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Natisone, l’accusa: “Se soccorsi tempestivi i ragazzi sarebbero vivi”. Parla l’avvocato della famiglia di Cristian

Non ha dubbi l'avvocato della famiglia di Cristian Molnar, ancora disperso dopo essere stato trascinato dal fiume Natisone: "Se i soccorsi fossero stati tempestivi, i ragazzi sarebbero vivi". E non è detto si tratti di omissioni

Pubblicato:10-06-2024 01:29
Ultimo aggiornamento:10-06-2024 01:38

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BOLOGNA – “Se i soccorsi fossero partiti tempestivamente, ovvero nel momento in cui la povera Patrizia li ha richiesti, oggi i ragazzi sarebbero vivi e a casa con i loro genitori”. L’accusa, durissima, arriva in un’intervista rilasciata alla Rai da Gaetano Laghi, che è l’avvocato della famiglia di Cristian Molnar, il ragazzo romeno disperso da venerdì 31 maggio dopo essere stato trascinato via insieme alle amiche Patrizia e Bianche dalle acqua infuriate dl fiume Natisone, a Udine. I corpi delle due ragazze sono stati ritrovati domenica 2 giugno. Quello di Cristian non si trova. E nonostante il fratello Petru non trovi pace e continui a rilasciare interviste in cui si dice convinto che Cristian sia ancora vivo, le speranze di ritrovare il 25enne in vita sono ormai nulle. Il fiume, ha spiegato anche il sindaco di Premiaracco Michele De Sabata, è una forra. Ci sono anse. Un corpo può finire sotto un masso e rimanere incastrato per chissà quanto tempo. Il corpo di un sub della zona venne ritrovato due anni dopo la scomparsa.

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IL SOPRALLUOGO E LA CERTEZZA DEL RITARDO DEI SOCCORSI

Le parole dell’avvocato della famiglia di Cristian sono dure e non lasciano spazio ai dubbi. In questi giorni ha fatto un sopralluogo al fiume. “Recarmi sul posto è stato fondamentale- dice l’avvocato Laghi-. Mi sono reso conto degli sforzi che le autorità stanno facendo per cercare questo povero ragazzo, la famiglia anzi mi ha pregato di ringraziare le autorità italiane”. Tanto lavoro instancabile ora. Ma prima, l’avvocato ne è certo, qualche errore c’è stato. “Un altro aspetto importante è quello delle indagini- prosegue il legale- e una cosa c’è da dire. Dalle prime verifiche che ho potuto fare, appare assolutamente evidente che se i soccorsi fossero partiti tempestivamente, ovvero quando la povera ragazza li ha richiesti, oggi i ragazzi sarebbero a casa con i loro genitori”. Il legale non ha nessun dubbio sul fatto che questo aspetto emergerà in modo netto.


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‘OMISSIONI’ O ERRORI?

È un’evidenza– dice- che sarà resa nota almeno agli inquirenti e bisognerà valutare il grado delle omissioni“. L’avvocato usa la parola ‘omissioni’ perchè si rifà alle parole del procuratore capo di Udine, Massimo Lia, che nei giorni scorsi in conferenza stampa ha detto che le responsabilità che l’inchiesta (aperta per omicidio colposo) sta cercando di chiarire erano “di tipo omissivo, non commissivo”. Ma questo sarà oggetto, c’è da pensare, di un complesso contenzioso legale. Osserva infatti l’avvocato Laghi: “Purtroppo è un’omissione che ha inciso sul soccorso. Posso dire che sono intimamente convinto di queste circostanze”.

L’INCHIESTA E IL PASTICCIO DEGLI ELICOTTERI

L’inchiesta della Procura è aperta per omicidio colposo e sta cercando di chiarire se la macchina dei soccorsi abbia avute falle o ritardi. Il nodo fondamentale su cui si concentrano le indagini è quello che riguarda l’allerta passata agli elicotteri e quale elicottero sia stato fatto entrare in azione. L’elemento più clamoroso, ad una prima ricognizione, è il fatto che non sia stato inizialmente avvisato il velicolo più vicino al luogo della tragedia, ovvero l’elicottero regionale della Sores Fvg di stanza a Campoformido, dedicato a interventi sanitari ma dotato di verricello e con a bordo un operatore del soccorso alpino. Era a una ventina di chilometri da Premiaracco. Ma questo elicottero non è stato avvisato subito. A dirla tutta non è chiaro se un elicottero sia stato avvisato subitissimo. Ovvero quando Patrizia Cormos, prima di essere trascinata via dal fiume insieme a Bianca e Cristian, fa la prima (di quattro) telefonate al 112 (il numero unificato delle emergenze): sono le 13.29 di venerdì 31 maggio.

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L’ELICOTTERO DI VENEZIA E QUELLO DI CAMPOFORMIDO

Dopo l’allarme lanciato da Patrizia, ma non è chiaro dopo quale telefonata (la prima è stata alle 13.29, l’ultima alle 13.47), viene allertato un elicottero, ma quello dei Vigili del fuoco con base a Venezia, cioè lontanissimo da Premiaracco e dall’isolotto di ghiaia su cui i ragazzi sono intrappolati. È l’elicottero Drago 149 dei Vigili del fuoco, che decolla da Venezia alle 14.03 e arriva sul fiume alle 14.28. A quel punto è tutto finito da quasi mezz’ora. L’altro elicottero, quello molto più vicino al luogo della tragedia, è decollato invece da Campoformido alle 14.07 ed è arrivato al Natisone alle 14.14. Anch’esso troppo tardi per salvare i ragazzi, che sono stati trascinati via dall’acqua pochi minuti dopo le 14. Pochi istanti prima i pompieri arrivati via terra avevano cercato di salvarli calando dall’alto una corda, oltre che una scala. Niente da fare. Ma perchè l’elicottero più vicino è stato allertato in seconda battuta? E come mai, se la centrale Sores era stata allertata alle 13.48, è partito 19 minuti dopo? A raggiungere il luogo della tragedia, da Campoformido, ci ha messo 7 minuti. Se fosse partito prima, molto prima, questa storia forse avrebbe un finale diverso.

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