Donne, centri antiviolenza: “Narrazione distorta femminicidi”

“Cosa significa essere donna nel 2019 in Italia, in una regione ricca e per molti aspetti ‘avanzata’?", è la domanda che si pone il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna
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ROMA – “Cosa significa essere donna nel 2019 in Italia, in una regione ricca e per molti aspetti ‘avanzata’ come l’Emilia-Romagna?- è la domanda che si pone il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sugli episodi di violenza contro le donne e le iniziative oscurantiste degli ultimi giorni. E riporta i casi di Benedita Dan uccisa a Modena da un cliente, di una donna di Sasso Marconi accoltellata dall’ex marito e della 25enne che a Bologna è stata trascinata in un casolare abbandonato, ha rischiato una violenza sessuale ed è stata salvata da un amico che ha chiamato il 113. Ma anche l’episodio che ha visto le libraie della Libreria delle donne oggetto di una provocazione da parte delle militanti di Forza Nuova per le iniziative volte ad analizzare e decostruire l’identità di genere nei libri per l’infanzia.

“Ancora una volta nei media si fa una narrazione distorta del femminicidio– dice il Coordinamento- Nel caso di Benedita, la donna uccisa a Modena, si leggono articoli in cui sembra venga considerato ‘normale’ uccidere una prostituta, e ci si chiede se l’assassino fosse sotto l’effetto di stupefacenti, oppure si punta il dito su un ipotetico problema di sicurezza del territorio. Benedita è stata uccisa da un uomo, che coscientemente ha pensato normale ucciderla dal momento che lei non voleva accontentare le sue richieste, quali che fossero. Non è stata la prostituzione a uccidere Benedita, ma, ancora una volta, la convinzione così culturalmente radicata in tanti uomini che la sua vita non valesse nulla”.

Molti dei centri del Coordinamento fanno parte del progetto “Oltre la strada”, per aiutare ragazze e donne vittime di tratta ad uscire dallo sfruttamento, “tutte donne come Benedita, che, come lei, rischiano ogni giorno di essere uccise dai propri clienti o sfruttatori”.

Un’altra notizia degli ultimi giorni è quella del tentato suicidio da parte di una donna di origine pakistana dopo che il marito aveva deciso di sposare un’altra donna e farne la sua seconda moglie. “La violenza sulle donne, non lo si ricorda mai abbastanza, è trasversale a provenienza culturale, età e classe sociale: lo dimostrano i tanti episodi di questi ultimi giorni, che hanno al centro proprio le donne e lo statuto che viene loro assegnato e che rifuggono ogni forma di strumentalizzazione- scrive il Coordinamento- Sono italiane le donne che hanno voluto punire la Libreria delle donne rivendicando per loro e tutte le altre un ruolo ancillare e tradizionale. Così come italiani sono gli organizzatori del convegno pro-famiglia che si terrà domani 11 aprile, una sorta di ‘coda’ del congresso della famiglia veronese, apertamente contro il progetto di legge regionale sull’omotransfobia”.

Per questo, il Coordinamento “denuncia con forza l’oscurantismo di tali iniziative, gli episodi di violenza degli ultimi giorni e ogni tentativo di rinverdire una concezione stereotipata e discriminatoria delle donne”. E ricorda che le manifestazioni e contro-manifestazioni del 25 novembre, dell’8 marzo e del 30 marzo a Verona hanno fatto emergere un dato di fatto: le donne non ci stanno e oggi in Italia il movimento femminista per i diritti delle donne e delle persone Lgbt è vivo e vegeto, variegato e trasversale. Il contrasto alla violenza sulle donne, così come la decostruzione di stereotipi e pregiudizi duri a morire- conclude- parte da un lavoro culturale e politico a cui possono e devono contribuire tutte e tutti, pena una regressione nel campo dei diritti e l’aggravamento della violenza contro le donne.

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10 Aprile 2019
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