Violenza donne, D.i.Re: “Solidarietà alla figlia di Sara Parisi contro articolo Repubblica”

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"Vittimizzazione secondaria inaccettabile, sacrosanta la rettifica chiesta da Loredana D'Agostino, perché il fine non giustifica i mezzi"
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ROMA. – “Un campionario di vittimizzazione secondaria inaccettabile, che si apre con la tesi più stereotipata e patriarcale di tutte: ovvero è qualcosa che la donna uccisa ha fatto ad aver causato la violenza omicida, in questo caso aver cambiato il suo status su Facebook. In poche parole: la violenza è colpa sua, se non avesse cambiato lo status su Facebook non sarebbe successo niente”. Così Mariangela Zanni, consigliera D.i.Re-Donne in Rete contro la Violenza per il Veneto, definisce, in una nota inviata all’agenzia di stampa Dire, l’articolo ‘Otto marzo, Sara, che voleva essere libera’ di Gabriele Romagnoli, uscito sul quotidiano la Repubblica l’8 marzo su Rosaria Sara Parisi, vittima di femminicidio nel dicembre 2018.

Un “articolo che ha suscitato la giusta indignazione della figlia, Loredana D’Agostino, a cui va tutta la nostra solidarietà”, sottolinea Zanni. “Eppure nel Testo unico sui doveri del giornalista dell’Ordine dei giornalisti, all’articolo 5 bis, si legge chiaramente che nei casi di femminicidio, molestie e violenza il giornalista ‘Si attiene all’essenzialità della notizia e alla continenza. Presta attenzione a non alimentare la spettacolarizzazione della violenza’. Mentre il racconto di Romagnoli trasforma Sara Parisi in una sorta di personaggio da romanzo: inventato- aggiunge la consigliera D.i.Re- Sacrosanta la rettifica chiesta da Loredana D’Agostino, perché il fine non giustifica i mezzi: falsificare i fatti, ricreare un vissuto su cui non si ha alcuna informazione, anche se fatto con l’intenzione di richiamare l’attenzione sulla violenza maschile contro le donne in occasione dell’8 marzo, contraddice l’impegno che la Repubblica ha preso creando ‘Osservatorio femminicidi’ per raccontare la violenza contro le donne nella sua complessità”.

IL POST SU FACEBOOK DELLA FIGLIA LOREDANA

Questo il post-appello pubblicato ieri su Facebook dalla figlia della donna uccisa, Loredana D’Agostino: “Due giorni fa è comparso su ‘la Repubblica’ un articolo su Sara Parisi, mia madre. Nell’articolo a firma di Gabriele Romagnoli mia madre viene paragonata ad una ragazzina con il sorriso imbarazzato (cito), quasi ingenua, quasi egoista (‘pensa a se stessa’). Quasi alla ricerca di un consenso esterno al suo stato di donna libera e indipendente. La lente paternalistica e maschile (-ista) con cui viene ricostruita in chiave ‘letteraria’ (parole dell’autore) la figura di una donna forte e straordinaria che è stata vittima di femminicidio è a dir poco imbarazzante per una testata giornalistica nazionale, soprattutto usato in commemorazione della Giornata nazionale della donna”.

Scrive ancora la donna: “L’articolo si chiude inoltre con una ricostruzione (stavolta cinematografica a suo dire) non veritiera e volutamente equivoca sui fatti che si sono verificati immediatamente dopo la morte di mia madre. Ricostruzione che non coincide affatto con la registrazione dei fatti di quella mattina effettuata dalla telecamera di sicurezza. E qui il confine tra cattivo giornalismo e diffamazione è davvero lieve. In seguito ad una mia mail alla redazione sono stata contattata dall’autore dell’articolo che ha attribuito la mia personale misinterpretazione del tono dell’articolo alla mia ‘sensibilità’, tratto che immagino supponga che io abbia ereditato in linea femminile. Chiaramente siete liberi di leggere l’articolo e giudicare da soli. Se pensate che un giornale debba assumersi le responsabilità per quello che pubblica, verificare le proprie fonti, ascoltare testimoni, attenersi ai fatti e rettificare i propri errori allora aiutatemi a far sentire la mia voce. E quella di mia madre.
Anche questa è #violenzasulledonne- conclude Loredana- Condividete, diffondete e mandate una mail a repubblicawww@repubblica.it con oggetto ‘Richiesta rettifica articolo su Rosaria Parisi a firma di Gabriele Romagnoli’ Grazie di cuore”, conclude. L’appello ha già ricevuto quasi 70 condivisioni.

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