Libia: gli islamisti conquistano i terminal petroliferi, Tripoli festeggia

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ROMA - Dopo che lo scorso 4 marzo
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ROMA – Dopo che lo scorso 4 marzo le Brigate per la difesa di Bengasi, formazione che raggruppa jihadisti quali Ansar al-Sharia e il Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi, hanno annunciato di aver preso il controllo dei due importanti terminal petroliferi di Ras Lanuf e Es Sider (strappandoli al generale Haftar), ieri il governo di unità nazionale di Tripoli che fa capo a Fayez Al Serraj ha annunciato di aver inviato la Guardia petrolifera (Pfg, Petrol Facilities Guard) per prendere in consegna i terminal dalle loro mani.

La mossa preoccupa perché su questi terminal – che si trovano nel bacino della Sirte, dove confluiscono alcuni tra i principali terminal petroliferi dell’intero paese – si gioca una partita delicatissima, che corrisponde a un bilanciamento di poteri dato che in Libia chi controlla il petrolio ha in mano il Paese.

Per l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, perdere definitivamente questi asset strategici sarebbe un grave smacco al proprio prestigio personale e alle chance di dominare la regione, infestata da milizie fuori controllo che rispondono solo al denaro (che, con ogni probabilità, dev’essere stato la contropartita offerta dal governo Serraj ai jihadisti).

Le forze armate fedeli al generale Haftar erano avanzate in direzione dei terminal petroliferi di Ras Lanuf ed Es Sider nel settembre 2016, sottraendone il controllo alla Guardia petrolifera (Pfg, Petrol Facilities Guard) guidata da Ibrahim Jadran, in passato leader dei separatisti della Cirenaica e oggi alleato del governo di Tripoli. Dopo mesi di lotte intestine e l’apparente sconfitta delle Brigate per la difesa di Bengasi, ecco che le forze jihadiste sono tornate protagoniste nella guerra civile di questo Stato fallito.

Scontrandosi con i soldati di Haftar, che avevano da poco completato la conquista di tutta l’area di Bengasi da cui i miliziani jihadisti erano stati costretti a ritirarsi, le Brigate hanno così dimostrato la vivacità e la – pur temporanea – alleanza strategica con Tripoli. Che, per parte sua, afferma di volere quei terminal per evitare che sia Khalifa Ghwell, ovvero il terzo incomodo che minaccia direttamente il potere di Serraj a Tripoli (dunque, è ancor più pericoloso di Haftar), a trarne beneficio.

Khalifa Ghwell ha da poco creato una propria milizia, denominata Guardia nazionale, in aperta concorrenza con il governo di Tripoli, che esso vorrebbe spodestare per subentrare a Serraj (Ghwell, infatti, è stato e tuttora si riconosce come premier del cosiddetto “governo di salvezza nazionale”).

Ora, il governo di Serraj afferma che prenderà in consegna i terminal petroliferi per «garantire il lavoro della Noc» ovvero la National Oil Corporation, la compagnia di Stato che sovrintende all’intera gestione del petrolio e del gas libico (e che, guardacaso, ha due diverse sedi a Tripoli e Bengasi). Sono state queste le parole affidate al nuovo capo della Guardia petrolifera, Idris Bukhamada: il comandante ha assicurato di avere ora i terminal sotto il proprio controllo e ha garantito a Tripoli (che lo ha nominato comandante lo scorso febbraio) la continuità del commercio internazionale di idrocarburi.

Tutta questa strategia sembra ricondurre all’ennesima sortita del governo di Tripoli per sottrarre potere ad Haftar e contemporaneamente a Ghwell. Ma il gioco di Serraj è molto pericoloso: se, infatti, Tripoli può segnare un punto in proprio favore, è pur vero che utilizzare milizie jihadiste non gli garantisce né la certezza del risultato né un effettivo controllo permanente. Il che lo espone al ricatto, considerato che lo stesso comandante della Guardia petrolifera Bukhamada è considerato personaggio ambiguo e un tempo molto vicino alle milizie di Bengasi. Non solo. Tutto questo potrebbe preludere a nuovi scontri armati, poiché difficilmente il generale Haftar lascerà cadere l’affronto senza reagire.

In ogni caso, il risiko di alleanze e stratagemmi nella intricata lotta per il potere in Libia conduce ogni giorno di più questo Stato fallito verso il baratro. Con buona pace dei benpensanti occidentali, tra cui l’Italia, che si accontentano di osservare il disastro purché il petrolio continui a scorrere a buon mercato.

da www.lookoutnews.it

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