lunedì 13 Aprile 2026

Un euro speso per la seggiovia diventa un guadagno di 5 nelle montagne ‘tempio’ dello sci

Uno studio degli esercenti degli impianti a fune analizza l'impatto (anche fiscale) delle spese degli sciatori. "Turismo risorsa vitale sostiene comunità montane".

Venezia – Quando si va a sciare in Lombardia, Veneto o Trentino-Alto Adige (le terre dei Giochi olimpici e paralimpici Milano-Cortina 2026), ma anche in Valle d’Aosta, un euro speso in un impianto di risalita ne produce cinque di spesa ‘turistica’ e otto come “giro d’affari locale stimolato”. Detto con altri numeri: in quei territori, a fronte di 1.111 milioni di euro di spesa turistica destinata agli impianti di risalita (per skipass e altri servizi elargiti dai gestori), la spesa turistica locale complessiva ha raggiunto 5.576 milioni di euro (Iva esclusa), attivando 8.941 milioni di giro d’affari e 75.236 occupati diretti e indiretti locali. E sono questi numeri a far dire che il turismo in alta quota rappresenta “una risorsa vitale come ecosistema economico complesso che sostiene le comunità montane“.

STUDIO ASSOCIAZIONE ESERCENTI DEGLI IMPIANTI A FUNE: GETTITO FISCALE E INVESTIMENTI

E’ il responso che arriva dallo studio commissionato da Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari aderente a Confindustria) a PwC Italia, “L’economia della Montagna. Impatti e sfide del sistema montagna in Italia”, focalizzato sull’impatto socio-economico del turismo montano legato agli impianti di risalita in Valle D’Aosta, Trento, Bolzano, Lombardia e Veneto. Per comprendere come il turismo montano sia capace di generare un impatto fiscale significativo a livello locale (il gettito è stato di 548 milioni di euro per Regioni, Province e Comuni dell’area montana dei territori analizzati), lo studio fa notare che per ogni giornata sci registrata sugli impianti di risalita, il gettito fiscale medio per sciatore è 15,5 euro. Sul fronte degli investimenti, sulla base dei dati di bilancio 2024 dei gestori presenti nelle aree geografiche analizzate, l’ammontare delle risorse per realizzare o rinnovare le infrastrutture esistenti (impianti, innevamento, mezzi, macchinari, attrezzature e fabbricati, e altro) cubava 291 milioni di euro (30% Bolzano, 27% Trento, 21% Lombardia, 13% Valle D’Aosta, 9% Veneto) che corrispondevano al 94% del totale nazionale degli investimenti infrastrutturali nel 2024. Anche qui, c’è l’effetto moltiplicatore: per ogni milione di valore della produzione generato dalle società di gestione dei territori analizzati, 0,25 milioni sono stati spesi in investimenti.

IL FOCUS AMBIENTALE: DA IMPIANTI “SOLO 6% DI TONNELLATE CO2 LEGATE AL TURISMO MONTANO”


Lo studio si focalizza anche sull’aspetto ambientale e dice che “gli impianti di risalita emettono solo il 6% di tonnellate di CO2 attribuibili al turismo montano. Le nuove tecnologie, come i sistemi Ecodrive per le seggiovie e i generatori ad alta efficienza per l’innevamento, consentono risparmi energetici fino al 20%”. E’ poi in crescita l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili. “Dati che riflettono l’impegno continuo delle regioni alpine nel rinnovamento e modernizzazione delle infrastrutture, anche in ottica di sostenibilità ambientale, con effetti diretti sulla competitività delle destinazioni e sulla qualità dell’offerta turistica”, rivendicano gli esercenti degli impianti di risalita. Allargando lo sguardo al sistema montagna in Italia, ci sono 2.500 Comuni montani con oltre sette milioni di abitanti; Il 51% dei Comuni montani poggia sull’economia del turismo con una media di 17 presenze turistiche per abitante, più del doppio rispetto alla media nazionale. Nel sistema montagna operano oltre 552.000 unità locali delle imprese, di cui 171.000 artigiane, che complessivamente danno lavoro a 1,8 milioni di addetti.

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