VIDEO | Maxi sequestro nel barese di mascherine vendute con un rincaro del 6000%

Sono trenta mila i prodotti sequestrati, trenta le socieà controllate in ventidue Comuni della provincia di Bari
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BARI – Vendevano mascherine a un costo superiore a quello di acquisto fino a + 6000% alcune delle farmacie perquisite dai finanzieri nell’ambito di una indagine su presunte manovre speculative, fraudolente e truffaldine nella commercializzazione delle mascherine protettive e dei presidi medico-chirurgici disinfettanti.

Sono 30mila i prodotti sequestrati, 30 le società controllate in 22 Comuni della provincia di Bari. Durante gli accertamenti sono stati sequestrati mascherine protettive, gel e salviette per le mani per un valore commerciale di circa 220mila euro.

Il tutto avveniva, spiega in una nota la Procura, “approfittando dell’attuale contesto emergenziale di natura sanitaria che sta interessando il nostro Paese a causa della sempre crescente diffusione di coronavirus”. I titolari delle imprese commerciali sottoposte a perquisizione, prevalentemente operanti nei settori della produzione di cosmetici e del commercio all’ingrosso e al dettaglio, anche attraverso piattaforme di e-commerce, di saponi, detersivi, profumi, erboristeria e ferramenta, sono di nazionalità italiana e cinese.

Le indagini hanno riguardato i Comuni di Acquaviva delle Fonti, Altamura, Andria, Bari, Bitonto, Capurso, Castellana Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Locorotondo, Minervino Murge, Modugno, Mola di Bari, Monopoli, Noci, Palo del Colle, Polignano a Mare, Putignano, Ruvo di Puglia e Toritto.

“Nello specifico – si legge nella nota – è emerso che gli esercenti, allo scopo di massimizzare il proprio guadagno, avevano acquistato maxi confezioni di mascherine per poi immetterle in consumo, dopo averle riconfezionate, in singole bustine trasparenti”.

In altri casi sono stati individuati venditori “che offrivano gel e salviette igienizzanti per le mani presentandoli con scritte e simboli ingannevoli sulle confezioni nonché con messaggi pubblicitari, come prodotti con azione disinfettante”. “Come chiarito nella nota del 20 febbraio 2019 del ministero della Salute avente per oggetto ‘Etichettatura prodotti disinfettanti’ – prosegue la Procura – tutti i prodotti che vantano in etichetta un’azione di disinfezione o che riportano l’indicazione del termine ‘sanitizzante/sanificante’ (classificati come biocidi), sono posti in commercio solo dopo aver ottenuto una specifica autorizzazione alla commercializzazione da parte del ministero della Salute o dell’Unione europea. Viceversa, i prodotti che riportano in etichetta diciture, segni, pittogrammi, marchi e immagini che di fatto riconducono a qualsiasi tipo di attività igienizzante e di rimozione di germi e batteri, senza l’indicazione della specifica autorizzazione di cui sopra, non sono da considerarsi come prodotti con proprietà disinfettanti/biocidi, bensì sono prodotti detergenti, e in quanto tali immessi in commercio come prodotti di libera vendita”.

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10 Marzo 2020
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