Più di 2.000 al Lingotto, Renzi in campo per premiership: “Rivendicare il futuro, paura è arma degli altri”FOTO

Il colore dominante è il verde e tutto è all'insegna del 'viaggio', dagli slogan alla colonna sonora
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TORINO – Matteo Renzi presenta la mozione congressuale e imprime una torsione a sinistra: colmare le disuguaglianze, fare dell’articolo 1 la priorita’, costruire un messaggio politico fondato sul futuro, non sulla paura. Tremila persone registrate, oltre duemila i presenti nell’ex stabilimento Fiat che dieci anni fa cullo’ il nascente Partito democratico e che oggi accompagna la ripartenza di Renzi, in tandem con il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. I due si mettono ‘in cammino’ direbbe Macron, unico politico a meritare una citazione: “Non possiamo regalarlo all’Alde”.

L’ex segretario non nasconde la delusione del referendum, anche se la parola non viene pronunciata nell’ora e piu’ di discorso davanti ai militanti dem. “Io ci sono, ci sono con le mie ferite“, si limita ad alludere l’ex premier, sferzando la sinistra “che sa solo combattere contro qualcuno. Noi- dice- non siamo cosi’. Noi non parliamo male degli altri, rispondiamo con il sorriso”. Non c’e’ spazio nel suo discorso per l’analisi della fase. Non accenna alla legge elettorale, non parla di alleanze, neppure di coalizione. Per Renzi vale la regola di sempre del partito a vocazione maggioritaria: il segretario e’ anche il candidato premier, e non solo perche’ lo dice lo statuto del Pd, o perche’ “lo vuole l’ambizione personale”. E’ la contesa delle contese a richiederlo, quella “battaglia politica sull’Europa” che deve essere il cuore della politica dem. “Dobbiamo avere la capacita’ di rivendicare il futuro da questa parte del campo. E non e’ facile farlo oggi, oggi che il futuro fa paura. Incute terrore. Oggi che il futuro non va piu’ di moda”, dice Renzi che duella a distanza coi Cinque Stelle e con tutti “quegli altri” che fanno “della paura l’arma dominante”.

Il lavoro deve essere il chiodo fisso del nuovo Pd. Contro le disuguaglianze, spiega, ci vuole “un supplemento d’anima”. Renzi cita l’articolo 1 della Costituzione, che ora risuona nel nome degli ‘scissionisti’ Democratici e Progressisti. “Deve essere caratterizzante”. E rivendica i 700mila posti di lavoro, il ruolo del jobs act. Dice ‘no’ al reddito di cittadinanza, bollato come “assistenzialismo”. Nel Pd che riflette sul nuovo significato della parola ‘compagno’, non c’e’ spazio per la nostalgia. “Noi siamo qui per rivendicare il domani, noi siamo eredi della migliore tradizione, non vogliamo essere reduci“, spiega il segretario uscente.

“Sono andato sempre dritto come un treno. Ho cercato nel conflitto la parvenza di un sentiero…”, canta Michele Bravi nel Diario degli errori, una delle canzoni della playlist al Lingotto. Sul partito, Renzi ammette di averlo commesso qualche errore. “E’ necessaria piu’ collegialita’”, dice chiamando la platea a ringraziare Maurizio Martina. L’applauso e’ lungo e convinto. Cosi’ come lo e’ quando Renzi cita Piero Fassino e Sergio Chiamparino, autore quest’ultimo di un richiamo al cambio di passo nel partito e del partito.

Se il Pd vira a sinistra, c’e’ spazio per nuove citazioni, oltre a quella cara a Veltroni di Olof Palme, per cui e’ da combattere la poverta’, non la ricchezza. Contro il “potente” richiamo populista di Donald Trump, Renzi evoca Franklin Delano Roosevelt, e il monito ad “avere paura solo della paura”. E infine George Orwell, che nel 1941 rivendica alla sinistra il patriottismo, che non ha niente a che fare con il conservatorismo, anzi è esattamente il contrario. Al Pd, allora, il compito di essere partito che si prende cura del Paese, che prova una naturale simpatia per gli italiani. Artefice, cioe’, di un “patriottismo dolce“, dice Renzi prendendo a prestito una formula di Carlo Azeglio Ciampi. Un’affinita’ con l’Italia che portera’ Renzi a costruire la mozione dal basso, anche con l’ausilio di una piattaforma digitale intestata a ‘Bob’ kennedy. Il caso Consip rimane fuori dal discorso di Renzi alla prima del Lingotto. Renzi vi accenna quando invita a stare attenti, perche’ gli attacchi al Pd possono “indebolire l’argine democratico” del Paese. E tra le righe c’e’ chi legge una qualche autocritica, quando l’ex premier dice che si’, “la classe dirigente l’abbiamo rinnovata davvero, non solo nei convegni. Ma abbiamo bisogno di evitare alcune improvvisazione al potere, che abbiamo noi ma non soltanto noi”. Di qui l’idea di una Frattocchie 2.0, una scuola di politica che duri 9 mesi. Domani al Lingotto parlano gli ospiti di governo. Tra gli altri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, lo stesso Martina e Dario Franceschini. Prenderanno la parola anche Emma Bonino, Debora Serracchiani, Beppe Vacca, Biagio De Giovanni. Dovrebbe intervenire anche Tommaso Nugnes, figlio dell’assessore napoletano morto suicida a seguito dello scandalo Global Service.

dal nostro inviato Alfonso Raimo, giornalista professionista


AL LINGOTTO TORNA IL SIMBOLO PD, ‘TORNARE A CASA PER RIPARTIRE’

“Tornare a casa per ripartire insieme”. L’edizione 2017 del Lingotto si apre all’insegna del verde, il colore scelto a fare da sfondo per il palco e la cartellonistica. Simbolo dell’evento il viaggio, che Matteo Renzi inizia presentando oggi la sua mozione. “In cammino” è lo slogan scelto per sintetizzare la scelta del segretario uscente. A differenza della Leopolda, a Torino torna il simbolo del Pd. Il trolley con il logo del partito campeggia infatti sui cartelloni e sui due schermi alle spalle del leggio.

In sala risuona la colonna sonora ad hoc, con brani come “Strada facendo” di Claudio Baglioni ma anche “Amara terra mia”, di Giovanna Marini, canzone contro la guerra magistralmente interpretata da Domenico Modugno. Intanto ai box per l’accreditamento decine e decine di militanti in fila. Sono gli iscritti ai tavoli tematici che da domani animeranno la kermesse torinese. La relazione di Renzi è previsa per le 18, a seguire gli interventi di cinque esperti di globalizzazione e diritti. Chiuderà la giornata di oggi il premier maltese Joseph Muscat.

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