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Sanità, presentato Sociotechlab: tecnologia e medicina al servizio dei cittadini

Dalla collaborazione tra Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e Spi Cgil nasce Sociotechlab, progetto per costruire un laboratorio per le tecnologie sociali e scrivere un nuovo patto tra generazioni

Sociotechlab

ROMA – Biorobotica, telemedicina, robotica medica, realtà virtuale. Non è fantascienza ma il futuro della medicina, su cui ricercatori e medici sono già al lavoro per individuare le soluzioni più adatte ai problemi di anziani e disabili. Robot per camminare, interventi chirurgici e visite mediche da remoto. Uno dei centri di eccellenza in questo campo si trova a Pisa, nella Scuola Superiore Sant’Anna, dove è stato siglato un accordo con lo Spi Cgil con l’obiettivo di costruire un laboratorio per le tecnologie sociali e di scrivere un nuovo patto tra generazioni. Il progetto Sociotechlab, nato in Toscana, è stato rilanciato ora a livello nazionale con un evento organizzato all’Auditorium Parco della musica di Roma.

SPERANZA: “INVESTIRE ANCORA SULLA SANITÀ DIGITALE”

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto che, grazie al Pnrr, si “apre una nuova stagione di investimenti, anche in sanità digitale. A settembre del 2019, sul Fondo sanitario nazionale avevamo 114 miliardi di euro in questo settore. In due anni e mezzo siamo riusciti ad avere 124 miliardi. Un salto di 10 miliardi. Ma bisogna investire ancora. Ogni euro che si mette nella salute è un investimento sulla qualità della vita delle persone. La sanità digitale ha una potenzialità enorme. Ma non deve mai essere messa in contraddizione con la relazione tra le persone. Il più grande investimento lo dobbiamo fare ancora sulle persone: le donne e gli uomini che lavorano nella sanità“.

L’INNOVAZIONE A PORTATA DI CITTADINO

In riferimento alle nuove innovazioni in ambito di salute e ricerca, Speranza ha detto che “stiamo facendo passi avanti sorprendenti” ma ha anche sottolineato che “il tema cruciale è fare sistema. Una scoperta non cambia il mondo se non è messa in un sistema organico. Solo così si possono fare passi avanti. Non basta l’eccellenza se poi resta nel cassetto, l’eccellenza deve diventare popolare. Anche la più bella innovazione deve poter cambiare la vita di una persona. Quindi oltre agli investimenti in ricerca c’è bisogno di un sistema”. 

Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna, ha sottolineato all’agenzia Dire “l’innovatività del rapporto che la Scuola Superiore ha messo in campo con il sindacato Spi Cgil per cambiare e migliorare la vita delle persone. Insieme allo Spi Cgil siamo riusciti a ragionare su cosa vuol dire portare l’innovazione e le nuove tecnologie fino a casa del paziente e del cittadino”. 

DIGITAL HEALTH GAP

Le analisi preliminari sulla propensione all’uso delle tecnologie nelle persone anziane, sviluppata dal Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, hanno evidenziato quanto lavoro c’è ancora da fare. L’uso delle tecnologie, infatti, è più alto nella categoria 65-74 che è anche la classe con titoli di studio più alti, e fra il 9 e 14% di chi ha risposto al sondaggio non ha connessione internet. Tra gli over 85, solo il 30% usa Internet, mentre sale all’80% la percentuale di chi ne fa uso nella fascia 65-74. Circa la metà degli intervistati, lo ha usato per motivi legati alla salute, per questo i ricercatori evidenziano un rischio di “potenziale digital health gap”.

La fascia di popolazione più giovane (65 – 74 anni) del campione analizzato è anche quella più incline a ritenere utile la tecnologia per controllare al meglio la propria salute; mentre la disponibilità all’uso delle tecnologie per la salute aumenta nelle classi d’età più alte evidenziando un 20% delle persone fra i 65 e 74 anni che dichiara che non sarebbe disponibile ad usare le tecnologie in futuro.

BIANCHI: “LA TECNOLOGIA COME PATTO TRA GENERAZIONI”

Al dibattito di questa mattina ha preso parte anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che ha parlato dell’importanza del digitale per “stringere un patto tra le generazioni. Anche i nostri studenti, che in questi anni sono stati al chiuso, hanno bisogno dei loro nonni. In questa società liquida ci vogliono dei punti di riferimento: i ragazzi hanno bisogno di trovare figure stabili in un futuro in cui le tecnologie permettono di fare cose prima impossibili. Ma tutto questo va umanizzato. Le generazioni devono stringersi la mano, e usare la tecnologia anche per discutere e parlare”. 

DI BERNARDINO: “RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE”

L’assessore al Lavoro e Formazione della Regione Lazio, Claudio Di Berardino, ha sottolineato l’impegno della Regione sul digitale, e sottolineato le iniziative avviate nel Lazio per usare la tecnologia a servizio dei cittadini. Dalla campagna vaccinale al data center realizzato con fondi europei, dalla dematerializzazione delle ricette sanitarie alla campagna di ascolto sugli obiettivi digitali. Ma per l’assessore c’è ancora molto da fare. “Questa infrastruttura informatica ci ha aiutato a resistere un po’ meglio all’attacco hacker che abbiamo subito – ha spiegato Di Berardino – ora siamo chiamati a portare avanti questo percorso con gli investimenti stanziati in digitalizzazione e servizi. Ma come Governo e Regione dobbiamo stare attenti a non limitarci ad utilizzare queste risorse, altrimenti rischiamo di non superare le disuguaglianze esistenti. La sfida è rimettere mano al nostro modello e ridurre le disuguaglianze“. 

PRATELLI: “TECNOLOGIE DIGITALI SONO GRANDI OPPORTUNITÀ”

Claudia Pratelli, assessora alla Scuola e Formazione del Comune di Roma ha parlato invece delle sfide che i territori devono affrontare “per garantire una buona qualità della vita alle persone anziane. I temi della salute, della cura e della qualità della vita sono anche temi urbani – ha detto Pratelli – le grandi città non sono estranee a problemi di isolamento, anzi. Anche metropoli come Roma registrano isolamento e solitudine in relazione all’indebolimento delle relazioni di prossimità. In questo, le tecnologie digitali costituiscono una grande opportunità anche se ambivalente. Può essere uno strumento da sviluppare per ampliare il supporto alle fasce più fragili, ma bisogna incentivare percorsi formativi capaci di implementare questa sfida”.

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2022-05-10T18:44:48+02:00