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Violenza donne, Calabria D.ì.RE: “No a trasmissione dati utenti a regione”

violenza donne
"Anonimato condizione imprescindibile per ricostruire vita dopo violenza"
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ROMA – La richiesta di trasmettere “copia dei registri/prese in carico delle utenti” alla Regione Calabria “ai fini di controllo e monitoraggio delle attivita’ finanziate agli enti autorizzati in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere”, pervenuta oggi ai centri antiviolenza regionali e’ inaccettabile. Cosi’ in un comunicato D.i.Re, la rete nazionale dei centri antiviolenza.

“Anonimato e riservatezza sono condizioni imprescindibili per consentire alle donne sopravvissute alla violenza di ricostruire la propria vita senza essere esposte a una rivittimizzazione secondaria e soprattutto senza mettere a rischio il percorso intrapreso quando questo comporta l’accoglienza in una casa rifugio a indirizzo segreto- spiega Antonella Veltri, vicepresidente di D.i.Re e attivista del Centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza. La Regione Calabria-sottolinea- segue le orme della Regione Lombardia, “alla cui analoga richiesta i centri antiviolenza lombardi e la rete D.i.Re si erano gia’ opposti nei mesi scorsi”. 

“È proprio la garanzia di riservatezza- aggiunge Antonella Veltri, vicepresidente di D.i.Re e attivista del Centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza- a consentire l’emersione del sommerso. Ed e’ uno dei capisaldi della relazione di fiducia tra operatrici e donne vittime di violenza che consente di avviare un percorso per ritrovare un posto nella societa’ e superare trauma e paura. Significa non esporre loro e i loro figli e figlie allo stigma e al pregiudizio, evitando anche possibili ritorsioni da parte delle famiglie degli uomini autori delle violenza, in particolare quando di mezzo ci sono bambini e bambine. I centri antiviolenza- conclude- continueranno dunque a opporsi fermamente a simili richieste”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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