Sud Corea, Bentivogli (Fim-Cisl): “Ma non salviamo le multinazionali”

ROMA - "Il rapporto tra la
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ROMA – “Il rapporto tra la Presidente Park Geun-hye e le grandi multinazionali sudcoreane, tra cui Samsung e Hyundai, era fondato su un meccanismo di ‘dare e avere’ reciproco”. Marco Bentivogli, Segretario generale di Fim-Cisl, all’agenzia Dire approfondisce alcuni punti sulla vicenda della destituzione del capo di Stato Sud Coreano. Alcuni quotidiani nazionali e internazionali, nel raccontare la vicenda, presentano i leader di queste aziende alla stregua di vittime del ‘sistema Park-Choi’: assieme al suo braccio destro, Choi Soon-sil, avrebbe percepito mazzette per un valore di 69 milioni di dollari.

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“Non posso entrare nel merito delle indagini della magistratura, però è possibile affermare che in queste ricostruzioni manca un pezzo fondamentale” spiega Bentivogli, che con la sua sigla sindacale ha sostenuto direttamente la Confederazione coreana dei lavoratori, le cui proteste di piazza – organizzate ogni fine settimana per quasi due mesi consecutivi a fine 2016, e che hanno portato nelle piazze della capitale fino a un milione e mezzo di persone – hanno avuto come conseguenza diretta il fatto che il 9 dicembre il Parlamento abbia deciso di esautorare il capo di Stato dei suoi poteri.

Le indagini dei magistrati, e le informazioni riportate dalla stampa sudcoreana, hanno rivelato un rapporto di collaborazione tra la Presidente e i leader delle grandi aziende: un sistema corruttivo orchestrato da Choi e Park, fondato su tangenti in cambio dell’approvazione di leggi a svantaggio dei lavoratori. “Park è stata responsabile di leggi liberticide dei diritti dei lavoratori”, dice Bentivogli. Non solo: alle pacifiche manifestazioni di piazza già inscenate tra il 2014 e il 2015 – prima di quelle decisive di fine 2016 – le autorità hanno fatto seguire diversi arresti, contro i quali anche Amnesty International è scesa in campo.

In particolare è pesata sulla credibilità del governo Park l’arresto, a cui è seguita una condanna al carcere di cinque anni – poi ridotta a tre – di Han Sang-gyun, segretario generale della Confederazione coreana del sindacato per alcuni atti di violenza avvenuti nel corso delle manifestazioni da lui promosse. “Han Sang-gyun non dovrebbe essere ritenuto penalmente responsabile per azioni violente intraprese da un ristretto numero di individui, semplicemente perché era tra gli organizzatori di manifestazioni largamente pacifiche”, è stato il commento di Roseann Rife, direttore di ricerca per l’Asia orientale di Amnesty.

Assieme a Sang sono stati incarcerati almeno 600 tra sindacalisti e attivisti, tra cui anche l’ex deputato Lee Seok-kee, “ingiustamente condannato al carcere per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica”, si legge ancora sul portale in lingua inglese di Amnesty.

Quell’azione di repressione nel 2015 ai danni dei manifestanti “è stata condotta dalla Presidente Park” accusa Bentivogli, che interpreta quindi la sentenza di oggi come una vittoria dei sindacati e dei diritti dei lavoratori. “Le multinazionali coinvolte, invece di nascondersi imparino la lezione- aggiunge- Non si persegue il profitto senza rispettare la dignità dei lavoratori e la libertà di organizzarsi in organizzazioni sindacali libere e indipendenti. Non esiste sviluppo senza sostenibilità, i cittadini voteranno sempre più ‘col portafoglio’ e prediligeranno sempre di più aziende rispettose di ambiente e persone”, la sua conclusione

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