mercoledì 9 Settembre 2026

VIDEO | Paralimpiadi, a Casa Italia Paralimpica Inail si presenta agli studenti

L'evento a Cortina con D'Ascenzo e il paratleta Luchini

ROMA – A Cortina d’Ampezzo, tra le vette che stanno ospitando le imprese dei campioni paralimpici di Milano Cortina 2026, si è svolta una mattinata che è andata oltre le competizioni sportive. Casa Italia Paralimpica ha aperto le porte a quaranta studenti delle scuole medie locali per un incontro ravvicinato con l’Inail, che ha presentato le proprie attività e il Centro protesico d’eccellenza di Vigorso di Budrio. L’evento – organizzato dal contact center SuperAbile Inail – ha celebrato lo storico legame tra l’Inail e il Comitato italiano paralimpico (Cip), una sinergia nata negli anni ’50 e consolidatasi dal 2000 con l’obiettivo di offrire una tutela globale: prevenzione, assicurazione e reinserimento, anche attraverso lo sport, come ricordato da Simona Amadesi, responsabile dell’area Comunicazione istituzionale del Centro Protesi di Vigorso di Budrio. L’Istituto non si limita a fornire prestazioni sanitarie, ma sostiene anche atleti di alto livello come gli azzurri Riccardo Cardani, Luca Palla, Paolo Ioriatti e Stefan Kerschbaumer, oltre all’ospite della giornata Jacopo Luchini, affinché possano competere ai massimi livelli mondiali.

LUCHINI: “LO SPORT MI HA RESO LA PERSONA E L’ATLETA CHE SONO OGGI”

Il cuore dell’incontro è stato il confronto diretto tra gli studenti e Jacopo Luchini, campione di snowboard cross e veterano delle Fiamme Oro. Jacopo, che ieri è arrivato quarto nonostante un infortunio al piede rimediato durante le prove in pista, ha condiviso con i ragazzi la sua filosofia: “Lo sport è sempre stato nel mio destino, mi ha reso la persona e l’atleta che sono oggi“. Nato con una disabilità all’arto superiore, Luchini ha spiegato come l’adattamento sia una sfida quotidiana che richiede il supporto di un’intera squadra, dai medici della Federazione ai tecnici dell’Inail. L’entusiasmo dei ragazzi si è manifestato durante la sessione di domande, un momento di autentica divulgazione che ha rimosso ogni filtro. “Qual è stata la gara più difficile che hai fatto?”, “L’arto l’hai perso in un incidente o sei nato così?”, “Come protesi usi una mano o un gancio?”, sono alcune delle curiosità emerse durante l’incontro.

LUCHINI: “GARE DIFFICILI? LE PARALIMPIADI IN CINA DEL 2022”

Luchini, divertito e disponibile, ha risposto a ogni domanda. Il campione paralimpico ha raccontato: “Ce ne sono state tante di gare difficili. Dovessi sceglierne una, direi sicuramente le Paralimpiadi in Cina del 2022: una gara tosta, perché la pista era molto tecnica e impegnativa, su un terreno che non avevamo mai provato. Ogni gara porta sempre qualche sorpresa, ma è anche questo il bello di gareggiare, no?”.
E ancora: “Io sono nato così e, per fortuna, non ho avuto incidenti. Molti miei compagni di squadra, invece, hanno avuto incidenti in macchina o in moto e hanno perso magari una mano, una gamba o un braccio. Io mi reputo fortunato, perché ho sempre dovuto convivere con questa situazione e mi sono adattato più velocemente. Chi subisce un incidente vive un trauma, e poi non è semplice gestirlo negli anni. Per questo dico sempre che sono fortunato a esserci nato“.

JACOPO E IL SUO RAPPORTO CON LE PROTESI

Jacopo ha poi parlato del suo rapporto con le protesi: “Principalmente, essendo nato con questa disabilità, la protesi mi è sempre risultata scomoda fin da piccolo: non la volevo, perché mi dava noia. Avevo delle protesi realizzate come una mano bionica, però le usavo poco. Poi, quando ho cominciato a gareggiare nello snowboard, mi sono dovuto adattare, perché per l’equilibrio e la partenza dal cancelletto mi serve qualcosa che mi dia una spinta più importante. Così ho cominciato a usare degli uncini, dei ganci, per potermi spingere fuori dal cancelletto. Uso altre protesi anche in palestra, per lavorare con i pesi. Insomma, ho diverse protesi, non solo una, anche se quella con la mano la utilizzo meno”.

L’INVASO DELLE PROTESI, UNA PARTE FONDAMENTALE

Il suo racconto si è affiancato a quello dell’ingegnere Andrea Cutti, che ha approfondito con gli studenti i segreti tecnici del Centro Protesi, paragonando le attrezzature dei campioni alle monoposto di Formula 1. “Ogni dispositivo è costruito su misura, in fibra di carbonio, per essere leggero, come uno zaino da montagna che non deve pesare troppo”. Cutti ha spiegato che la parte fondamentale di molte protesi è l’invaso, cioè il punto di contatto tra la protesi e il corpo: “Se sbagli l’invasatura, è come avere un paio di scarpe nuove scomode: non riesci a fare nulla”. Per questo i pazienti del Centro Protesico vengono seguiti anche dopo la consegna della protesi, per tutti gli interventi di messa a punto e manutenzione che possono rendersi necessari nel tempo.

D’ASCENZO: “SUPPORTARE LO SPORT PARALIMPICO È UN DOVERE”

In chiusura, il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, ha ribadito l’impegno dell’ente nel promuovere il dialogo tra atleti e studenti: “Per noi supportare lo sport paralimpico è un dovere che portiamo avanti con orgoglio da oltre 25 anni, perché crediamo fermamente che lo sport sia il modo migliore per riaffermarsi dopo una difficoltà“. Un impegno istituzionale che l’Inail rinnova ogni giorno, guardando anche alle nuove generazioni.

La giornata si è conclusa con un invito rivolto a tutti i presenti: essere testimoni di inclusione nelle proprie classi. Perché, come dimostrato sulla neve di Cortina, dietro ogni traguardo non c’è solo un cronometro, ma la vittoria di un sistema che non lascia indietro nessuno.

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