Ecuador, don Turato: “Al voto del 2 aprile ‘revolucion’ a rischio”

Questi sono gli ultimi giorni della presidenza socialista di Rafael Corre: il 2 aprile si sfidano al ballottaggio Lenin Moreno, erede della 'revolucion', e il banchiere Guillermo Lasso
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ROMA – “Hanno costruito strade, scuole e ospedali, una meraviglia; ma ora la crisi morde e i ragazzi si vendono ai partiti per pochi dollari, un panino o un paio di scarpe”: don Saverio Turato, missionario, parla con la DIRE degli ultimi giorni della presidenza socialista di Rafael Correa. Anzitutto il voto del 2 aprile, il ballottaggio tra Lenin Moreno, erede designato della “revolucion ciudadana”, e il banchiere Guillermo Lasso, lo sfidante conservatore. “Caroselli di auto e comizi uno dietro l’altro” sorride don Saverio. Convinto che, almeno nella regione di Guayaquil dove vive, partiti di ogni schieramento non abbiano difficoltà ad arruolare simpatizzanti veri o presunti. “Con il calo dei prezzi del petrolio i fondi pubblici sono diminuiti e la disoccupazione ha rialzato la testa” sottolinea il missionario: “In pochi adesso rifiutano le offerte dei partiti, di destra o di sinistra“. Eppure, a giudicare dai proclami dei candidati, l’Alianza Pais di Moreno e il Movimiento Creo di Lasso sono lontani anni luce tra loro. Da una parte l’impegno per i più poveri, con la promessa di 191 mila nuove case popolari e 40 università gratuite. Da un’altra lo slogan “democrazia e libertà”, tenendo fermo come riferimento negativo il Venezuela “bolivariano”.

Ma chi vincerà il ballottaggio? Se valessero le statistiche sulla riduzione della povertà, non ci sarebbero dubbi. In sei anni, tra il 2009 e il 2015, sarebbero usciti da una condizione di miseria circa un milione e 900 mila ecuadoriani. I giochi delle alleanze, però, rischiano di produrre risultati inattesi. Cynthia Viteri, candidata “social-cristiana” giunta terza al primo turno, ha chiesto ai suoi elettori di puntare su Lasso. Don Saverio non commenta e sottolinea che per molti ecuadoriani la presidenza Correa è stata un successo. “Strade, scuole e ospedali sono venuti su a un ritmo impensabile al confronto con le lentezze della nostra Italia” dice il missionario. Convinto che il problema sia ora “la mancanza di personale qualificato e di manutenzione”, conseguenza di mali antichi e nuovi, a cominciare dalla minor disponibilità di risorse e dalla corruzione. Proprio i fattori, suggerisce il missionario, che il 19 febbraio avrebbero impedito a Moreno di raggiungere quel 40 per cento necessario per evitare un ballottaggio a rischio.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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