Voucher, Camusso: “Strumento malato, non basta aspirina”

[video mp4="https://media.dire.it/2017/03/camusso.mp4"][/video] ROMA - "Non c'è la scelta che credo sia essenziale per una prospettiva economica del nostro
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ROMA – “Non c’è la scelta che credo sia essenziale per una prospettiva economica del nostro Paese di ridurre la precarietà”. Così la leader della Cgil Susanna Camusso torna a bocciare la proposta della Commissione Lavoro della Camera di riforma dei voucher. A margine dell’assemblea dei delegati della Flc, Camusso osserva che “di fronte a una domanda esplicita di ridurre la precarietà con i nostri due referendum si continua a parlare di pubblica amministrazione si continua a parlare di imprese mentre bisogna dare un segnale di cambiamento”.

Rispetto alle proposte in campo per migliorare lo strumento dei voucher, Camusso taglia corto: “Il tema è troppo serio per continuare a ragionare con i se e con tutte le affermazioni sentite in questi mesi che si contraddicono. Questo strumento è malato, non serve l’aspirina”, ribadisce il segretario generale della Cgil, osservando che “si continua a parlare di Pa e di aziende con zero dipendenti che è al momento un mistero della fede, qualcuno ci spiegherà cosa vuol dire”.

Comunque, prosegue Camusso, così i voucher “restano una forma strutturata di precarietà nel mercato del lavoro, non ci siamo proprio capiti”. La sindacalista sottolinea che “siamo ancora lontani dalle ragioni dei referendum, ma se saranno fulminati sulla via di Damasco, aboliranno i voucher e faranno una legge sulla responsabilità degli appalti allora faremo gli applausi, ma ora non siamo lì”.

Camusso contesta poi il fatto che i voucher resterebbero a disposizione dei pagamenti dei disabili: “Questa è una logica di ghettizzazione: quando ho letto che i disabili potranno avere i voucher mi sono venuti i brividi”.

A chi le segnala le difficoltà di arrivare al quorum citando anche i precedenti referendum, Camusso replica: “La convinzione che le persone non partecipano non è scontata; la democrazia deve scommettere sulla partecipazione, poi può anche perdere”. I referendum della Cgil insomma sono “un esercizio utile per fare in modo che il tema lavoro resti centrale, cosa che- conclude- è più importante di misurare le virgole di un testo che non inverte la strada”.

 

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