BOLOGNA – Una carcassa di cinghiale, trovata da un escursionista nel territorio di Fanano (Modena), a circa tre chilometri dal confine con il Parco regionale del Corno alle Scale, è risultata positiva alla Peste suina africana (Psa, non nociva per l’uomo). “Il dato, sebbene non ancora ufficializzato sul sito ministeriale, è stato confermato per le vie brevi dai colleghi della Polizia locale della Provincia di Modena, dalla nostra Ausl e dal dirigente del Servizio Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna”. Lo si legge in una comunicazione inviata due giorni fa dalla Polizia locale della Città metropolitana al consigliere delegato di Palazzo Malvezzi, Franco Cima.
“In virtù della prossimità del ritrovamento al confine metropolitano, lo scenario prospettato prevede l’inserimento nelle zone di restrizione” dei Comuni di Lizzano in Belvedere e Alto Reno (in zona II, misure stringenti) e di Gaggio Montano, Castel di Casio, Camugnano e Castiglione dei Pepoli (in zona I, cuscinetto). E ora “si darà ulteriore vigore agli abbattimenti” (anche se la situazione non è considerata problematica da questo punto di vista).
Quanto agli impatti sul territorio, “non si registrano particolari vulnerabilità o criticità negli allevamenti suinicoli dell’area interessata“: in previsione dell’arrivo della peste suina, l’Ausl aveva già dato seguito alle misure ministeriali “facendo dismettere tutti gli allevamenti domestici del territorio, sebbene un’ulteriore espansione dell’onda epidemica possa avere effetti diretti nelle zone più a nord lungo il confine modenese. L’impatto maggiore si avvertirà invece sul settore venatorio e in relazione alla filiera della commercializzazione del cinghiale”, si legge nella comunicazione. Ma Palazzo Malvezzi ha già adottato un atto per “agevolare l’autoconsumo e la cessione diretta delle carcasse”.
Gli effetti sui comparti turistico e agricolo “saranno invece marginali e legati principalmente al rispetto di più stringenti regole di comportamento per la biosicurezza”. La Polizia locale della Città metropolitana si è già attivata “per porre in essere le necessarie misure emergenziali, a partire dall’ambito logistico e di stoccaggio. È infatti in corso la ricerca di idonei siti di deposito per le carcasse rinvenute e di Centri di Sosta per i cinghiali abbattuti da destinare ad autoconsumo o cessione diretta”. Sono già state individuate alcune strutture, sia di proprietà dell’Ente sia da affittare tramite contributi regionali, che verranno attivate dopo l’assenso dell’Ausl.
“Contemporaneamente, al fine di dare un forte impulso al depopolamento e creare il vuoto biologico necessario a contenere la diffusione del virus, si darà ulteriore vigore agli abbattimenti in controllo in virtù delle due convenzioni vigenti”, quella tra Atc e Città metropolitana e quella che vede coinvolti l’Atc BO3, l’Ente di gestione Parchi dell’Emilia Orientale e la stessa Città metropolitana. Infine, sempre grazie all’utilizzo dei fondi regionali, si sta procedendo all’acquisto di due mezzi per il trasporto in sicurezza delle carcasse e di apposite gabbie-trappola, “fondamentali per incrementare i prelievi nelle zone in cui non è possibile operare con i metodi tradizionali”. Nelle scorse settimane, inoltre, la Città metropolitana ha autorizzato l’acquisto di visori termici per “catturare ogni traccia di calore appartenente alle specie selvatiche durante le ore notturne o all’interno della fitta boscaglia”, oltre a sgabelli e illuminatori per gli appostamenti degli agenti nelle aree sotto osservazione per il rischio di passaggio di cinghiali con la peste suina.
La segnalazione dell’arrivo della peste suina viene rilanciata anche dal Cai di Bologna sul suo portale assieme ad una serie di raccomandazioni per gli escursionisti. Ad esempio, “quando rientri da una passeggiata in un’area che potrebbe essere contaminata dalla Peste suina africana, cambiati le scarpe e riponile in un sacchetto prima di pulirle, lava i vestiti e attrezzature (gomme biciclette e altro)”. Chi trova carcasse di cinghiali o resti ossei nei boschi non li deve toccare ma segnalare al più presto al numero unico regionale. E infine: “I rifiuti alimentari abbandonati nell’ambiente possono trasmettere la malattia agli animali sensibili”.
A fine aprile, l’Ente Parchi dell’Emilia Orientale aveva annunciato l’avvio del nuovo “Piano di gestione e controllo del cinghiale” all’interno del territorio del Parco regionale del Corno alle Scale: un piano per la “drastica riduzione della densità” dell’animale per prevenire la diffusione della Peste suina di cui il cinghiale è il principale vettore. Il piano era un tassello del “quadro delle misure urgenti per il contrasto alla Peste suina africana, epidemia che sta colpendo diverse aree europee ed italiane, comprese alcune zone limitrofe alla provincia di Bologna”. Il Comune di Lizzano in Belvedere era allora classificato in “Zona di restrizione 1”, ancora indenne dall’infezione, ma ad alto rischio poiché confinante con territori in cui sono state rinvenute carcasse di cinghiale infette. Di qui l’avvio del piano anti-cinghiali.




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