurre il grado di personalizzazione dei contenuti proposti. Meta potrà comunque difendersi e accedere ai fascicoli dell’indagine; se le accuse venissero confermate, la sanzione potrebbe arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale dell’azienda.

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