Enrico Letta nel mirino di Giorgia Meloni ed anche dei senatori Dem

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L’editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Una giornata No per il segretario del Pd, Enrico Letta, che oggi ha deciso di attaccare i partiti del centrodestra scegliendo un tema ‘caldo’ assai: “Per le elezioni amministrative il centrodestra, che è molto attento al tema della giustizia- ha detto Letta- ha candidato due magistrati – di cui uno come vice sindaco a Roma – peccato che questi due siano in funzione nel posto dove si candideranno sindaco, hanno quindi accesso a tutti i dati sensibili nel territorio dove si candidano e dove faranno la campagna elettorale. La legge italiana ha un buco normativo e non impedisce questa cosa. Un giudice ha messo in galera le persone in quello stesso posto il giudice stesso fa campagna elettorale, è una anomalia”. Pochi minuti ed è arrivata la feroce replica di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “Letta ritiene una anomalia che un giudice si candidi come sindaco quando è in funzione? E non se ne era accorto quando si sono candidati Emiliano, De Magistris e Ingroia? È il classico due pesi e due misure della sinistra italiana” ha sottolineato Meloni.

Non solo gli avversari, oggi tra i senatori Dem, riuniti in assemblea, sono state espresse critiche al segretario: “Letta sbaglia. Con battaglie identitarie, come lo Ius Soli e la tassa di successione, il Pd resta inchiodato tra il 18 e il 20%”, l’accusa rivolta da alcuni senatori di Base riformista che ieri ha lanciato il suo Manifesto. Il Pd deve tornare ad essere “incisivo ed attrattivo. Basta con le bandiere identitarie, che non possono essere approvate in questo Parlamento… vanno portate avanti battaglie riformiste, per rilanciare l’Italia, adesso.
Draghi è il nostro Presidente del Consiglio, non distinguiamoci per farci dire sempre no”. Insomma, insistono i
senatori Dem, “pensiamo che il nostro destino sia un matrimonio a sinistra con i 5Stelle e Leu, in cui non è neanche detto sia il Pd la parte centrale e moderata dato il profilo che la leadership di Conte potrebbe dare al nuovo partito? Oppure riteniamo questa convergenza non esaustiva e pensiamo vada costruito un fronte di forze moderate sul modello di quello che ha dato vita alla maggioranza parlamentare europea a sostegno
della Presidente von der Leyen?”.

Da parte sua Matteo Salvini, leader della Lega, avanza spedito per costruire la federazione (unica) del centrodestra con Silvio Berlusconi: “Mettere insieme energie, proposte di legge, emendamenti, voglia di cambiamento, tradizioni e valori, a sostegno dell’Italia e del governo, mantenendo ognuno le proprie radici e la propria identità, è un progetto bello e vincente”, ha detto con riferimento al sondaggio realizzato per Affaritaliani.it dall’istituto Lab2101, secondo il quale il 62,4% degli italiani considera l’idea della federazione di Centrodestra ‘vincente’.

Il Pd si metterà di traverso: “In Italia il 41% vota Salvini e Meloni. Io parlo a quella parte di Paese che vuole evitare che dopo Draghi ci sia un governo Salvini-Meloni. Farò di tutto per evitarlo, lancerò un programma per un centrosinistra molto più largo”, ha sottolineato il segretario Enrico Letta.

Sul fronte del M5S, con Giuseppe Conte leader incaricato che nelle prossime ore presenterà il progetto di riorganizzazione e rilancio dei ‘grillini’, da registrare la netta presa di posizione del sindaco di Milano, Beppe Sala: “Quello che mi aspetto da Conte è che veicoli il Movimento 5 stelle nell’alveo del centrosinistra senza se e senza ma. E questa è la mia speranza più che aspettativa. Poi starà a lui” ha detto Sala, aggiungendo che “è chiaro che questo è il presupposto di tutto, se no è difficile. Io alla fine sono leale al principio dell’appartenenza a un mondo del centrosinistra progressista e riformista, però di centrosinistra”.

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