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Arruolamento, i numeri ci sono: la sfida è il futuro

Colonnello Dolciamore: "6.700 giovani nel 2024 e ora nuovi domini"

Pubblicato:10-07-2024 10:30
Ultimo aggiornamento:10-07-2024 10:31
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ROMA – È una sfida che più di altre sconta il segno dei tempi, quella dell’arruolamento dei giovani nelle Forze armate. La questione è culturale, ma non solo. Nuovi domini, nuove forme di guerra e di sicurezza nazionale costringono uomini e donne in uniforme ad addestrarsi in campi che non sono più quelli tradizionali come cielo, terra, mare. Il nemico ha cambiato volto. “I numeri ci dicono che per il reclutamento, come Esercito, non abbiamo al momento grandi problemi, ma anche solo la demografia ci impone una riflessione sul futuro“. Lo spiega, in un’intervista con l’agenzia Dire, il colonnello Francesco Antonio Dolciamore, capo Ufficio reclutamento stato giuridico e avanzamento dello Stato maggiore dell’Esercito. “Non abbiamo una vera crisi, per ufficiali e sottufficiali copriamo i posti che mettiamo a bando ogni anno- sottolinea- ma ci sono degli indicatori che ci invitano a rendere ‘appealing’ il reclutamento“.

Come? “Magari migliorando il trattamento economico o rendendo meno burocratico il percorso di selezione e il concorso, ricordandoci che anche altre istituzioni e aziende sono alla ricerca di alcuni profili come il cyber. Per le carriere iniziali stiamo notando che alcuni giovani vincitori di concorso o non si presentano ai reggimenti addestramento volontari o lasciano dopo pochi giorni. L’Esercito viene considerato dai giovani come una prospettiva- dichiara Dolciamore- e il recente workshop con le aziende che si è svolto alla Luiss Business School lo dimostra. Vanno però semplificate le procedure concorsuali ed incrementata l’attrattività dei percorsi di carriera per valorizzare talenti e competenze acquisite: per l’Esercito è fondamentale riuscire a trattenere i propri ‘talenti’.

Sono due le generazioni a cui ci rivolgiamo” spiega il colonnello: “I millenials e la zeta. Le abbiamo studiate: nonostante l’insofferenza di cui si parla anche per la generazione Zeta il mondo militare risulta essere ancora attrattivo. Dobbiamo considerare che sono cambiati i modelli educativi, che c’è stata la pandemia, che ci sono i social, ma noi siamo attenti e crediamo in loro”. La scelta di arruolarsi, aldilà delle competenze professionali, resta una decisione esistenziale e di valori: “Simboli come il tricolore e l’inno, lo spirito di corpo. Offriamo una professione che implica sacrifici, ma anche sfide: si diventa comandanti, medici, ingegneri, e protagonisti della nostra Italia. Per questo si devono avere talenti e le possibilità sono tantissime: partendo dalle carriere iniziali i giovani candidati possono arrivare al vertice della nostra istituzione. Bisogna impegnarsi, ma la vita che si ha è emozionante”.


Il reclutamento ha un obiettivo sia quantitativo che qualitativo. “Ogni anno l’Esercito bandisce tra i 7mila e gli 8mila posti per i giovani- entra nel merito l’esperto- e si va dal personale militare puro a ingegneri, avvocati, medici, veterinari e futuri comandanti”. Come si muove la macchina che ‘assume’ i futuri uomini e donne dell’Esercito? “Arruoliamo con un bando di concorso a gennaio di ogni anno i futuri ufficiali per l’accademia di Modena per il Ruolo ufficiali delle Armi (fanteria, cavalleria, artiglieria, genio e trasmissioni), ma anche dei Corpi come medici, veterinari, ingegneri e avvocati. L’iter dura 5-6 anni, dopo due anni gli allievi ufficiali diventano sottotenenti e completano il corso di studi con la laurea magistrale a Torino: tre anni a Modena e due a Torino alla scuola di applicazione. Dolciamore continua: “Gli ufficiali li reclutiamo anche a nomina diretta. Si tratta di persone già laureate che possiamo immettere il prima possibile rispetto ai tempi dell’accademia nei corpi tecnici”. Una popolazione giovanissima: “L’Accademia va dai 17 ai 22 anni, la nomina diretta massimo fino ai 34“.

Per i sottufficiali invece c’è la scuola di Viterbo: “Diventeranno comandanti di plotone. La scuola dura tre anni e prenderanno la laurea triennale. Massimo 26 anni, 28 se sono già nei ranghi della Forza armata. Abbiamo anche il concorso a nomina diretta- ricorda il colonnello- anche per i marescialli che diventeranno infermieri”. Un’altra porta per entrare è quella dei giovanissimi che vogliono fare un’esperienza di tre anni dopo gli studi: “È la strada delle carriere iniziali, per giovani che non abbiano più di 24 anni. Sono volontari in ferma iniziale, il tutto con concorso pubblico e secondo prove che come sempre sono diversificate in base ai posti”. Ci sono poi le scuole militari dove i giovanissimi si allontanano da casa quando hanno appena 16 anni: “Una è la Nunziatella a Napoli, l’altra la Teuliè a Milano. Sono giovani che fanno il triennio del liceo scientifico, indirizzo tradizionale o scienze applicate, e classico. L’obiettivo di queste scuole è strategico” puntualizza il colonnello riferendosi anche a coloro che dovessero poi prendere altre strade fuori dalla Difesa: “I giovani che continueranno gli studi universitari e si inseriranno nel mondo del lavoro diffonderanno i valori della Forza armata anche nella società civile. Saranno vettori e comunicatori in istituzioni, aziende, mondo accademico. Sono ragazzi eccezionali”. Altra forma di reclutamento “la riserva selezionata senza concorso con cui diamo un grado per un periodo determinato, anche all’estero, per prendere professionisti di cui la Forza armata ha bisogno”.

Nei concorsi 2024 sono stati banditi “151 posti per l’Accademia, 39 a nomina diretta, 80 per allievi ufficiali in ferma prefissata, 137 per sottufficiali, 15 infermieri a nomina diretta, 6.200 per le carriere iniziali e 140 per le scuole militari“, riepiloga Dolciamore, che annuncia: “Aumenteranno per i nuovi domini”. Un settore a cui la Forza armata si prepara arruolando da fuori, ma formando anche i propri militari. “L’iter formativo nello specifico dominio prevede, oltre alla frequenza di un corso basico, anche l’avvio alla frequenza di un corso specialistico di 17 settimane, con conseguimento della qualifica ‘operatore cyber di 2° livello’. I già laureati fanno ulteriori corsi. Rientra nella ‘Formazione di eccellenza per staff e formatori’ la partecipazione ad attività formative/di aggiornamento o corsi/attività di alto contenuto tecnico, erogate da istituti di formazione privati“. Per ragazzi propensi e con attitudine anche non laureati c’è un nuovo Reparto, il 9° Reggimento, dedicato alla sicurezza cibernetica di base a Roma. Il Reggimento costituisce un’unità d’eccellenza dell’Esercito italiano deputata a svolgere operazioni nell’ambiente cibernetico e nello spettro elettromagnetico”. 

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