Medio Oriente, 180 palestinesi feriti negli scontri in moschea con la polizia israeliana

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I manifestanti protestano contro la richiesta di Israele di sgombero forzato ai danni di otto famiglie palestinesi residenti nel quartiere di Sheikh Jarrahm
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ROMA – Sarebbero almeno 180 i manifestanti palestinesi rimasti feriti fino ad ora negli scontri con le forze di sicurezza israeliane che si stanno verificando dentro il complesso della Moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme. A riferirlo è l’organizzazione umanitaria Palestine Red Crescent Society (Prcs). Stando a quanto reso noto dalla Prcs, che è parte del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, almeno una delle persone ferite si trova in condizione critiche. Nella giornata di oggi i movimenti nazionalisti ebraici celebrano l’occupazione israeliana di Gerusalemme est a seguito della Guerra dei Sei giorni, nel 1967. Una mossa questa, non riconosciuta dalla maggioranza della comunità internazionale. Da giorni nella città, ritenuta santa dalle tre grandi religioni monoteiste, si susseguono scontri tra forze di sicurezza israeliane e attivisti palestinesi che protestano contro delle richieste di sgombero forzato ai danni di otto famiglie palestinesi residenti nel quartiere di Sheikh Jarrahm, in discussione oggi alla Corte suprema. Le Nazioni Unite hanno criticato gli sgomberi, affermando che sono parte di una politica che potrebbe essere anche ritenuta un “crimine di guerra”.

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POLIZIA ISRAELIANA: “8MILA PALESTINESI BARRICATI CON ARMI NELLA MOSCHEA”

Secondo la polizia israeliana, riferisce il quotidiano locale Haaretz, almeno 8mila manifestanti palestinesi sarebbero barricati dentro la moschea di Al-Aqsa con pietre, sbarre di ferro e bottiglie incendiarie molotov. Sempre stando a Haaretz la polizia ha impedito l’accesso alla Spianata delle Moschee, dove si trova la moschea di Al-Aqsa, ad almeno 150 attivisti ebrei nel tentativo di evitare che le tensioni degenerino ulteriormente.

UNICEF: “29 BAMBINI FERITI E OTTO MINORI ARRESTATI”

“Negli ultimi due giorni, 29 bambini palestinesi sono stati feriti a Gerusalemme Est, anche nella Città Vecchia e nel quartiere di Sheikh Jarrah. Otto minorenni palestinesi sono stati nel frattempo arrestati. Tra i feriti, anche un bambino di un anno. Alcuni bambini, che sono stati portati in ospedale per essere curati, avevano ferite alla testa e alla spina dorsale”. Lo denunciano in un comunicato Ted Chaiban, Direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, e Lucia Elmi, Rappresentante speciale dell’Unicef nello Stato di Palestina. “E questo avviene – prosegue il comunicato dell’Unicef – in un momento in cui arrivano segnalazioni di quasi 300 persone rimaste ferite nella zona. L’Unicef ha ricevuto rapporti secondo cui alle ambulanze è stato impedito di arrivare sul posto per assistere ed evacuare i feriti e che una clinica in loco è stata colpita e perquisita. Tutti i bambini dovrebbero essere protetti dalla violenza e tenuti fuori dai pericoli in ogni momento. Il diritto delle famiglie di accedere a tutti i luoghi di culto dovrebbe essere preservato e i feriti dovrebbero essere assistiti senza restrizioni. L’Unicef esorta le autorità israeliane ad astenersi dall’uso della violenza contro i bambini e a rilasciare tutti i minorenni detenuti. La detenzione dei minorenni è una soluzione di ultima istanza e dovrebbe essere usata per il minor tempo possibile. Nel frattempo, nella Striscia di Gaza, in alcune parti della Cisgiordania e nel sud di Israele, c’è una preoccupante ripresa delle violenze, specialmente nelle ultime 24 ore. Chiediamo a tutte le parti coinvolte, ovunque esse siano, di prevenire qualsiasi ulteriore escalation e di proteggere tutti i civili, specialmente i bambini”.

(Foto di copertina dal profilo Twitter @halakhalayleh)

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