sabato 18 Luglio 2026

Morto il professor Stefano Addeo: nel 2025 finì nella bufera per il post contro la figlia di Meloni

Il docente di 66 anni è deceduto per arresto cardiaco all'Ospedale del Mare

ROMA – È deceduto all’Ospedale del Mare di Napoli il professor Stefano Addeo, il docente di 66 anni che nel giugno del 2025 finì al centro di una pesantissima bufera mediatica e politica a livello nazionale. L’uomo era diventato noto alle cronache per aver pubblicato sui social network un messaggio in cui augurava la morte alla figlia della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Addeo è morto a causa di un improvviso arresto cardiaco nel reparto di terapia intensiva, dove si trovava ricoverato dallo scorso 10 maggio in seguito a un tentativo di suicidio. I Carabinieri hanno informato l’autorità giudiziaria e la salma è stata successivamente restituita ai familiari.

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IL RICOVERO E L’AGGRAVARSI DEL QUADRO CLINICO

Il professore era stato trasportato d’urgenza nel nosocomio partenopeo circa un mese fa, dopo essersi lanciato da una finestra della propria abitazione da un’altezza di circa due metri. Soccorso immediatamente sul posto, l’uomo era giunto in ospedale cosciente e, in un primo momento, i medici lo avevano giudicato non in imminente pericolo di vita. Nel corso delle settimane di degenza in rianimazione, tuttavia, le sue condizioni di salute hanno subito un progressivo e drastico peggioramento, fino alla crisi cardiaca fatale che ne ha spento la vita.

IL CASO DEL 2025 E LA SOSPENSIONE DALLA SCUOLA

La vicenda che aveva drammaticamente segnato la vita dell’uomo risale esattamente a un anno fa. Addeo, all’epoca docente di lingua tedesca in un istituto superiore della provincia di Napoli, aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook un post dai toni agghiaccianti rivolto alla figlia della premier, augurandole di subire la medesima e tragica sorte di Martina Carbonaro, la quattordicenne di Afragola uccisa dal suo ex fidanzato.

Il messaggio sollevò un’ondata unanime di sdegno e di durissime polemiche politiche, spingendo l’Ufficio scolastico regionale ad avviare un procedimento disciplinare d’urgenza e a disporre l’immediata sospensione cautelare del docente dall’insegnamento.

IL PENTIMENTO PUBBLICO E I PRECEDENTI

Travolto dal clamore e dall’isolamento, Addeo rimosse il post e cercò di scusarsi pubblicamente attraverso dichiarazioni ufficiali, definendo le sue parole come un gesto stupido e dettato dall’impulso:

“Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina. Ma non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo”.

Il docente manifestò a più riprese anche il forte desiderio di poter incontrare di persona Giorgia Meloni per esprimerle direttamente il proprio rammarico. La pressione psicologica legata al caso si rivelò tuttavia insostenibile fin dalle prime ore: appena due giorni dopo la pubblicazione del post, nel giugno del 2025, Addeo compì un primo tentativo di suicidio ingerendo un cocktail di psicofarmaci, venendo salvato in extremis dai Carabinieri e dai sanitari del 118 grazie alla tempestiva segnalazione che lui stesso aveva inviato alla propria dirigente scolastica.

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