Coronavirus, i negozi cinesi chiusi? “Hanno anticipato le misure del governo Conte”

Tanti esercizi commerciali gestiti da cinesi hanno chiuso già da tempo in Italia: la Camera italo-cinese spiega perchè
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ROMA – “Quello dei cinesi è un popolo molto ligio, pragmatico, rispettoso e informato, che conosce il Coronavirus meglio di noi. Quindi, semplicemente, ha anticipato le misure annunciate in questi giorni dal nostro governo”. In questi giorni in molti si stanno chiedendo il perché in Italia tanti esercizi commerciali gestiti da cinesi hanno chiuso le saracinesche. Per scoprirlo l’agenzia Dire lo ha chiesto a Marco Bettin, segretario generale della Camera di Commercio italo-cinese e direttore operativo della Fondazione Italia-Cina.

 

“Due sono le motivazioni principali- spiega Bettin- la prima, se vogliamo antecedente allo scoppio dell’epidemia da Coronavirus nel nostro Paese, era legata all’emergenza sanitaria proveniente dalla Cina: il cinese aveva difficoltà a rapportarsi con l’italiano, che lo giudicava come ‘la madre’ di tutte le sciagure. Ricordiamo tutti i primi due casi di Coronavirus a Roma con la coppia di turisti cinesi, episodio che in parte aveva già scoraggiato i gestori di esercizi commerciali cinesi, i quali avevano già iniziato a chiudere i loro negozi preferendo rimanere a casa”.

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La situazione è cominciata però a ‘degenerare’ con il diffondersi del virus in Italia. Ecco allora la seconda motivazione: “Oggi la maggior parte dei cinesi ha chiuso i propri negozi semplicemente perché segue alla lettera le regole che dovevano essere prese un mese fa dal governo italiano, cioè stare a casa il più possibile e limitare i contatti”. Tra l’altro proprio oggi il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, starebbe pensando ad una eventuale chiusura temporanea dei negozi e delle attività (chiaramente non di prima necessità), a fronte di un intervento finanziario da parte del governo che permetta di far fronte agli stipendi dei dipendenti.

“Di fatto ancora una volta i cinesi avrebbero anticipato i tempi- commenta il segretario generale della Camera di Commercio italo-cinese- quello che si può dire al popolo italiano, quindi, è questo: guardate quello che stanno facendo i cinesi, prendete esempio da loro”. La popolazione cinese residente in Italia, fa sapere ancora Bettin, vive “costantemente leggendo le notizie che provengono dalla Cina, sono più preparati di noi su questa emergenza, hanno già studiato a fondo il problema. Le faccio un esempio: mia moglie, che è cinese, ha iniziato ad indossare la mascherina un mese e mezzo fa, costringendo anche me a farlo, che ormai la mette per uscire da due o tre settimane. Ma praticamente ero l’unico a Milano”.

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Da parte dei cinesi c’è poi “una sorta di rispetto del prossimo, anche perché- ribadisce- conosce meglio il virus e le sue conseguenze. Noi italiani lo stiamo affrontando adesso, mente loro ne discutono da due mesi“. E poi quello dei cinesi rispetto al nostro è “un popolo molto più ligio: se le indicazioni sono quelle di rimanere a casa, non avere contatti e mettere la mascherina, stiamo pur certi che loro lo fanno tutti”.

Insomma, i cinesi in Italia non hanno atteso i decreti del governo Conte. “Loro si informano e si fidano di quello che leggono- dice ancora il segretario generale della Camera di Commercio italo-cinese e direttore operativo della Fondazione Italia-Cina-. Oggi noi sentiamo parlare tante persone, ma l’unico dato di fatto è che in Cina i casi stanno drasticamente diminuendo, quindi le misure restrittive lì hanno funzionato”.

Tra queste, oltre all’utilizzo delle mascherine, anche le pulizie delle strade, ma non solo. Racconta Bettin: “In Cina, nel momento in cui entri in ufficio, deve lavarti e sterilizzarti le mani e persino le suole delle scarpe. Nel 2002 io ero in Cina, dove ho vissuto e lavorato per circa 20 anni, e sono un superstite della SARS. Ma questo per dire che i cinesi sono abituati a seguire le regole perché è la seconda volta che fronteggiano un’emergenza”. E proprio a seguito della SARS il popolo cinese, sempre per rispetto nei confronti degli altri, ha anche abbandonato alcune sue abitudini. Tornando alla chiusura dei negozi cinesi in Italia, i proprietari non temono così di avere perdite finanziarie?

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“Qualche soldo forse lo hanno perso- risponde Bettin all’agenzia Dire- ma è anche vero che chiudendo hanno ridotto i costi. I cinesi sono molto pragmatici e in questo momento, in ogni caso, non avrebbero avuto molto clienti. Poi molto spesso i loro esercizi commerciali sono a carattere familiare e non hanno neppure il problema del personale”. Molti cinesi stanno tornando nel loro Paese d’origine, infine, o meglio “molti cercano di tornare in questo momento- aggiunge Bettin- perché adesso la situazione in Cina paradossalmente è più sicura rispetto all’Italia, tranne che in alcune aree. Nel nostro Paese, al momento, i numeri di Coronavirus sono in crescita esponenziale, mentre in Cina si stanno riducendo in maniera drastica”, conclude.

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10 Marzo 2020
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