Dieci anni dalla Convenzione di Istanbul, Cartabia: “Rischia indebolimento. Serve sensibilizzare i giovani”

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Oggi in Senato il convegno 'Il ruolo dell'università nel contrasto alla violenza di genere'
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di Maria Carmela Fiumanò e Ugo Cataluddi

ROMA – “Domani, 11 maggio, si celebra il decennale della firma della Convenzione di Istanbul, uno strumento di grande rilevanza, che ha segnato un grande spartiacque nella sensibilizzazione verso le varie forme di violenza, non solo fisica, ma anche morale, che si consumano troppo diffusamente nei confronti delle donne. La Convenzione di Istanbul è uno strumento ricchissimo e, per molti aspetti, ancora tutto da esplorare nelle sue molteplici implicazioni. Eppure già è esposto a rischi di indebolimento: seguiamo con apprensione ciò che in proposito sta accadendo in Turchia, proprio nel paese che ha ospitato la firma di questa importante strumento internazionale”. Lo dice la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, in un video registrato per il dibattito in streaming dalla Sala Capitolare della Minerva del Senato sul tema ‘Il ruolo dell’università nel contrasto alla violenza di genere. Per la costituzione della Rete Accademica UN.I.RE. a dieci anni dalla firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica’.

“La Convenzione di Istanbul non agisce solo sul versante del diritto punitivo, ma chiede anche – e soprattutto – interventi di prevenzione e di sensibilizzazione culturale. Le leggi sono importanti, necessarie, anche in questo ambito. Ma le regole da sole non bastano mai a cambiare i costumi, anche se sono severe. È necessario un intervento culturale forte di sensibilizzazione specie nei confronti dei giovani. Per questo, trovo particolarmente apprezzabile l’impegno che le colleghe e i colleghi di diversi atenei italiani hanno profuso per costituire UN.I.RE (Università In rete), un progetto atto a valorizzare il ruolo delle università nella lotta contro la violenza di genere attraverso una continua opera di ricerca, di didattica e di sensibilizzazione pubblica per la prevenzione del fenomeno”, ha proseguito Cartabia.

Questa conferenza “ha il grande pregio di far agire in modo sinergico attori provenienti da differenti ambiti istituzionali e professionali, tutti accumunati dall’intento di offrire soluzioni concrete a un fenomeno come quello della violenza di genere, che desta una crescente preoccupazione-, prosegue Cartabia, che sottolinea: “la pandemia – soprattutto nelle prime fasi, segnate da severe misure di lockdown – ha esasperato molte tensioni nelle case, non di rado sfociate in atti di violenza, come denota l’aumento delle denunce per i maltrattamenti domestici nell’ultimo anno. In questo ambito, la giustizia non ha mai fermato il suo corso, i procedimenti per i reati contro gli abusi familiari sono tra quelli che non hanno subito alcuna sospensione e sono stati trattati con priorità. Al contempo, sono state rafforzate le misure atte a facilitare l’accesso, anche telefonico e telematico, ai canali che possano assicurare un sostegno immediato alle vittime. Molto è stato fatto, ma anche molto resta da fare per contrastare un fenomeno che non esito a qualificare come incivile, perché gravemente lesivo della dignità della persona e fondato su rapporti di prevaricazione, sopruso, potere, proprio in un ambito, quello domestico, dove ogni persona cerca sicurezza, conforto, cura, protezione. Occorre lavorare per estirpare questo male sociale e assicurare una adeguata protezione alle vittime di violenze domestiche. A questo compito siamo vincolati da specifici obblighi giuridici, oltre che da superiori doveri civili e costituzionali. Tutte le istituzioni sono chiamate a prendersi carico di questo problema e sono tenute ad assolvere a precisi obblighi positivi, come ci ricorda la Corte europea dei diritti dell’uomo che, già diversi anni fa, in una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia, Talpis del 2017, ha ribadito che quindi lo Stato è responsabile quando non è in grado di assicurare una adeguata protezione alle donne contro le violenze domestiche. L’inerzia non è una opzione. Non è un’opzione tollerata nella civiltà giuridica europea”.

VIOLENZA DONNE, VALENTE: “PASSI AVANTI SU REPRESSIONE MA SERVE UN CAMBIO CULTURALE”

“L’Italia in tema di violenza sulle donne, sul piano della repressione ha fatto tantissimo. Ma i dati e anche i fatti ci dicono che la strada per il superamento dI pregiudizi e stereotipi è ancora lunga e lo dimostrano anche le note vicende delle scorse settimane. In Italia c’è ancora una forte tendenza a colpevolizzare la vittima. Anche l’Istat ci ha ricordato che più della metà degli italiani crede ancora che le donne che hanno subito violenza abbiano contribuito alla violenza stessa. In altre parole, se lo sono ‘andate a cercare’. Per questo, per un cambiamento culturale, è fondamentale fare rete con il mondo delle Università“. Così, la presidente della commissione sul Femminicidio, Valeria Valente nel corso del convegno ‘Il ruolo dell’università nel contrasto alla violenza di genere’, oggi in Senato a 10 anni dalla firma della Convenzione di Istanbul.

LAMORGESE: “AL VAGLIO DEL GOVERNO NUOVI INTERVENTI DI LEGGE

“Contro la violenza sulle donne “sotto l’aspetto repressivo un grande passo avanti è stato fatto con il Codice rosso che ha ampliato il sistema delle tutele e introdotto due fattispecie di reato inasprendo anche la pena per alcuni delitti. Adesso stiamo studiando insieme alle ministre Bonetti e Cartabia ulteriori interventi normativi per vedere che cosa possiamo fare in meglio e di più per dare maggiore sicurezza alle donne e a chi si trova in situazioni di difficoltà” a causa di stalking o maltrattamenti”. È quanto dice la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese nel corso della conferenza ‘Il ruolo dell’Università nel contrasto alla violenza di genere. Per la costituzione della rete accademica UN.I.RE. a dieci anni dalla firma della convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica’. “Io ritengo – spiega la titolare del Viminale – che per esempio sia necessario ampliare la previsione di specifici percorsi di recupero, anche di tipo psicologico”.

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