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Scuola. Nasce rete per istituti sociosanitari, Osa: “Ottima iniziativa”

Milanese: "Formare per assistenza domiciliare"
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Giuseppe MilaneseROMA – “Non si può entrare in un settore occupazionale senza una formazione, quindi accogliamo con favore questa ottima iniziativa che ci vede totalmente d’accordo”. Commenta così il presidente della cooperativa Osa e di FederazioneSanità Confcooperative, Giuseppe Milanese, la costituzione a Roma, presso il ministero dell’Istruzione, della ‘Rete nazionale di scopo dell’istruzione professionale per la formazione nel settore dei servizi sociali e sanitari’.

A firmare l’atto, che vuole promuovere azioni comuni per ottenere il pieno riconoscimento dei relativi titoli di studio e implementare percorsi professionalizzanti che assicurino una formazione degli studenti sempre piu’ rispondenti ai fabbisogni del mercato del lavoro, sono stati i presidenti delle reti regionali e i dirigenti scolastici degli oltre 5mila istituti professionali italiani di settore.

Si tratta di una iniziativa che “risponde ai nostri appelli sui bisogni della cronicità, sempre più stringenti nel futuro, sia per gli anziani che per le altre fasce di età. C’è richiesta di persone formate ad hoc”. E Milanese ha già un suggerimento da offrire a chi si occupa della Rete e della formazione. “Si deve soprattutto formare per l’assistenza e le attività svolte a domicilio– spiega- Puntare su questo senza per forza investire su posti di assistenza residenziale: dove la famiglia lo consente, infatti, è possibile e noi lo abbiamo dimostrato nel 1989 con le persone affette da Aids, le più difficili da trattare in quegli anni”.

A questo proposito, Milanese rimarca le differenze. “Noi all’epoca ci siamo formati ‘on the job’, facendo quel mestiere come specializzandi di Malattie infettive della cattedra dell’università di Tor Vergata. Invece è opportuno che si arrivi già da una logica di formazione, perché l’assistenza domiciliare prevede che insieme alle conoscenze ci siano soprattutto abilità e comportamenti, una propensione umana particolare per potere entrare nella casa di una persona che sta male e della sua famiglia che soffre, diventandone parte strutturale e integrante a differenza dell’assistenza che si offre in una clinica”.

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