Egitto, i cristiani al Cairo: “Forti della vicinanza dei musulmani”

Sarà una Settimana santa vissuta in un clima di preoccupazione e tensione per i cristiani in Egitto
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ROMA – “Viviamo la Settimana santa sostenuti dalle dimostrazioni di vicinanza della gente comune, musulmani che la convivenza ce l’hanno nel cuore“: a parlare con la DIRE sono rappresentanti della comunità cattolica al Cairo, raggiunti presso piazza Tahrir, il luogo simbolo della rivoluzione e della stagione cominciata nel 2011. All’indomani degli attentati contro le chiese a Tanta e ad Alessandria, oltre 40 morti e un centinaio di feriti, i luoghi di rilievo strategico al Cairo e nel resto dell’Egitto sono presidiati da militari, poliziotti e camionette anti-sommossa. “Con l’entrata in vigore dello stato di emergenza”, sottolineano da piazza Tahrir, “è vietato ogni tipo di corteo o dimostrazione pubblica“. Le misure approvate dal presidente Abdel Fattah Al Sisi saranno applicate per almeno tre mesi. Con l’obiettivo di garantire la sicurezza, il governo potrà chiudere giornali, monitorare comunicazioni e arrestare chiunque sia sospettato di violare le restrizioni. Inevitabilmente, la comunità cattolica celebrerà le ricorrenze della Settimana santa in un clima di preoccupazione e tensione: “Le autorità consigliano di utilizzare metal detector per controllare chi entra nei luoghi di culto”, dicono dal Cairo, “ma a volte le disponibilità economiche sono un problema e bisogna accontentarsi di un guardiano“.

Ieri, all’ingresso della chiesa di San Marco ad Alessandria, tra le (almeno) 17 vittime c’erano anche alcuni poliziotti. Un segno, secondo le fonti della DIRE, dell’impegno del governo a contrastare il terrorismo. In un contesto, però, di tensioni destinate a crescere. In un discorso tenuto dopo una riunione del Consiglio nazionale di difesa, Al Sisi ha preannunciato una guerra “lunga e dolorosa“. Il riferimento è anzitutto al gruppo Stato islamico, che avrebbe rivendicato gli attentati. Alla DIRE spiegano però che i rivolgimenti degli ultimi anni, con il golpe di Al Sisi del 2013, la messa al bando e la repressione dei Fratelli musulmani, hanno spinto esponenti dell’islamico politico “su posizioni radicali”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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