Digitale, Lisi (Anorc): “Leggi inutili se non si rispettano le scadenze”

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Secondo l'esperto serve la "reingegnerizzazione dei processi in chiave digitale. Intanto le pubbliche amministrazioni sono rimaste burocratiche come prima"
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ROMA – Dalla legge Bassanini bis al Cad, l’Italia si è sempre dotata di normative innovative per spingere la digitalizzazione, il problema è che “le scadenze non vengono mai rispettate dalle Pa, l’ultima è quella del 28 febbraio che è stata disattesa da quasi tutte le Pubbliche amministrazioni e che prevedeva che queste offrissero servizi totalmente digitali per imprese e cittadini”. Così il presidente di Anorc Professioni, Avv. Andrea Lisi, intervenendo durante il programma radiofonico “Tra poco in edicola” condotto da Stefano Mensurati su Rai Radio 1. Lisi ha spiegato che la transizione digitale non si realizza perché “da una parte non ci sono strutture adeguate e dall’altra gli strumenti vengono distribuiti ma poi non permettono di connettersi con servizi reali perché le Pa sono rimaste burocratiche come prima“.

Secondo l’esperto serve la “reingegnerizzazione dei processi in chiave digitale. Le Pa dovrebbero funzionare come l’home banking o Amazon, ai quali ci siamo abituati. Ma quando si approda online su un sito della Pa spesso nella migliore delle ipotesi possiamo ottenere un certificato che però poi dobbiamo stampare e inviare via telefax o portare allo sportello”. Il problema è legato, secondo l’avvocato, sia alla formazione dei dipendenti pubblici che all’educazione dei cittadini: “Il Cad prevede sia formazione per pubblici dirigenti e dipendenti che processi di alfabetizzazione informatica dei cittadini fatta su scala nazionale. Perché se i cittadini non sanno che hanno il diritto di avviare processi amministrativi online, di avere un domicilio digitale, una carta di identità elettronica e di poter attivare questi diritti davanti a tribunali, tutto si blocca. E ci si rassegna a una trasformazione digitale a parole e non nei fatti”. Infine il tema, suggerito da un ascoltatore, della tutela della privacy: “la digitalizzazione– sostiene Lisi- deve andare di pari passo con politiche di protezione dei dati adeguate. Serve la privacy by design, come la chiama il legislatore europeo. Si disegna la protezione dei dati nel momento in cui si innova un progetto”.

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