La mappa della scuola che cambia: in Italia già censite 234 realtà ‘diverse’

ROMA – In Italia sono state censite 234 scuole alternative a quella pubblica tradizionale, di cui la maggioranza sono montessoriane e steineriane. Seguono poi le scuole libertarie e quelle all’aperto, e una svariata realtà di scuole genitoriali o di casi di educazione parentale che utilizzano approcci pedagogici differenti. Lo strumento che ha permesso di iniziare a tratteggiare questa variegata offerta è ‘La Mappa della scuola che cambia’, afferente al progetto ‘Tutta un’altra scuola’ coordinato da Terra Nuova edizioni.

“Dà l’idea del fermento anche perché dati certi non esistono”, spiega alla Dire Claudia Benatti, giornalista del mensile Terra Nuova e coordinatrice del progetto ‘Tutta un’altra scuola’. ‘”Abbiamo messo in rete e raccontato quelle esperienze educative scolastiche all’avanguardia che mettono il bambino al centro dell’apprendimento, sia delle scuole statali che private. Sia all’interno della scuola statale che fuori si sta muovendo tantissimo e stanno nascendo innumerevoli progetti ed esperienze”.

Le scuole pubbliche di cui “parliamo si sono distinte per sperimentazioni particolari: c’è la ‘Rete Senza Zaino per una scuola comunità‘, che in Italia rappresenta una punta di diamante nella sperimentazione”. L’idea è nata a Lucca dal dirigente scolastico Marco Orsi e nel giro di poco tempo è esplosa: sono 162 gli istituti della Rete (elenco aggiornato al 1 marzo 2017): “Lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza, non a caso è stato inventato per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali. E’ così che un nutrito gruppo di scuole ha deciso di metterlo in disparte. Si è trattato di un gesto reale- si legge nel sito-perché gli studenti hanno ora una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule vengono arredate con mobilio e materiali didattici avanzati; ma è anche un gesto simbolico in quanto le pratiche e le metodologie vengono innovate in relazione a tre valori: responsabilità, comunità, ospitalità”.


Nella Mappa della scuola che cambia non ci sono tutte le scuole. “È un censimento nato tre anni fa- precisa Benatti- sulla base della compilazioni di un questionario che raccoglie dati e informazioni dai diretti interessati. Non è detto che tutte le realtà italiane lo abbiano compilato”. Non fa riferimento solo alle realtà private: “Sarebbe sbagliato se passasse l’idea che il nuovo e l’alternativo si possa cercare solo al di fuori dalla scuola statale. Non è così- sottolinea la giornalista- poiché verrebbe meno un diritto all’opportunità. Dentro la scuola pubblica c’è un mare che si sta muovendo e ci sono molte sperimentazioni che si fa fatica a conoscere perché non sono diffuse capillarmente su tutto il territorio”. Inoltre, “il Miur ha autorizzato una sperimentazione speciale  per tre realtà: la Scuola-Città Pestalozzi a Firenze, la Scuola sperimentale Rinascita-Livi di Milano, la Scuola sperimentale Don Milani a Genova. Poi esistono le iniziative come ‘I bimbisvegli’ di Giampiero Monaca, un maestro che insegna nella classe 4c della scuola pubblica primaria Rio Crosio di Asti. Con sede a Bologna è nata anche la Rete nazionale delle scuole pubbliche all’aperto”, che conta per il momento 14 istituti comprensivi aderenti. “Insomma- ripete Benatti- le realtà sono molteplici”.

Certamente le scuole montessoriane rappresentano una grande fetta della proposta educativa italiana. L’Opera nazionale Montessori fa sapere che in Italia ci sono “48 nidi Montessori; 250 sezioni di case di bambini montessoriane e 325 classi di scuola primaria. La maggiore incidenza è al Nord e la maggioranza delle esperienze sono relative alle scuole statali. È, inoltre, partita una sperimentazione sulle Medie”.

Per quanto riguarda le scuole steineriane, il riferimento è la Federazione nazionale delle Scuole Steiner-Waldorf in Italia e si trova soprattutto nel privato: “E’ un movimento formato da 22 soci gestori di 61 scuole, fra scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado, con un totale di circa 3.200 alunni e 450 insegnanti e dai due soci garanti- fa sapere la Federazione-: l’Associazione degli Insegnanti delle Scuole Rudolf Steiner in Italia e l’Associazione Sole Luna Stelle”.

L’esperienza che è difficile da censire abbraccia “l’universo infinito delle scuole parentali. Parliamo di famiglie, singoli o gruppi di famiglie che si mettono insieme e aprono scuole che utilizzano educatori con orientamenti pedagogici diversi. Anche gli homeschooler sono un mondo non facilmente censibile- precisa la coordinatrice di ‘Tutta un’altra scuola- ma su di loro si è creata la Rete nazionale gestita da Erika Di Martino per offrire un riferimento e un minimo di dati”.

In ultimo, non si può tralasciare il movimento innovazione ‘Avanguardie educative’, composto da 573 scuole statli aderenti (qui c’è il manifesto) che sta “censendo le scuole pubbliche che, con differenti criteri, stanno portando avanti sperimentazioni. Tutte questo- ricorda Benatti- indica un mondo in completa trasformazione il cui impulso viene dal basso. Sono gli insegnanti, le famiglie e i ragazzi che sentono la grandissima esigenza di cambiare prospettiva e spingono così le idee a muoversi”.

Tutta un’altra scuola sta lavorando alla preparazione della terza edizione del convegno nazionale omonimo per favorire scambi di esperienze, idee, workshop e seminari tra tutte queste differenti esperienze sia pubbliche che private. “Riteniamo che nella diversità ci sia una grande ricchezza. Una diversità che però ha un comune denominatore alla base: mettere il bambino al centro. Dagli scambi di idee ed esperienze è possibile arricchirsi a vicenda- conclude- anziché chiudersi ognuno nel proprio orticello”.

di Rachele Bombace, giornalista professionista

10 Marzo 2017
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