Ex guerriglieri colombiani in fuga, si allungano ombre sul processo di pace

Nuovi timori dopo il mandato di cattura per 'Jesus Santrich'
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BOGOTA’ – Cosa sta accadendo in Colombia con il processo di pace? E’ la domanda che si pongono in tanti, sia a Bogota’ che nei circoli diplomatici dei Paesi che hanno investito tempo e denaro per far si’ che si ponesse fine a una guerra civile che ha dilaniato il Paese sudamericano per quasi 50 anni.

I patti sottoscritti a Cuba tra il governo dell’ex presidente Juan Manuel Santos e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) vengono quotidianamente infranti generando scontento nel Paese. Molti guerriglieri non hanno deposto le armi e si sono riorganizzati mantenendo il controllo dei territori che erano gia’ delle Farc.

In alcuni casi sono stati siglati patti con l’altro gruppo guerrigliero, l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), ancora lontano dalla volonta’ di un accordo di pace con l’attuale governo del presidente Ivan Duque.

Alcuni dei principali capi delle Farc, diventati deputati o senatori per effetto dell’accordo di pace, non hanno mai totalmente rinnegato la loro battaglia. In qualche caso hanno beneficiato della protezione del presidente del Venezuela, il “chavista” Nicolas Maduro.

In Venezuela si trovano ben cinque dei principali capi della guerriglia: Luciano Marin Arango, noto anche come “Ivan Marquez”, capo del blocco caraibico delle Farc, convinto che sia stato “un errore lasciare le armi”; Miguel Botache, meglio conosciuto come “Gentil Duarte”, leader piu’ potente della dissidenza delle Farc, a capo della maggior parte delle forze nel sud-est colombiano; Hernan Dario Velasquez Saldarriaga, alias “El Paisa”, autore dell’attentato con una autobomba al Club El Nogal di Bogota’ nel quale nel 2003 morirono 36 persone; Henry Castellanos Garzon, “Romana”, che utilizzava sistematicamente i sequestri per finanziare le attivita’ di guerriglia.

Il piu’ ricercato e’ pero’ al momento Seuxius Pausias Hernandez Solarte, conosciuto come “Jesus Santrich”, uno dei profili piu’ politici delle Farc.
Autore di gran parte dei comunicati stampa dei guerriglieri, e’ stato direttore di molti programmi nelle radio clandestine.

Catturato a meta’ anno dagli agenti della Dea statunitense perche’ filmato durante uno scambio di denaro con una partita di droga, un business delle Farc, scarcerato perche’ gli americani non sono riusciti a depositare e far passare come prova processuale il filmato che lo inchiodava al narcotraffico, arrestato nuovamente dalla giustizia colombiana, e’ stato infine rimesso in liberta’ quasi subito perche’ potesse rientrare nelle nomine a deputato della Repubblica.

Di pochi giorni fa la fuga di Santrich, mentre proprio ieri i magistrati colombiani hanno emesso un mandato di cattura nei suoi confronti e confermato la richiesta di condanna per traffico internazionale di droga.
A Bogota’ c’e’ chi vede del buono in queste fughe: la tesi e’ che servirebbero a fare chiarezza su chi vuole davvero cambiare vita. Circa il 70 per cento degli ex guerriglieri infatti starebbe provando a tornare a un percorso normale.

Alcuni osservatori sottolineano pero’ che quello che sta accadendo con una parte dei guerriglieri dissidenti della Farc e alcuni dei loro capi sta mettendo a rischio il processo di pace. “Siamo indignati da chi si burla della giustizia” ha detto Duque, chiedendo ai colombiani di “censurare” la condotta “da delinquente” di un rappresentante istituzionale.

Silvio Mellara

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10 Luglio 2019
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