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100 anni fa Matteotti veniva rapito e ucciso dai fascisti. Mattarella: “La Repubblica si inchina alla sua memoria”

Il Presidente della Repubblica ha deposto una corona di fiori sul monumento in memoria dell'onorevole nel 100esimo anniversario della sua morte

Pubblicato:10-06-2024 14:28
Ultimo aggiornamento:10-06-2024 14:28
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ROMA – Il 10 giugno 1924, cento anni fa, scomparve il deputato socialista Giacomo Matteotti, rapito e ucciso da sicari fascisti. Lo sgomento dei compagni di partito nelle parole di Filippo Turati, indirizzate ad Anna Kuliscioff, il giorno successivo: “Siamo in una pena orribile sulle sorti di Matteotti… Ieri alle 16 uscì da casa e non so se passò alla Camera, ma nessuno di noi l’ha visto, e da allora in poi non se ne hanno più notizie. Mentre vive in gran parte alla Camera, non ha ritirato né la corrispondenza alla posta né i biglietti che gli abbiamo lasciato al suo posto di rifugio nell’ultima stanza della Biblioteca”. Il corpo di Matteotti venne ritrovato solo il 16 agosto del 1924, martoriato, a Riano nella macchia di Quartarella. Fu il tragico ma scontato epilogo di quelle settimane d’angoscia successive al sequestro, nelle quali del deputato socialista ed antifascista non si trovava traccia. La salma era in avanzato stato di decomposizione tanto che per il suo riconoscimento fu necessaria una perizia odontoiatrica. E li la triste conferma, quello era il cadavere di Giacomo Matteotti, rapito e assassinato il 10 giugno da sicari fascisti.

MATTARELLA: “LA REPUBBLICA SI INCHINA ALLA SUA MEMORIA”

“Il rapimento, cento anni or sono, del Deputato socialista Giacomo Matteotti, a cui fece seguito la sua crudele, barbara, uccisione, fu un attacco al Parlamento e alla libertà di tutti gli italiani e rappresentò uno spartiacque della storia nazionale“. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha deposto una corona di fiori sul monumento in memoria dell’onorevole nel 100esimo anniversario della sua morte.

“La violenza che, da subito, aveva caratterizzato le azioni del movimento fascista, dopo le aggressioni ai lavoratori organizzati nei sindacati e nelle cooperative, contro le Istituzioni, dai Comuni si rivolse al Parlamento quell’assassinio politico assunse una peculiare portata storica e simbolica. Lo Stato veniva asservito a un partito armato che si faceva regime, con la complicità della Monarchia”, prosegue il capo dello Stato.
“Giacomo Matteotti, Segretario del Partito Socialista Unitario, impegnato com’era per il riscatto dei ceti più poveri, apparteneva al gruppo di coloro che sapevano come le libertà dello Stato liberale dovevano sapersi tradurre in effettivi diritti per tutti gli italiani”, ricorda Mattarella.
Il suo antifascismo poggiava su questa visione, opponendosi alle violenze esercitate contro i lavoratori dalle azioni squadriste. Manifestazione di un impegno che avrebbe trovato poi eco nella lotta di Liberazione e nella scelta repubblicana da parte del popolo italiano – aggiunge- con lucidità Matteotti vide la progressiva demolizione delle libertà garantite dallo Statuto Albertino da parte del fascismo e ne denunciò conseguenze e implicazioni, mentre nelle classi dirigenti italiane non si faceva strada analoga coscienza. Il coraggio che animò la sua ultima, drammatica denuncia dai banchi di Montecitorio costituisce non soltanto un inno alla libertà e un testamento politico di perenne validità ma, altresì, un atto di fedeltà al Parlamento. Quel Parlamento che costituisce il cuore di ogni democrazia viva e che venne umiliato dal regime, sino alla sua soppressione“.
La Repubblica si inchina alla memoria di Giacomo Matteotti, difensore dei ceti subordinati e martire della democrazia“, conclude Mattarella.

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