Salottiera e gioielliere sognano per Bologna un sindaco che punti su moda e arte

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La scrittrice Patrizia Finucci Gallo e il fondatore di Butac.it Michelangelo Coltelli sono gli ospiti del format Dire sulla città in previsione delle amministrative
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Montaggio video di Davide Landi

BOLOGNA – La città descritta in tre parole e altre tre per indicare come dovrebbe essere o come la si vorrebbe, una cosa da salvare e una da cambiare nei prossimi cinque anni. Infine, una proposta per rilanciare la città dopo il Covid e, immancabilmente, il pronostico su chi sarà il prossimo sindaco di Bologna. Cinque domande in tutto: cinque domande per “#mandaloaDiRE, la rubrica-format che l’Agenzia Dire avvia in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Gli ospiti di questo appuntamento sono la scrittrice Patrizia Finucci Gallo e il gioielliere Michelangelo Coltelli.

LA ‘REGINA’ DEI SALOTTI: “IL FUTURO SINDACO? FUORI DALLA COMFORT ZONE”

Di Vania Vorcelli

La città vista dal salotto di Patrizia Finucci Gallo è sporca, qualche volta addirittura “puzza“, ma ha i colori dell’arcobaleno, un fermento culturale invidiabile e un futuro di capitale della moda, se saprà valorizzare le aziende del settore. La regina dei salotti ne è certa, per questo vorrebbe “un sindaco o una sindaca ‘sul pezzo'”, qualcuno che abbia il coraggio, forse anche la follia, di “realizzare cose strane e inimmaginabili”.

Un nome? “Non lo dico nemmeno sotto tortura”, assicura nell’intervista per #MandaloaDiRe, il format che la Dire diffonde sui suoi canali in vista delle amministrative sotto le Due torri. Ma se dovesse cercare tre parole per la Bologna di oggi non ha dubbi: leggera, duttile e arcobaleno. “Leggera perché dà un senso di armonia quando ci vivi e quando ci cammini. È una citta duttile, perché anche con la pandemia o in situazioni di crisi, barcolla, ma è molto solida. Arcobaleno perché regala talmente tanti colori a livello emotivo che è veramente raro trovarne un’altra così”, spiega Finucci Gallo, scrittrice, giornalista, animatrice di dibattiti e del salotto dove si è scritta più di una pagina della politica bolognese.

Dal presente al futuro, la salottiera immagina Bologna con tre ‘più’: “Più pulita, più sicura e raccontata meglio“. Perché, “bisogna ammetterlo: Bologna puzza”, scuote la testa la scrittrice. “Per questo vorrei una città più pulita e molto più sicura, Ma la vorrei anche più raccontata: è una città che va raccontata meglio, bisogna fare uno storytelling che la valorizzi di più“, insiste.

Del resto, se c’è un aspetto del capoluogo emiliano da salvare è proprio la pervasività del tessuto culturale. “La cultura a Bologna è una delle più belle esperienze italiane, non tanto per le grandi produzioni, ma perché ad ogni angolo trovi una rassegna o persone che organizzano per fare delle cose culturali. Ci sono presentazioni di libri ovunque, c’è il cinema in piazza che è felliniano, stupendo”, si esalta Finucci Gallo. Che, invece, vorrebbe lasciarsi alle spalle i problemi legati al degrado.

Quello che non amo di Bologna è quello che non ama nessuno: il bivacco, i muri sporchi, la città maleodorante“, conferma. Dopo la pandemia per rilanciare la città bisognerebbe puntare “sul turismo: un turismo giovane, non solo di studenti, ma di persone che arrivino a Bologna per scoprire la città”, spiega la salottiera, certa, nello stesso tempo, che “Bologna potrebbe diventare un grande polo della moda: ha tutte le possibilità, ha tutti gli ancoraggi, tutte le aziende produttive che spesso sfilano alla Fashion week di Milano”, fa notare.

E se il nome del suo candidato sindaco preferito non lo dice nemmeno sotto tortura, la salottiera ha bene in mente quali caratteristiche dovrebbe avere il futuro inquilino di Palazzo D’Acccursio: “Vorrei un sindaco o una sindaca giovane che cammini per strada, che sappia quanto costa un chilo di zucchine, quanto costa l’asilo nido, ma anche che sappia uscire fuori da schemi e dalla comfort zone a cui siamo abituati, che abbia velocità di pensiero per realizzare anche cose strane e inimmaginabili. Insomma, lo voglio sul pezzo”, conclude.

IL GIOIELLIERE ANTI FAKE NEWS: “SALVEREI I PORTICI, LI TRATTIAMO MOLTO MALE”

Di Davide Landi

Un sindaco “slegato dalle logiche lobbistiche dei partiti che vediamo in Italia” e “che abbia a cuore la città e i cittadini, senza pensare al partito alle sue spalle”. Possibilmente bolognese, “magari un civico” e che “non sia interessato alla carriera politica futura“. È questo il profilo del ‘sindaco dei sogni’ tracciato da Michelangelo Coltelli, oggi protagonista del format #mandaloaDiRE, il format che la Dire diffonde sui suoi canali in vista delle amministrative sotto le Due torri. Secondo Coltelli, titolare dell’omonima e storica gioielleria di via D’Azeglio (apre nel 1834), e fondatore del sito web Butac.it, (Bufale un tanto al chilo, ndr), da anni punto di riferimento per smascherare le fake news, il prossimo primo cittadino dovrà risollevare una città “sporca, mal gestita e un po’ disorganizzata” trasformandola in “pulita, più ordinata e molto meno trafficata”.

Al primo posto delle priorità c’è però la cultura, su cui bisogna intervenire parecchio per migliorare la città. Infatti, da salvare secondo Coltelli ci sarebbero i portici, che sono “una delle nostre peculiarità maggiori” ma “li trattiamo molto male”. Da cambiare assolutamente invece è il rapporto con l’Università, “importantissima”, ma “scollegata rispetto all’amministrazione cittadina”. E anche nella sua proposta ideale per il rilancio della città dopo l’emergenza Covid, bisogna “spingere un pochino di più sull’importanza culturale della nostra città”. La chiave di rilancio sarebbe infatti il turismo, aumentato negli ultimi anni, il che è “molto bello”, ma “basato principalmente sulla cucina”.

L’auspicio di Coltelli è che si inizi a considerare Bologna “non solo cucina, Bologna è anche città d’arte che non avrebbe nessun motivo per essere dietro a tante città d’arte italiane”. Per cominciare a realizzare tutto questo servirà una persona “interessata a gestire e amministrare la città veramente bene”, conclude Coltelli.

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